La polemica sorta in questi giorni sulle linee guida liceali del Ministro dell’Istruzione nasconde un portato più profondo della falsa opposizione elettorale destra/sinistra. Se infatti il ministro Valditara, da un lato suggerisce di tralasciare pensatori notoriamente considerati di sinistra e progressisti come Marx e Spinoza, dall’altro propone di obliare anche autori conservatori come Fichte e Schelling, entrambi esponenti di un idealismo romantico evidentemente troppo volontarista.
Il senso profondo di questo ostracismo è dunque chiaro e rientra inevitabilmente nella dialettica ideologica del potere occidentale: l’unica forma mentis tollerata e dunque promossa è quella di un liberalismo classico, utilitarista, moralmente ed ipocritamente temperato da forme etico-religiose di tipo privatistico innocue nell’ambito della gestione di una sfera pubblica ridotta a mera amministrazione. L’obiettivo è quello di mantenere l’individuo nella sua prigione monistica, separato dal suo reale contesto sociale e naturale, avente come principio regolatore del vivere il solo “libero mercato”.
E’ evidente come qualsiasi tradizione filosofica che ponga l’accento sul rapporto immanente, panteistico, razionale e volontaristico dell’essere umano con il mondo e con i suoi consimili, che inneschi un ragionamento critico sulla relazione fra il noi ed il tutto, sia di per sé il germe “pericolosissimo” di una via italiana, od euro-mediterranea, ad un pensiero critico, ad una prassi rivoluzionaria e dunque al socialismo.
Si bandisce Marx, cioè l’idealista che smaschera l’idealismo attraverso le sue stesse armi dialettiche; si bandisce Spinoza, ossia la razionalità che intuisce, costruisce e partecipa armoniosamente del mondo. Così facendo, in pratica, si bandisce tutto il pensiero classico greco-romano che, da Eraclito agli Stoici, passando per Aristotele, individua il Logos razionale di cui l’essere umano non è illecito ed arrogante padrone escatologico, ma tono superiore della natura stessa, custode necessario e razionale artefice della sua misura.
La riduzione della filosofia occidentale a mero esercizio curativo di un mondo dominato dalla legge di mercato è il segno definitivo della nostra decadenza antropologica: il ministro “sovranista” che suggerisce di approfondire Smith o Locke (e Sant’Agostino per le anime più candide) non solo recide i giovani di domani dalle loro più profonde radici greco-romane, ma, cosa più grave, toglie loro gli strumenti culturali per capire la direzione che il futuro necessario del mondo ha preso “oltrecortina”. Non è un caso che il socialismo cinese negli ultimi 30 anni abbia così fortemente riscoperto le proprie tradizioni taoiste e confuciane, considerate oggi basi essenziali di un socialismo universale, organico, in grado di superare le contraddizioni del capitalismo in un armonico sviluppo delle potenzialità sociali ed ambientali. Tutto ciò che l’Occidente si ostina a voler dimenticare e fermare in una sorta di psicosi reazionaria degna del peggior documento di ispirazione distopica.

