Viviamo già nel socialismo (per i ricchi)

Trascritto e tradotto da Samuele Amaddio il 25 luglio 2025, dall’ominimo video su YouTube (estratto dal stream completo), del 12 luglio 2022.
Si è tentato di rendere questo intervento meno informale rispetto al video originale, ma abbiamo voluto mantenerlo almeno in parte nella sua forma discorsiva.

“Mi chiedo se siate pronti a sapere che viviamo già nel socialismo da molto tempo, e che pensate il contrario solo a causa di un’eresia agnostica della nuova sinistra che ha personalizzato il capitalismo come un vizio psicopatologico invece che come un modo di produzione”.

Ma cosa vuoi dire con questo, Haz?”

Intendo dire che ci sono letteralmente miliardi di modi per osservare il fenomeno, ma il modo di produzione socialista ha già più o meno prevalso su quello capitalista in tutto il mondo. Ve lo spiego, ma so che sarà difficile. Come spiegarlo a chi non ha mai letto Marx ed Engels? Marx ed Engels parlavano di socialismo e comunismo. Per loro, il modo di produzione capitalistico stava transitando verso il socialismo.

La lotta di classe era la manifestazione di questa transizione:

  • Trasformazione delle forze produttive
  • Lotta di classe come effetto sui rapporti di produzione Non c’è mai stata una lotta volontaria per creare il socialismo, del tipo: “Dai ragazzi, creiamo un nuovo sistema!” No: il nuovo sistema stava già nascendo dal vecchio. E la sua manifestazione a livello politico, sociale e discorsivo era la lotta proletaria. Parafrasando Engels negli anni ’90 dell’Ottocento, le cose stanno per diventare serie. Sta arrivando una grande guerra, e questa porterà alla vittoria del proletariato. Sarà il colpo di grazia per il capitalismo:

«Per la Prussia-Germania non è più possibile alcuna guerra se non una guerra mondiale, di una portata e violenza mai viste prima. Da otto a dieci milioni di soldati si massacreranno a vicenda, devastando l’Europa più di qualsiasi sciame di locuste. Le conseguenze: carestia, pestilenze, miseria diffusa, disgregazione sociale e bancarotta generale. I vecchi Stati crolleranno, le corone rotoleranno sul selciato, senza che nessuno voglia più raccoglierle… Solo un risultato è assolutamente certo: l’esaurimento generale e la creazione delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia.»1

Poi arriva la Prima Guerra Mondiale, e la Rivoluzione d’Ottobre. L’Europa viene trasformata radicalmente. La coscrizione di massa durante la guerra porta a un livello senza precedenti di socializzazione delle forze produttive. Lenin lo osserva nel suo libro “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”.

Pensate che lo scritto sia una condanna morale dell’imperialismo? In parte forse sì. Ma in realtà è un’analisi di una nuova fase del capitalismo, che Lenin vedeva come l’ultima fase.
Lenin pensava che l’imperialismo fosse più vicino al socialismo del capitalismo “normale”:

  • Pianificazione su larga scala
  • Socializzazione di massa
  • Coordinamento statale

Poi Lenin muore negli anni ’20. Nel 1929, crolla la Borsa e l’economia capitalista globale. È la Grande Depressione. Marx ed Engels lo avevano previsto. Come si riprese l’economia? Cosa significa “riprendersi”? “L’economia” è una categoria politica. Divenne interesse politico della classe dominante, tramite lo Stato, garantire la produzione e distribuzione di beni. Erano terrorizzati. Il loro potere stava crollando. Quindi usarono lo Stato per prevenire una rivoluzione. Iniziarono a pianificare l’economia, ad intervenire, a stabilizzare il sistema.

Pensate che quello fosse ancora capitalismo? Il capitalismo è morto. Quello che è venuto dopo è stato politico. Il capitalismo è anarchia della produzione: imprese che competono, capitali che si scontrano.
Questo è collassato nel 1929. Dopo il 1929, la sopravvivenza dell’economia è diventata una questione politica.

Cos’è il modo di produzione socialista? Nel capitalismo moderno, abbiamo un’economia simbolica: titoli di proprietà, denaro, ecc. Segni, simboli. Nel socialismo, questi diventano sociali. Diventano segnali per la produzione e distribuzione. Quando gli economisti austriaci o neoclassici parlano dei segnali di prezzo, in realtà stanno parlando di pianificazione centrale. L’informazione è una questione di pianificazione economica, non qualcosa che emerge spontaneamente dal mercato.

Sto cercando di raccontarvi una storia, ma è troppo complicata da spiegare tutta per intero. Non posso farvi una lezione di storia completa: le origini del crollo del ’29, il sistema di Bretton Woods dopo la Seconda Guerra Mondiale, le cause stesse della guerra, il funzionamento del sistema postbellico… tutte queste cose.
Però vi spiego così, in modo semplice:
Prima del capitalismo, il ciclo economico era C-M-C: partivi da una merce (C), la vendevi per ottenere del denaro (M), e poi usavi quel denaro per acquistare altre merci (C). Era una logica centrata sulle merci. Questo è un modello semplificato che Marx usa, anche se la realtà era più complessa. Con il capitalismo, la logica cambia in M-C-M’: parti dal denaro (M), lo investi in una merce (C), e alla fine ottieni più denaro (M’). Il fine non è più la merce, ma accumulare denaro.

E il socialismo? Non è che M-C-M’ viene abolito: viene sublimato e decentralizzato. Che significa? Significa che M-C-M’ non è più il fine della produzione, ma un momento della produzione.
L’obiettivo non è più accumulare denaro, ma valutare se un’impresa è efficiente, sostenibile, utile alla collettività. Il profitto diventa un criterio di pianificazione, non il fine stesso.
Pensateci: se il profitto fosse davvero il criterio principale, perché tante aziende che non fanno profitto vengono comunque salvate da banche, prestiti o fondi pubblici? Perché lo Stato interviene? Perché la produzione ha ormai uno scopo sociale e politico, non più solo economico. Anzi, prima sociale, poi politico.

Il problema è che l’Occidente ha un pregiudizio procedurale: si giudica un sistema solo in base al procedimento, non al risultato. Così si dice che la Cina non è socialista perché il mercato è ancora privato—ma il risultato è sociale. Ma appunto a loro, gli intellettuali in occidente, non importa il risultato, solo la procedura. È la stessa cosa anche in politica: siccome in Cina il procedimento non è democratico in senso liberale, si nega che lo sia, anche se l’esito ha effetti redistributivi.

Ora, torniamo alla questione M-C-M’. Nel socialismo, non esiste un equivalente perfetto perché l’oggetto della produzione sociale non può essere formalizzato come una semplice variabile economica.

Questo oggetto è… beh, magari non avrà senso per voi, ma è:

  • Estetico
  • Ideologico
  • Trascendentale

Vi faccio un esempio: il Marvel Cinematic Universe o la Disney. Pensateci: esistono solo per fare profitti? No. Hanno creato catene produttive gigantesche, supply chain enormi, solo per mantenere in vita questi universi simbolici. Oppure pensate all’iPhone. Quanti processi industriali, materie prime, trasporti, componenti… Ma cosa viene prima? La domanda estetica per l’iPhone o la realtà materiale? La gente desidera l’iPhone perché la realtà lo ha reso desiderabile, o è il desiderio per l’iPhone a trasformare la realtà? In verità, entrambe le cose sono vere. Il desiderio è materiale, ha effetti materiali. Ma se siamo materialisti, sappiamo che la realtà materiale è primaria.

Ora, chiedetevi: l’iPhone è solo una merce, nel senso marxista? No. È un simbolo, un oggetto sublime dell’ideologia. Non è come un sacco di patate: è qualitativamente diverso. Allargate la visuale oltre l’iPhone: pensate all’industria culturale. Cose come il Marvel Cinematic Universe non solo determinano cosa compriamo, ma modellano il nostro modo di vivere, di pensare, il nostro ruolo nel mondo.

Pensate al comunismo: non è forse la promessa ideologica di un futuro luminoso a guidare i comportamenti delle persone negli ex paesi comunisti? Non è forse questa ideologia ad avere effetti materiali sulla produzione?

Lo stesso vale oggi: nel nostro mondo, al posto della “futura utopia socialista”, abbiamo altri “sogni” che guidano l’economia. In Cina, ad esempio, Xi Jinping ha lanciato l’era del Sogno Cinese. Il nostro modo di produzione è diventato onirico: abbiamo bisogno di sogni per mantenere viva la produzione. Chi è Elon Musk? Che cos’è Tesla, SpaceX? Elon Musk è un venditore di sogni. Milioni e milioni di dollari si muovono in base a ciò che lui twitta. Promette il sogno di andare su Marte. Ma anche Disney, Apple ‒ sono tutti venditori di sogni. Nessuna azienda oggi si limita più a dire: “Facciamo solo gabinetti”.

Anche quelle vengono assorbite da colossi come Amazon, che ora vende anche i gabinetti. Ogni azienda oggi vende un sogno di “comunismo”, un sogno totalizzante che organizza tutte le catene produttive.
McDonald’s non vende più solo hamburger: è diventato il tuo salvatore. Ti vende un sogno, un’identità.
Black Lives Matter, Trans Lives Matter ‒ sono slogan sociali, certo, ma vengono assorbiti dalle aziende.
Tutte queste aziende non agiscono isolate, ma insieme, in modo coordinato. È lo stesso che succede in Cina: ogni azienda ha al suo interno un rappresentante del Partito Comunista, che assicura che segua la linea del partito. Anche in America è così ‒ solo che non c’è un Partito comunista. Ci sono oligarchie e apparati statali profondi che non vediamo, ma che funzionano allo stesso modo.

Non sto dicendo che il mercato o il profitto siano scomparsi. Sto dicendo che sono diventati epicicli all’interno di un modo di produzione più grande. Non sono più la base, sono subordinati. Sono stati assorbiti.

  1. Nel 1887 Friedrich Engels ebbe occasione di scrivere della guerra mondiale imminente nella prefazione a un opuscolo di Sigismund Borkheim, In memoria dei patrioti tedeschi del 1806-1807 (Zur Erinnerung für die deutschen Mordspatrioten 1806-1807 ). (Questo opuscolo è il n. XXIV della Biblioteca Socialdemocratica pubblicata a Gottinga-Zurigo nel 1888).[]