Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano

Da Marx21 (Parte I, Parte II e Parte III).

Questo, non intende essere un trattato di storia, per cui ci sono validi studiosi e storici estremamente preparati e competenti. Intende essere un lavoro di ricerca e documentazione storica, fondato su fonti, fatti e contributi di studiosi internazionali riconosciuti e verificabili. Un lavoro che possa essere utile ai giorni nostri per cercare di capire, ma solo attraverso conoscenza e documentazione storica, ciò che sta tragicamente accadendo in queste settimane in quelle regioni. Una agile ma approfondita documentazione da poter usare in confronti e discussioni, per chi cerca la verità e la giustizia, ma che senza una conoscenza della storia accaduta, non può nemmeno avvicinarsi.

Per affrontare e cercare di comprendere gli avvenimenti della guerra negli ultimi 8 anni nel Donbass e i drammatici eventi dell’ultimo mese in Ucraina, può essere utile ed è necessario verificare con la documentazione storica, da dove provengono certe forme di fanatismo e inumanità che dal 2014, dopo gli avvenimenti di “EuroMaidan” a Kiev, hanno trovato amplificazione e addirittura una legittimità istituzionale e morale nel cuore dell’Europa.

In ogni paese e istituzione dei paesi occidentali usciti dalla vittoria sul nazifascismo, da decenni è sempre stata tenuta una continua attenzione e monitoraggio dei fenomeni di rigurgito di forme, movimenti o ripresa del pensiero nazista, razzista o xenofobo, così come di forme di antisemitismo. Ma forse non casualmente, tutto questo è stato obliato per quanto riguarda i paesi dell’ex URSS, esclusa la Russia e la CSI, oltre alla Bielorussia, dove sono fuorilegge e illegali.

In questo contesto, soprattutto nei paesi baltici, in Polonia e in Ucraina, il problema della tutela dei diritti civili, politici, antifascisti e religiosi, delle minoranze nazionali e dei gruppi etnici, in primis linguistici ed educativi, si è costantemente aggravato, arrivando a forme di discriminazioni violente e giuridiche per raggiungerne lo scopo.

Tutto questo avrebbe dovuto essere definito come una minaccia diretta ai valori fondamentali della democrazia e dei diritti umani, una sfida alla sicurezza e alla stabilità internazionale e regionale in generale, visto che i paesi occidentali si ritengono depositari della civiltà e della democrazia.

Il compito più urgente nella direzione della lotta alla glorificazione del nazismo e di altre attività che contribuiscono alla celebrazione del razzismo e della discriminazione razziale, avrebbe dovuto essere l’uniformità degli sforzi di tutti i paesi per prevenire e stroncare la rivalutazione dei criminosi “valori” della superiorità di una nazione, religione, cultura su altri popoli e culture.

A questo proposito, dovrebbe far pensare con attenzione che, quando la Federazione Russa ha presentato all’Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite nel 2018, un progetto di risoluzione per la “Lotta alla glorificazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono all’escalation delle moderne forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza“, poi adottato alla 73a sessione dell’Assemblea ONU e a cui 129 Stati hanno poi votato a favore della risoluzione, solo Stati Uniti e Ucraina si sono opposti, mentre 54 paesi, comprendenti tutti i paesi membri dell’Unione Europea, si sono astenuti.

Nella risoluzione si condannava la glorificazione del movimento nazista e degli ex membri delle Waffen-SS, anche attraverso l’apertura di monumenti e memoriali, nonché manifestazioni pubbliche per glorificare il passato nazista, il pensiero nazista e il neonazismo. Si sottolineava in particolare che l’erezione di monumenti in onore delle SS, lo svolgimento di processioni e altri atti simili profanano la memoria delle decine di milioni di vittime del nazifascismo, incidono negativamente sulle giovani generazioni e sono assolutamente incompatibili con gli obblighi degli stati membri dell’ONU. Eppure non si può ignorare il fatto che in alcuni paesi, per coloro che hanno combattuto contro la coalizione anti-hitleriana o hanno collaborato con i nazisti, si è operato per elevarli al rango di eroi nazionali ed eroi di presunti movimenti di liberazione nazionale.

Ai sensi dell’articolo 4 dell’ONU, gli Stati parti della Convenzione, in particolare, sono tenuti a:

– condannare tutta la propaganda e tutte le organizzazioni basate su idee di superiorità razziale o che cercano di giustificare o incoraggiare l’odio razziale e la discriminazione in qualsiasi forma;

– Considerare un reato la diffusione di idee basate sulla superiorità razziale o sull’odio;

– dichiarare illegali e vietare le organizzazioni, nonché tutte le attività organizzate e di propaganda che incoraggiano e incitano alla discriminazione razziale, e rendono la partecipazione a tali organizzazioni o a tali attività un reato punibile dalla legge.

Questo articolo è una delle disposizioni chiave della Convenzione. La sua importanza risiede principalmente nel fatto che stabilisce un confine netto tra atti criminali e diritto alla libertà di riunione e associazione, alla libertà di opinione e di espressione. Ecco perché è impossibile accettare i riferimenti di alcuni stati, al fatto che le manifestazioni dei veterani delle Waffen-SS, l’erezione di monumenti ai nazisti e altre manifestazioni similari, sono verosimilmente solo la realizzazione di queste libertà, come avviene ormai da otto anni in Ucraina e nei Paesi Baltici in particolare.

Anche al Parlamento europeo era stata riconosciuta la realtà della minaccia della recrudescenza del nazismo, con la risoluzione adottata il 25 ottobre 2018 “Sulla crescita della violenza neofascista in Europa”, che contiene riferimenti a manifestazioni specifiche di violenze fasciste e crimini motivati da odio, razzismo e xenofobia in Europa, comprese le celebrazioni annuali a Riga e Kiev dei reduci delle Waffen-SS, e le pratiche violente dei nazionalisti ucraini.

La Federazione Russa da anni chiede che la minaccia della rinascita del nazismo sia riconosciuta negli stessi Stati membri dell’UE, anche a livello di potere legislativo ed esecutivo. 

La minaccia rappresentata dal neonazismo è stata più volte rilevata dal Relatore speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, sulle forme contemporanee di razzismo. T. Achiume, allora responsabile ONU nella relazione tematica della 38a sessione del Consiglio del giugno 2018 (A/HRC/38/53), aveva sottolineato che il neonazismo non si limita alla glorificazione del passato, ma è un movimento moderno, interessato in modo vitale alla disuguaglianza razziale. Inoltre, oggi il neonazismo è costantemente mescolato con altri concetti ideologici di superiorità razziale o odio razziale, il che gli fornisce un riconoscimento più ampio e un sostegno più affidabile. E’ documentato che molti leader politici e funzionari di governo ai massimi livelli in occidente sono complici di questo movimento.

E in Ucraina, dal 2014, tutto questo è tragica realtà.

Ma c’è un aspetto che se non fosse tragico, sarebbe grottesco, nella realtà storica tra i principali teorici dell’”ucrainismo più puro” non c’erano affatto “ucraini“. Per esempio Mykola Mikhnovsky e Viacheslav Lypynsky erano polacchi e Dmytro Dontsov era russo. E in generale, non c’è nulla di autentico e di autoctono nell’ideologia del nazionalismo ucraino, essa è fondata su un assortimento sommario di opere di nazionalisti e nazisti tedeschi e polacchi. E anche non proprio sistematizzato, ma per lo più solo come un insieme di copia-incolla ottusamente estrapolati. Ma questo non deve sorprendere, perché non esiste alcuna filosofia ucraina con radici storiche. Anche Ivan Franko si considerava un Rusyn (e ha sempre rivendicato questa sua origine), e Grigori Skovoroda era un rappresentante di spicco della scuola filosofica di San Pietroburgo, proprio come gli studiosi filosofici di Leopoli/Lvov erano ortodossi e russofili. Non ci sono stati altri filosofi e scuole filosofiche in questo territorio. Quindi è palese che, l’”ucrainismo” fu concepito da stranieri: polacchi, austriaci e russi. Allora ci si deve chiedere su quali basi si è costruito il cosiddetto nazismo “ucraino” così fanaticamente rivendicato? Non certo per una storia potente ed eroica. Prima, fu sotto l’Orda, poi sotto il Granducato di Lituania, poi sotto il Commonwealth polacco lituano e poi della Polonia, poi come parte della Repubblica di Inguscezia e dell’URSS, “l’Ucraina” non ha mai avuto una storia indipendente. E il territorio che ora fa parte dell’”Ucraina” ha fatto parte dell’Austria, dell’Ungheria, della Romania, del Khanato di Crimea, del Granducato di Lituania, della Polonia e di numerosi altri stati. La natura marginale dell’”Ucraina” consiste anche nel fatto che fu separata dal Commonwealth polacco-lituano grazie agli sforzi degli zar russi, così come la maggior parte del suo territorio, fu annesso dai russi, sia durante il periodo della Repubblica di Inguscezia e poi grazie all’URSS.

Anche il più grande personaggio storico nella storia di questi territori, l’Hetman e comandante militare Zinovy ​​Bohdan Khmelnytsky, che guidò la rivolta contro polacchi e lituani nel 1648, fondando l’etmanato cosacco indipendente, e che nel 1654 si associò allo zarismo russo, si firmava sempre come “colonnello russo“.

Nella seconda guerra mondiale, i nazisti ucraini erano dei gregari e subordinati rispetto al Terzo Reich, erano i loro lacchè e guardiani. I giornali dei nazionalisti ucraini glorificavano Adolf Hitler e li esortavano ad andare a lavorare in Germania. Oggi gli ukronazi mendicano l’esenzione dal visto per andare a lavorare in Germania, Polonia e negli altri paesi dell’UE.

Anche uno dei loro leader più famosi, Shukhevych, era solo un hauptmann (un giovane ufficiale, nemmeno un comandante di battaglione) mentre un tedesco di nome Mokha comandava i 201° battaglione punitivo ausiliario della Schutzmannschaft. 

Molto gloriosi e dignitosi questi guerrieri ucri, con una miserabile storia.

Quindi su cosa si basa la “grandezza” del loro fantasioso Ukronedoreich? Hanno perso tutte le guerre, tutti i loro leader sono finiti male (Mazepa ha preso i pidocchi in Moldova, gli altri sono stati generalmente fucilati come cani pazzi). I Fucilieri Sich della RPU furono praticamente distrutti nella loro primissima battaglia, questi banderisti non combatterono neanche per un giorno, furono catturati nelle foreste e tirati fuori dai nascondigli sotto terra.

Su cosa si fonda la loro “europeità”? Tutte le loro affermazioni sule affinità europeiste come proto-ucraini sono concetti vuoti, infondati e non storici.

Ricordiamo come è nata l’Ucraina. Ucraina deriva dall’antico slavo orientale u okraina, formato da u (“vicino, presso”) e okraina (“periferia”) la radice slava è kraj (“limite”, “bordo”). Pertanto ukraina significa “al margine”, o “sul confine”. Durante il Medioevo la regione fu il punto centrale della cultura degli slavi orientali, con la federazione tribale del “Kievan Rus’” nel 882, che costituì la prima forma statuale storica ucraina. A seguito della frammentazione in diversi principati e alla devastazione creata dall’invasione mongola della Russia, nel 1240 l’unità territoriale si smembrò e l’area fu contesa, divisa e governata da diverse potenze: la Confederazione polacco-lituana, l’Austria-Ungheria, l’Impero ottomano e il Regno russo.

Durante i secoli XVII e XVIII emerse e prosperò un etmanato cosacco, ma il suo territorio fu infine diviso tra la Polonia e l’Impero russo. Negli anni della rivoluzione bolscevica, si costituì un consistente movimento nazionalista ucraino nelle regioni occidentali del territorio e il 23 giugno 1917 venne fondato il primo stato con questo nome la Repubblica Popolare Ucraina, guidata da M. Hrushevsky, nato a Chelm, in Polonia. Questi “liberatori”, quando presero il potere sulla scia dei sommovimenti rivoluzionari, una loro delegazione si è recò a Brest il 13 febbraio 1918, per chiedere a Germania e Austria-Ungheria, con un memorandum, una richiesta di aiuto contro le truppe della Repubblica popolare ucraina dei Soviet. Dopo l’invasione delle truppe tedesche, questi “patrioti” si impegnarono a fornire agli occupanti degli Imperi centrali, 60 milioni di chicchi di grano, 400 milioni di uova e altri prodotti agricoli. Tuttavia, neanche questo salvò la RPU. Infatti dopo la firma dell’armistizio del 15 dicembre 1917 tra le potenze centrali e il governo bolscevico russo, la Rada di Kiev, sotto il controllo dei nazionalisti galiziani, proclamò l’indipendenza dell’Ucraina il 22 gennaio 1918, ma dal mese di febbraio le truppe bolsceviche prendono il controllo delle principali città del Paese, inclusa Kiev: il governo separatista fugge a Zytomyr. Circondata, la RPU deve a sua volta firmare un trattato separato con la Germania a Brest-Litovsk il febbraio 1918, ma rimane una lettera morta perché una settimana dopo, gli stati sovietici dell’Ucraina si uniscono il 17-19 marzo 1918 per formare la Repubblica Sovietica Ucraina, con Kharkov come capitale. Come è peculiare dei “patrioti dell’Ucraina“, lo sconfitto S. Petlyura, fuggì a Varsavia, e, a nome del Direttorio nazionalista, il 21 aprile 1920 stipulò un accordo con il governo polacco, dando alla Polonia Galizia, Volinia occidentale, Lemkovshchina , Nadsanya e Kholmshchyna. Fu durante questo periodo turbolento che altre figure entrarono nell’arena storica, che in seguito ebbero un ruolo tragico nella storia dell’Ucraina.

Ecco come storicamente sono comparsi repentinamente gli ucraini e l’Ucraina. Prima della rivoluzione russa del 1917, una formazione statale e un popolo definito ucraino non esistevano. Erano sempre state province ordinarie dell’Impero russo e la popolazione era divisa su base territoriale in Grandi Russi, Piccoli Russi e Bielorussi. 

Storicamente, fin dalla metà dell’800 è apparso un movimento nazionalista ucraino che voleva una Ucraina indipendente. Questo movimento, fino ai primi decenni del ‘900, era costituito da forze molto elitarie, con un seguito non di massa, si è poi trasformato nel tempo e con varie scissioni, sempre più verso un ultranazionalismo radicale e sciovinista, che poi finì per diventare, durante la Seconda Guerra Mondiale, il braccio spietato e sanguinario del Terzo Reich, che aveva nella Armata Rossa sovietica il suo nemico principale. I miliziani collaborazionisti ucraini, in primis quelli guidati dal criminale Stepan Bandera, si distinsero per la loro ferocia nei massacri della popolazione civile, degli ebrei, dei comunisti e nella repressione del movimento partigiano sovietico.

Negli anni ’20 cominciarono ad apparire molte organizzazioni che professavano un’ideologia nazionalista radicale: tra queste le maggiori erano:l’Organizzazione militare ucraina (UVO), il Gruppo giovanile nazionale ucraino, la Lega dei nazionalisti ucraini (con l’Unione dei fascisti ucraini inclusa in essa), l’Unione della gioventù nazionalista ucraina.

Nel 1929, queste organizzazioni formarono l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e fecero il loro Primo Congresso a Vienna dal 27 gennaio al 3 febbraio 1929. Il primo capo dell’OUN nel 1929 fu Yevgeny Konovalets, già capo dell’UVO. Il guardiamarina dell’esercito austriaco E. Konovalets fu uno dei più attivi fautori della “costruzione dell’identità ucraina“. Nato nella regione di Lvov, dopo essere stato rilasciato dalla prigionia russa, andò a Kiev per sostenere la RPU, diventando noto per le esecuzioni di massa dei lavoratori dell’arsenale in sciopero, di soldati russi e sovietici, e di civili a Kiev. Fu poi catturato dai polacchi e trasferito in Cecoslovacchia, riuscendo poi a fuggire e partecipare alla fondazione dell’OUN.

Il collaborazionismo ucraino con il nazismo, ha una radice profonda nelle regioni occidentali della Galizia e della Volinya, questo è un dato oggettivo che occorre mai dimenticare, un filo storico che ci porta fino all’oggi. E’ un dato incontestabile, che una grossa parte della popolazione di queste regioni (milioni di persone…) ha sempre avuto uno stretto legame e una approvazione tangibile verso una cooperazione politico-militare con la Germania nazista e i suoi alleati durante la seconda guerra mondiale, continuata poi nel mantenimento della ricerca di una prosecuzione del pensiero e dei fini del pensiero nazista, fino ad oggi. Secondo molti storici e studiosi, le logiche delle motivazioni del collaborazionismo ucraino erano diverse e ambigue, avevano diverse radici: ordinarie, psicologiche e filosofiche. Tra gli ucraini che collaborarono con i nazisti, c’era un numero significativo di individui antisovietici che servirono scrupolosamente e devotamente la Germania nazista. Per molti, questo atteggiamento era derivato dall’eredità dell’Impero austro-ungarico, che poi con l’arrivo dei tedeschi fu percepito, come il ripristino del vecchio “buon vecchio ordine”. 

“L’origine del separatismo ucraino”: come uno storico russo 56 anni fa, delineò ciò che sta accadendo in Ucraina

Lo storico e scrittore Nikolay Ulyanov, laureatosi a Leningrado nel 1926, nel febbraio 1935 diresse uno dei principali dipartimenti dell’Istituto storico e linguistico di Leningrado. Fu poi accusato di deviazionismo e trotskismo, condannato a 5 anni e poi rilasciato allo scoppio della guerra. Fu catturato dai tedeschi e inviato nel campo di Karlsfeld. Alla fine della guerra scelse di non tornare in URSS e visse a Casablanca, dopodiché si trasferì in Canada e poi a New York. Pubblicò numerosi testi e tenne numerose conferenze all’Università di Montreal, divenne poi docente di storia e letteratura russa all’Università di Yale negli Stati Uniti, dove morì nel marzo 1985. Una delle sue opere maggiori è considerata “L’origine del separatismo ucraino”, che era nei libri di testo dell’Università americana.

Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1966 a New York, fu ristampato in Russia nel 1996 e nel 2007. 
In questo libro Ulyanov parte da una considerazione storica: “La particolarità del separatismo ucraino è che non si adatta a nessuno delle dottrine esistenti sui movimenti nazionali radicali e non può essere spiegata da nessuna lettura “ferrea”. Non ha nemmeno l’oppressione nazionale come prima e più necessaria giustificazione per la sua comparsa…Per tutti i 300 anni in cui è stata parte dello Stato russo, la Piccola Russia Malorussya/ Ucraina, non è mai stata né una colonia né un “popolo ridotto in schiavitù”, scrive.

Ulyanov è stato il primo che, trent’anni prima della creazione del cosiddetto stato indipendente dell’Ucraina, ha definito in modo incredibilmente accurato l’essenza profonda di esso: “Lo schema per lo sviluppo di qualsiasi separatismo è il seguente: in primo luogo, il ‘sentimento nazionale’, presumibilmente si risveglia, poi cresce e si rafforza, fino a portare all’idea di separazione dallo stato precedente e alla creazione di uno nuovo. In Ucraina, questo ciclo ha avuto luogo nella direzione opposta. Lì, all’inizio, è stato rivelato il desiderio di separazione, e solo allora la base ideologica ha iniziato a essere creata come giustificazione per tale desiderio”.

Con una precisione sorprendente, quasi chirurgica, Ulyanov individua la caratteristica principale del separatismo ucraino: “Nel titolo di quest’opera non è un caso che la parola “separatismo” sia usata al posto di “nazionalismo”.  Infatti secondo lo storico, era la base nazionale che mancava in ogni aspetto per una indipendenza ucraina. “…È sempre sembrato un movimento non popolare, non nazionale, a causa del quale soffriva di un complesso di inferiorità e tuttora non riesce a uscire dalla fase dell’autoaffermazione. Se per georgiani, armeni e uzbeki questo problema non esiste, a causa della loro spiccata immagine nazionale, per gli indipendentisti ucraini la loro preoccupazione principale sembra solo quella di provare la differenza tra un ucraino e un russo”. La stessa separazione artificiale della lingua ucraina dal russo, rivendicata come atto di purismo, è nella sostanza non è altro che residui delle varie ondate di “polonizzazioni” e quindi un appiattimento contro qualsiasi straniero che non afferri la differenza tra russo e ucraino.

È sorprendente come Ulyanov 56 anni fa descrisse tutto ciò di cui oggi ascoltiamo: “Una delle loro tesi/ipotesi, vede negli ucraini il residuo della popolazione dell’Atlantide annegata, gli “ucri”. Su queste basi, il pensiero separatista lavora tenacemente per la creazione di teorie antropologiche, etnografiche e linguistiche che dovrebbero privare russi e ucraini di qualsiasi grado di parentela tra di loro“.

Un’altra di queste teorie empiriche è anche quella che, scrive Ulyanov: “…produssero poi teorie successive, secondo cui l’origine slava sarebbe stata destinata solo agli ucraini, mentre i russi sarebbero stati destinati alle origini dei mongoli, dei turchi e agli asiatici…”.

È interessante notare che oggi nel 21° secolo, tutto questo potrebbe far ridere, ma nella realtà odierna dell’Ucraina è causa di ferocia, brutalità ed efferatezze senza limiti, ma coloro che hanno intrapreso l’esaltazione del progetto anti-russo e russofobo in modo criminale, non solo non hanno abbandonato questa ridicola sciocchezza antiscientifica, ma hanno anche creato istituzioni e ministeri per stabilire una pseudo – base scientifica, subordinata a queste “invenzioni” storiche di mezzo secolo.

In tutto questo radicalismo etnico antropologico, sembra assurdo, stante la contrapposizione abissale e storica tra polacchi e ucraini, ma, secondo Ulyanov, proprio la Polonia ha avuto un ruolo implicito nella formazione del cosiddetto movimento nazionale ucraino, dimostrabile in questo senso: “I polacchi, possono essere oggettivamente considerati i padri della dottrina ucraina. L’uso stesso delle parole “Ucraina”e”ucraini” per la prima volta in letteratura fu fondato da loro. Si trova infatti la prima volta vergato, negli scritti del conte Jan Potocki”.

Ulyanov spiegò anche brillantemente l’interesse dei polacchi per questo situazione già cinquantasei anni fa: “L’interesse polacco per il separatismo ucraino è meglio descritto dallo storico Valerian Kalinka, che comprese l’inutilità di sognare il ritorno della Russia meridionale al dominio polacco: “Questa regione è persa per la Polonia, ma dobbiamo assicurarci che sia persa anche per la Russia”, scrisse”.

La regione principale delle attività dell’OUN e il loro radicamento maggiore, era principalmente nella Galizia orientale, qui la sua struttura politico militare era denominata “Esecutivo regionale dell’OUN nelle terre dell’Ucraina occidentale“.

Nel 1933 Stepan Bandera divenne capo dell’esecutivo regionale e sotto la sua guida, l’OUN intensificò gli atti terroristici, spesso eclatanti, contro le autorità polacche.

Nel fascicolo della Canadian Commission on War Criminals, in una dichiarazione del giudice Jules Dechesnay, del 30 dicembre 1986, come argomento per l’ingresso di un numero significativo di volontari galiziani nei ranghi delle SS, si notava: “Si offrivano volontari per unirsi alla divisione non perché amassero i tedeschi, ma perché odiavano i russi e la tirannia comunista”.

Nel 1933 fu anche ucciso il console sovietico Andre Mailov. Bandera fu condannato dalle autorità polacche all’ergastolo, per omicidi e terrorismo, e non è mai stato riabilitato.

Il culmine dell’attività terroristica dell’OUN in quegli anni, fu l’assassinio nel ’34 del ministro dell’Interno polacco B. Peracki. Questo omicidio fu un atto di vendetta per la “pacificazione” nella Galizia orientale nel 1930 e le campagne di “polonizzazione” nella regione. Poi toccò al direttore del ginnasio accademico ucraino Ivan Babiy, organizzò poi l’attentato alla redazione del quotidiano Pratsya. Nell’estate del 1934 Bandera fu arrestato dalle autorità polacche.

Il 13 gennaio 1936 Bandera, insieme ai suoi complici, fu condannato a morte per l’omicidio di Peratsky, ma la sentenza fu poi commutata in ergastolo.

Nel 1936-1939 scontò la pena nelle carceri polacche e, dopo che i nazisti occuparono la Polonia nel 1939, Bandera fu rilasciato.

Subito dopo l’occupazione di Leopoli, Bandera, insieme alle truppe naziste, organizzò pogrom di massa in città, furono particolarmente colpiti ebrei, polacchi e comunisti, che erano i principali nemici dei nazionalisti. Durante l’occupazione tedesca, Bandera e i suoi sostenitori lanciarono campagne dispiegate per lo sterminio dei loro nemici, anche senza accuse precise o altre motivazioni. Durante la guerra furono commessi continui massacri e feroci crimini di guerra, come il “massacro di Volyn“, durante il quale i banderisti spazzarono via centinaia di villaggi polacchi, uccidendo migliaia di civili. La “pulizia” dei villaggi avveniva secondo il metodo delle SS: gli abitanti venivano bruciati insieme alle case.

Fin dall’inizio, l’OUN era nell’orbita dei servizi segreti tedeschi e anche prima che Hitler salisse al potere, aveva stabilito stretti legami con l’Abwehr ( i Servizi segreti nazisti) e riceveva cospicui finanziamenti da esso. Diverse centinaia di militanti dell’OUN furono addestrati dall’intelligence tedesca e alcuni storici stimarono l’importo dell’assistenza finanziaria in 5 milioni di marchi. La cooperazione dei servizi segreti tedeschi con l’OUN continuò fino alla fine seconda guerra mondiale.

Una delle caratteristiche più importanti del fascismo ucraino era l’esaltazione delle componenti etniche, religiose, storiche e folcloristiche locali. Ucraini ultranazionalisti ed eversivi come Bandera sognavano negli anni ’30 di diventare leader di stati fascisti come l’Italia con Benito Mussolini e la Germania con Adolf HitlerDuce e Führer era localmente il vozhd’ o providnyk, fu inventato il saluto fascista ucraino “Gloria all’Ucraina!” a cui si rispondeva con “Gloria agli Eroi!”; intendevano elevare la “razza ucraina” e asserivano che l’Ucraina aveva bisogno di uno stato fascista senza minoranze nazionali, in particolare senza ebrei, polacchi e russi. Volevano far parte della nuova Europa fascista come la Croazia di Ante Pavelić o la Slovacchia di Josef Tiso. Bandera avrebbe dovuto diventare il leader di uno stato fascista ucraino.

Il governo sovietico seguiva con attenzione la crescente attività dell’OUN e molti studiosi ritengono che l’eliminazione del leader dell’organizzazione Yevgeny Konovalets a Rotterdam nel 1938, fu opera dei servizi segreti sovietici. La morte di Konovalets portò a una crisi nell’OUN ed emersero divisioni cruciali tra i membri più radicali nell’Ucraina occidentale, e membri più moderati che vivevano all’estero.

Nel marzo 1939, in Transcarpazia, fu proclamata l’Ucraina indipendente dei Carpazi, il suo apparato militare era il Carpathian Sich, che era sotto il controllo dell’OUN. Il 14 marzo l’Ungheria, con l’appoggio della Polonia, lanciò un intervento militare in Transcarpazia, dopo diversi giorni di combattimenti, la Transcarpazia fu occupata. Nella metà di aprile 1939, Berlino riconfermò la politica del Reich nei confronti degli ucraini e il sostegno al loro desiderio di indipendenza. Su richiesta dei diplomatici tedeschi, gli ungheresi liberarono dalle prigioni diverse centinaia di nazionalisti ucraini, i quali, insieme a coloro che vivevano in Europa, formarono la Legione ucraina sotto la guida del colonnello R.Sushko. All’inizio di luglio 1939 presero parte alla campagna di Polonia, la Legione aveva lo scopo di innescare una rivolta anti-polacca nell’Ucraina occidentale, che era parte della Seconda Repubblica polacca, prima dell’invasione tedesca della Polonia, progetto che poi si bloccò.

Nei soli anni tra il 1939 e il 1941, secondo i dati dei servizi di sicurezza sovietici, furono arrestati, catturati o uccisi nell’Ucraina occidentale, oltre 16.500 membri di organizzazioni nazionaliste fasciste. L’OUN, riuscì comunque a mantenere forze sufficienti per attuare su larga scala il suo piano per una rivolta antisovietica dopo l’invasione tedesca dell’URSS del 22 giugno 1941. Infatti seguendo il fronte, che si muoveva rapidamente verso est, furono inviati i cosiddetti “gruppi in marcia formati dai banderisti, il cui percorso fu concordato preventivamente con l’Abwehr. Questi gruppi anticipavano o affiancavano l’arrivo delle forze armate naziste, svolgevano le funzioni di un apparato ausiliario di occupazione, si impadronivano di villaggi e città e formavano al loro interno governi locali ucraini. Battaglioni di punitori e sabotatori addestrati dal Reich percorsero come un’ondata di sangue l’Ucraina, partecipando operosamente alle esecuzioni di ebrei, russi e comunisti, custodirono i campi di concentramento nazisti. Un dato è certo: con l’arrivo delle truppe tedesche, la popolazione locale aiutò attivamente a combattere l’Armata Rossa.

Il 30 giugno 1941, a Leopoli fu proclamato il Potere Collettivo Indipendente Ucraino (USSD), che “collaborerà strettamente con la Grande Germania nazionalsocialista, la quale, sotto la guida del suo leader Adolf Hitler, crea un nuovo ordine in Europa e nel mondo in modo tale da aiutare il ​​popolo ucraino a liberarsi “dall’occupazione di Mosca”, come dichiarò Y. Stetsko, uno dei capi dell’OUN e di questo “potere”.

L’ideologia di questa Ucraina “indipendente”, costruita sulle baionette degli occupanti tedeschi fu definita nel modo più chiaro dal leader dell’OUN S. Bandera: “È troppo tardi per parlare delle masse ucraine. Li abbiamo abituati male, li abbiamo uccisi o impiccati poco». Queste affermazioni furono spiegate in modo più dettagliato dal comandante dell’UPA R. Shukhevych:

“…L’OUN deve agire in modo tale che tutti coloro che hanno riconosciuto il potere sovietico siano distrutti. Non intimidire, ma distruggere fisicamente! Non dovremmo aver paura che le persone ci malediranno per la crudeltà. Basta che rimanga la metà dei 40 milioni di ucraini, non c’è niente di sbagliato in questo“. E questo sarebbe il loro senso di amore per la madrepatria e per il popolo ucraino. O ucraino puro, o deserto”.

Il 30 giugno 1941 a Lviv/Leopoli occupata, in una manifestazione di molte migliaia di persone, alla presenza di diversi generali tedeschi, l’OUN (b) proclamò l‘Atto di rinascita della statualità ucraina: “…L’esercito rivoluzionario nazionale ucraino creato sul suolo ucraino, continuerà a combattere insieme all’esercito alleato tedesco contro l’occupazione di Mosca per la Comunità Sovrana Ucraina e un nuovo ordine in tutto il mondo”. 

“Gloria a Hitler! Gloria a Bandera!…”l’insegna sulle porte del castello di Zhovkva. Estate 1941

Nell’articolo “L’organizzazione dei nazionalisti ucraini e i suoi compiti immediati”, scritto dall’OUN, si affermava: “Nel nostro lavoro, ricordiamo sempre l’aiuto dell’esercito tedesco e del suo capo, Adolf Hitler, nella liberazione del popolo ucraino”.

Il nucleo di questo esercito era stato creato il 25 febbraio 1941 con il riconoscimento del capo dell’Abwehr, l’ammiraglio Wilhelm Canaris, con il nome di Legione ucraina”. Furono addestrati 800 capisquadra, che nei programmi dell’OUN, sarebbero diventati il nucleo dell’esercito ucraino alleato con la Wehrmacht. Ma con i successivi sviluppi degli eventi, essi diventarono unità di sabotaggio come parte dell’Abwehr. Nei documenti dell’OUN, questa formazione compare sotto il nome di DUN ( Squads of Ukraine Nationalists), che consisteva nel gruppo Sever (battaglione “Nachtigall” sotto la guida di Roman Shukhevych) e il gruppo “South” (battaglione “Roland” sotto la guida di Richard Yarogo). Tuttavia, l’atto di proclamazione dello Stato ucraino causò una reazione negativa da parte in alcuni apparati della Germania nazista, Bandera per la sua intransigenza nazionalista fanatica e anche alla guerra intestina, che la fazione banderista dell’OUN attuò contro l’altro leader, più fidato dei tedeschi, Andrei Melnik. Bandera venne poi arrestato dai tedeschi alla fine del 42, anche con l’accusa di avere cercato di sottrarre una grossa somma di denaro affidatogli dall’intelligence tedesca, per l’organizzazione di attività sovversive. Comunque i tedeschi fornirono a Bandera in carcere, condizioni speciali e buone comodità, secondo testimonianze di ex guardie tedesche; Bandera, in carcere, viveva in una situazione relativamente confortevole, le condizioni di vita nella sua sezione erano migliori rispetto a quelle del resto della prigione, nella sezione “Zellenbau” non solo erano ben nutriti, ma erano anche esentati dagli appelli, potevano ricevere pacchi e leggere i giornali. Bandera poteva incontrare sua moglie, non indossava l’uniforme carceraria e non lavorava, mangiava nella mensa delle SS, era detenuto in un bilocale arredato con soggiorno e camera da letto, con dipinti alle pareti e la moquette sul pavimento. Fu poi liberato nel 1944.

L’OUN fondava il suo programma come uno strumento di lotta “contro la Mosca bolscevica” e per “il ripristino e la difesa di uno Stato ucraino indipendente”, questo poteva attuarsi solo come risultato della cooperazione tra i nazionalisti ucraini e il nazismo. Successivamente, Bandera aveva giustificato questa circostanza con la necessità di “assicurare la libertà e la posizione dell’Ucraina” e scrisse che “l’Ucraina è pronta (…) a inviare il suo esercito al fronte contro Mosca in alleanza con la Germania, se quest’ultima confermerà l’indipendenza statale dell’Ucraina e la considererà ufficialmente un alleato”consideriamo le potenze che stanno combattendo contro Mosca e non sono ostili all’Ucraina, come alleate naturali. Una piattaforma per relazioni alleate a lungo termine, potrebbe essere la lotta congiunta contro la Mosca bolscevica”. 

Nei documenti programmatici si esponevano presupposti chiaramente antisemiti, dove si indicavano gli ebrei come “ un appoggio del regime moscovita-bolscevico“: “ Gli ebrei in URSS sono il sostegno più devoto al regime bolscevico al potere e l’avanguardia di Mosca in Ucraina… L’organizzazione dei nazionalisti ucraini combatte contro gli ebrei come pilastro del regime moscovita-bolscevico… occorre distruggere con una lotta durissima, in particolare coloro che difenderanno il regime: reinsediarsi nelle loro terre, distruggere, principalmente, l’intellighenzia, che non dovrà essere ammessa a nessun governo, rendere impossibile la “produzione” a tutti gli intellettuali, l’accesso alle scuole, ecc. Distruggere i dirigenti… L’assimilazione degli ebrei è esclusa”. La polizia ausiliaria dell’OUN nelle città dell’Ucraina occidentale, garantivano l’esecuzione degli ordini tedeschi nei confronti degli ebrei. 

Il vice capo del dipartimento II dell’Abwehr, tenente colonnello E. Stolze, nella sua testimonianza al Tribunale di Norimberga, ha affermato di aver personalmente incaricato Melnik e Bandera ” di organizzare azioni provocatorie in Ucraina, subito dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, con l’obiettivo di indebolire le retrovie più vicine delle truppe sovietiche. Solo nel distretto della “Galizia” circa 20mila volontari prestavano servizio nella “polizia ucraina” OUN.

Molti storici indicano che il pogrom contro la popolazione ebraica iniziò dopo l’ingresso delle truppe di occupazione tedesche a Leopoli, i rastrellamenti iniziarono la mattina del 30 giugno 1941, da parte delle forze della milizia OUN, che avevano i bracciali giallo e blu sul braccio sinistro, contemporaneamente all’ingresso della Wehrmacht a Leopoli. La propaganda antisemita tra la popolazione locale dell’Ucraina occidentale era stata condotta instancabilmente dall’OUN, la cui posizione nazista e xenofoba era propagandata apertamente dalla sua leadership e dai suoi membri. All’inizio di luglio del 1941, l’OUN emise un proclama con le parole: “Gente! Ascoltate! Mosca, la Polonia, i magiari, gli ebrei, i comunisti, i “Lyakhs” ( polacchi) sono i vostri nemici. Distruggeteli! Distruggeteli senza pietà”. Le trasmissioni radiofoniche dell’OUN invitavano la popolazione a uccidere gli ebrei. Il programma di “soluzione finale” in stile tedesco della ” questione ebraica” era popolare nell’Ucraina occidentale quanto lo era l’OUN. Il pogromdiretto dai banderisti….fu fermato il 2 luglio1941 dalle forze della Wehrmacht!!

Uno dei comandanti dell’OUN era il futuro comandante in capo dell’UPARoman Shukhevych

Al processo di Norimberga vi furono una serie di testimonianze dei comandanti delle unità della Wehrmacht che entrarono a Leopoli, dove furono trovati nelle prigioni molti cadaveri torturati e mutilati. Il 2 luglio 1941, il 49° Corpo da montagna tedesco prese provvedimenti contro il maltrattamento degli ebrei e dei vari prigionieri da parte dei nazionalisti ucraini locali. Il pogrom provocò la morte di circa 4.000 ebrei entro il 3 luglio, di cui mille furono uccisi durante l’assalto alla prigione di Brigidki e in altre prigioni di Leopoli, oltre a 3000 ucraini sovietici..

Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini. Dipartimento principale di propaganda

28 luglio 1941 Protoc.N. 82/p. Leopoli 28 luglio 1941. Servizio di sicurezza OUN a Leopoli

Ci viene comunicato dall’arcivescovo padre Tabinsky: la nostra milizia sta ora conducendo numerosi arresti di ebrei con le autorità tedesche. Prima della liquidazione, gli ebrei cercano salvezza con tutti i mezzi, principalmente con il denaro. Secondo padre Tabinsky, tra i nostri poliziotti ci sono quelli che, per oro o denaro, rilasciano ebrei che dovrebbero essere arrestati. Non abbiamo dati specifici, ma vi trasmettiamo per informazioni e ulteriore utilizzo. Gloria all’Ucraina! “

Negli anni successivi fino all’arrivo dell’Armata Rossa nel ’44, i banderisti continuarono a partecipare agli stermini della popolazione ebraica e sovietica nelle regioni occidentali e orientali dell’Ucraina. Molti loro membri erano anche impiegati come guardie dei campi di concentramento per prigionieri di guerra e dei ghetti ebrei.

Come ha dichiarato l’ex deputato ucraino e direttore del Comitato ebraico ucraino, Eduard Dolinsky: “Bandera, l’OUN e l’UPA hanno partecipato attivamente all’Olocausto. È stata una partecipazione consapevole derivante dalla loro ideologia e dalle loro opinioni politiche”. Questa è una citazione da un’intervista allo storico tedesco-polacco Grzegorz Rossolinsky-Libe,che vive a  Berlino, dove insegna al Friedrich Meinecke Institute della Libera Università di Berlino. È specializzato in storia dell’Olocausto e dell’Europa centro-orientale, fascismo, nazionalismo, storia dell’antisemitismostoria dell’Unione Sovietica e politica della memoria. Egli è autore dell’unica biografia scientifica di Stepan Bandera. Il libro è stato pubblicato in inglese, tedesco e polacco. In Ucraina, non solo non è mai stato tradotto, ma è stato sottoposto a censura e minacce all’autore, accusandolo di essere al sevizio di Mosca. Stepan Bandera: La vita e l’aldilà di un nazionalista ucraino. Fascismo, genocidio e culto

In una intervista fatta da Dolinsky allo storico, così espone alcune parti contenute del libro:

“  – In Ucraina sei un nemico.

– Ho semplicemente documentato la figura di Stepan Bandera e tutti gli eventi in cui è stato coinvolto direttamente o indirettamente: nazionalismo, fascismo, Olocausto, genocidio…Nel massacro di Volyn. Ungenocidio. A livello scientifico, è stata sicuramente una forma di genocidio…L’OUN prevedeva di rimuovere le minoranze etniche dall’Ucraina anche prima della guerra. Nella seconda metà degli anni ’30 furono scritti testi e fatti piani per effettuare la pulizia etnica o come ripulire l’Ucraina durante una rivolta. Durante la guerra fu deciso di sterminare i polacchi a Volyn nel 1943 e nella Galizia orientale nel 1944, poiché in questi territori non c’era praticamente alcun fronte militare, l’amministrazione era debole. Gli ucraini sapevano che se avessero iniziato a uccidere i polacchi, nessuno li avrebbe fermati… Nella primavera del 1943, circa 5.000 poliziotti ausiliari galiziani abbandonarono il servizio e si unirono all’UPA. Queste erano individui che avevano avuto esperienze pratiche di esecuzioni, perché avevano precedentemente partecipato allo sterminio degli ebrei. Sapevano come uccidere migliaia di persone in poco tempo e come mobilitare i contadini locali in aiuto.È interessante che ora gli ucraini lo stiano cancellando, credendo che ciò non sia accaduto. Tuttavia, molti documenti sono sopravvissuti e ci sono storici che studiano e scrivono di questi eventi. In un certo senso, stanno combattendo la memoria politica come strumento.

– Chi era Bandera?

— Nazionalista ucraino e fascista. Questi due concetti non si escludevano a vicenda. I membri dell’OUN volevano appartenere a un insieme di movimenti fascisti europei. Si definivano nazionalisti ucraini, ma si identificavano con movimenti come gli Ustascia croata, la Guardia di ferro rumena, i fascisti italiani, che li ispirarono profondamente, e i nazisti tedeschi, che li ammiravano principalmente per il loro antisemitismo sincero e razzista. Negli anni ’50, i documenti relativi all’OUN e all’UPA furono ripuliti dai contenuti fascisti come il saluto. 

– Chi l’ha rimossi?

– Rappresentanti della diaspora ucraina che prestarono servizio nell’OUN e lo praticarono da soli, e nel 1944 fuggirono con i tedeschi. Fino alla fine degli anni ’40 vissero nei campi per sfollati nella Germania Ovest, per poi recarsi in Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre altri rimasero in Germania. Hanno riscritto la loro storia e riprodotto i documenti, ritagliando, tra l’altro, il saluto fascista. In ogni caso, la falsificazione della storia iniziò già nel 1943, quando in Volinia l’OUN uccise i polacchi e gli ebrei fuggiti dal ghetto. Già in quel momento iniziarono a raccogliere e distruggere documenti che dimostravano che stavano aiutando i tedeschi. Bandera e altri membri dell’organizzazione già negli anni ’30 avevano affermato che il programma politico dell’OUN era la pulizia dell’Ucraina da polacchi, ebrei, comunisti e quegli ucraini che avevano posizioni diverse dai nazionalisti. Nel 1940 e nel 1941 Bandera preparò una rivoluzione nazionale, parte della quale si rivelò come una pulizia fisica di questo territorio. E anche la pulizia del territorio nell’estate del 1941 si concretizzò in pogrom efferati. Politicamente, tutta questa rimozione è proprio oggi molto importante per Kiev, all’interno della sua guerra contro la Russia.

– Su che scala avvenne lo sterminio degli ebrei in Ucraina da parte dell’OUN,

In Ucraina, gli stessi tedeschi non potevano distruggere tutti gli ebrei. Avevano bisogno di collaboratori locali, persone che sapessero in che tipo di case vivono gli ebrei in una determinata zona, dove possono nascondersi, come trovarli. Solo nell’Ucraina occidentale furono uccisi circa 800.000 ebrei.

Il 29 settembre 1941, iniziò il massacro di Baby Yar a Kiev, dove tra i 100.000 e 150.000 civili furono sterminati nella omonima fossa. Una tragedia che durò 104 settimane: dal 29 settembre fino alla liberazione della capitale dell’Ucraina dell’Armata Rossa nel novembre 1943. Furono massacrati ebrei, comunisti, zingari, prigionieri di guerra sovietici di diverse nazionalità e religioni.

Klara Vinokur Semyonovna una sopravvissuta miracolosamente scampata al massacro ha dichiarato: “…è importante non solo perpetuare la memoria di coloro che sono morti a Babi Yar, ma anche evidenziare le radici di quella tragedia. La cosa principale è impedire l’ipocrisia e la frode storica. I nazionalisti ucraini furono i più zelanti in quelle esecuzioni insieme ai nazisti: tra i 1.500 punitori a Babi Yar, 1.200 provenivano dall’OUN. Oggi in Ucraina i loro eredi ideologici glorificano Bandera e tutti gli altri nazionalisti e oltraggiano i Veterani della Grande Guerra Patriottica…”.

In Bielorussia nel marzo 1943 ci fu il massacro di Khatyn, dove il 118° battaglione punitivo, formato dai nazionalisti ucraini bruciò 149 civili in un fienile, metà dei quali erano bambini. Dalle testimonianze al processo del’ex poliziotto Vasily Meleshko la verità è emersa brutalmente: gli stessi punitori del 118° battaglione, diventati famosi per il massacro a Babi Yar, dove furono particolarmente atroci, dopo il sanguinoso lavoro di “alta qualità” a Kiev, divennero una garanzia di tetra scrupolosità per l’invio del 118esimo battaglione punitivo della polizia nazionalista ucraina a Kathin.

I battaglioni ucraini parteciparono al controllo di 50 ghetti ebraici e 150 grandi lager creati dai nazisti in Ucraina, si occuparono anche della deportazione degli ebrei dal ghetto di Varsavia nel luglio 1942. La polizia dell’OUN ha partecipato anche alle stragi della popolazione a Chudnov (500 persone, 16 ottobre 1941), a Radomyshl e Belaya Tserkov. A Dubno , il 5 ottobre 1942, la polizia ausiliaria ucraina sparò a 5.000 ebrei e sovietici.

Per avere un’idea del radicamento storico nella popolazione della Galizia dei nazionalisti fascisti, un dato è significativo: quando il fronte sovietico-tedesco si avvicinò alla regione occidentale, in documenti ritrovati, la commissione interna dell’OUN, prevedeva di mobilitare un numero enorme di ucraini per combattere per la creazione dello stato ucraino: 300mila dall’Ucraina sovietica e 500mila dalla Galizia, cioè quasi 1 milione di persone

Dopo l’occupazione tedesca i militanti dell’OUN attaccavano le unità in ritirata dell’Armata Rossa, minacciavano la popolazione per non far aiutare l’Armata Rossa, attaccavano le carceri con prigionieri nazionalisti. L’OUN riuscì anche a sollevare una rivolta sul territorio di 26 distretti delle attuali regioni di Leopoli, Ivano-Frankivsk, Ternopil, Volyn e Rivne, stabilendo il proprio controllo su 11 centri regionali. In totale, durante la rivolta, l’Armata Rossa e le milizie sovietiche persero circa 2.100 uccisi e 900 feriti negli scontri di quelle giornate.

Nei giorni successivi all’entrata nazista in Ucraina, i rappresentanti dell’OUN-B formarono un organo esecutivo, il Consiglio di Stato ucraino (UGP), ottenendo anche il sostegno del clero greco-cattolico, compreso il metropolita Andrey della Galizia. Il 3 luglio Yaroslav Stetsko, numero due dell’OUN-B inviò lettere di saluto ai leader dei paesi dell’Asse: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Miklos HorthyIon AntonescuCarl Gustav Mannerheim,Francisco Franco, Ante Pavelic e Josef Tiso, sottolineando che il nuovo Stato era membro della “Nuova Europa“, di cui ora cercava il sostegno. In una lettera a Pavelić, affermava che “ ucraini e croati, popoli rivoluzionari, induriti nella battaglia, garantiranno la creazione di una situazione sana in Europa e di un nuovo ordine”. Nei giorni seguenti si svolgerà a Leopoli un pogrom le cui vittime saranno diverse migliaia di ebrei e sovietici.

Come riferito nell’estate del 1941 dal direttore regionale dell’OUN nelle terre ucraine nord-occidentali Ivan Klimov (“Leggenda”), solo in sette regioni occidentali della RSS ucraina, secondo dati incompleti, c’erano 3.300 cellule OUN con un numero totale di fino a 20mila membri.

“Alzati per combattere il bolscevismo nei ranghi della divisione galiziana”. Un poster che invitava ad entrare nella divisione SS “Galizia

Nella Divisione Volontari delle SS “Galizia” (che fu una delle più efferate e feroci divisioni naziste), in un mese e mezzo nel 1943 si iscrissero oltre 80mila volontari ucraini galiziani (circa 63mila del distretto di Leopoli/Lvov e circa 19mila del distretto di Cracovia).

All’inizio di marzo 1943, i giornali del distretto galiziano pubblicarono il “Manifesto alla gioventù pronta al combattimento della Galizia” del governatore tedesco del distretto galiziano, Otto Wechter, che sottolineotò il devoto servizio “a beneficio del Reich” degli ucraini galiziani e le loro ripetute richieste al Führer di partecipare alla lotta armata, il Führer, tenendo conto di tutti i meriti degli ucraini galiziani, permise la formazione della divisione fucilieri SS “Galizia”.

Rapporto dell’Ufficio stampa tedesco sulla formazione della Divisione SS “Galizia” (18.07.1943). Materiale primario segreto dell’Ufficio stampa tedesco (MFN) –

N° 199 Servizio proprio 18 luglio 1943 Lettera – 54 –

Leopoli. 18 luglio (rappresentante MFN). – Circa 25 mila ucraini provenienti da Leopoli, dai suoi dintorni vicini e lontani erano presenti oggi alla partenza per il campo di addestramento di 200 ufficiali e 1700 membri del personale che costituivano la prima unità militare dei volontari della divisione fucilieri “Galizia”. In meno di tre mesi, almeno 84.000 ucraini hanno risposto volontariamente alla richiesta di creare una divisione fucilieri della Galizia, di cui 54.000 sono stati accettati, e 25.000 sono ora riconosciuti come capaci di servizio militare e saranno gradualmente inviati per l’addestramento.”

La formazione della Divisione avvenne con il sostegno attivo della Chiesa greco-cattolica ucraina , che inviò cappellani tra le sue fila.

La portata del collaborazionismo ucraino, secondo i dati del comando tedesco e le stime degli storici russi, si può desumere dal numero di legionari ucraini che facevano parte delle formazioni armate alleate alla Germania nazista, nelle truppe delle SS polizia, era di 250 mila.

Altre migliaia di volontari ucraini erano nelle unità della Wehrmacht. Più di 700 collaborazionisti prestarono servizio come soldati nella 5a divisione SS Panzer “Viking“, 1000 erano nella divisione SS Panzer Frundberg“, altri erano soldati della 22a divisione di Keitel, della brigata Norae in altri reparti.

Il 19 aprile 1945, la divisione fu formalmente ritirata dalle Waffen-SS e rinominata  Divisione Ucraina, come parte dell’Esercito nazionale ucraino formalmente esistente, subordinato al Comitato nazionale ucraino, un organo politico creato con il sostegno delle autorità naziste.

Il 17-23 febbraio 1943 nella regione di Leopoli/Lviv, fu decisa la costituzione dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), per intensificare le attività e avviare la lotta armata dispiegata. Circa 6mila membri della polizia ausiliaria “ucraina” si unirono ai ranghi dell’UPA, i cui membri nel 1941-1942 furono attivamente coinvolti nello sterminio di ebrei e prigionieri di guerra sovietici. Gli ex poliziotti ausiliari che si unirono all’UPA per ordine della fazione banderista dell’OUN, rappresentavano circa metà dell’intera composizione dell’UPA. I nazionalisti di Bandera non davano battaglie frontali ma agivano principalmente con atti terroristici e imboscate, i partigiani sovietici che venivano catturati erano sottoposti a crudeli torture dall’OUN e poi uccisi; molti massacri furono commessi con particolare crudeltà, decapitazioni pubbliche, impiccagioni, rappresaglie feroci, ecc..

Le direttive dello Stato maggiore sovietico dal 1943, ai partigiani sovietici nelle regioni occidentali ucraine di Volyn e Rivne, secondo un dispaccio di Nikita Khrushchev dell’aprile 1943, indicavano che il compito prioritario dei partigiani era di combattere i tedeschi. Quando i nazionalisti ucraini attaccavano le unità partigiane sovietiche, allora i partigiani rispondevano. “Non lasciarsi coinvolgere nella battaglia con i nazionalisti, ma quando interferiranno con il vostro compito, dovranno essere presi a calci sui denti. Coloro che vengono catturati con le armi, se civili, vengano disarmati e rimandati a casa, mentre i comandanti siano fucilati“. 

Un altro principale oppositore dell’UPA fu la “Armata Nazionale” (AK), un’organizzazione clandestina polacca che si poneva l’obiettivo di riportare la Polonia ai suoi confini prebellici, considerando l’Ucraina occidentale loro territorio. Unità dell’AK si scontrarono ripetutamente con l’UPA, spesso conducendo azioni militari contro i nazionalisti insieme a partigiani sovietici. Dalla primavera del 1943, l’UPA condusse una campagna in Volinja per lo sterminio di massa della popolazione polacca, uccidendo almeno 30-40mila polacchi, ma le perdite totali, secondo stime storiche, morti, feriti, deportati in Germania per lavoro e ricercati, raggiunse le 150.000 vittime nella sola regione.

In contrasto e concorrenza con l’UPA, vi erano altre due formazioni armate: la fazione dissidente dell’OUN-M, legata a Andrey Melnyk e l’altra i nazionalisti di Taras Borovets, che aveva il soprannome di Taras Bulba e bulbashi erano chiamati i suoi membri. Uno per uno, i distaccamenti di Melnik e Borovets furono attaccati e distrutti in gran parte dai distaccamenti dell’UPA, oltre che dai partigiani sovietici ucraini. Dal febbraio 1944, i reparti dell’UPA, insieme alle unità della 14a Divisione Granatieri delle Truppe SS “Galizia“, combatterono contro i partigiani sovietici e polacchi nel territorio del distretto della Galizia del Governo Generale.

Alla fine di settembre 1944, i reggimenti pronti al combattimento della Divisione furono inviati a sopprimere la rivolta slovacca, e a metà ottobre 1944, la divisione fu in Slovacchia in piena forza. All’inizio del 1945, la divisione fu trasferita nei Balcani, dove partecipò alle operazioni contro partigiani jugoslavi.

Secondo la testimonianza di Vasily Dyachuk, un seguace di Bandera, il leader dell’OUN fuggì dal quartier generale della Gestapo a Berlino nel febbraio 1945 e si trasferì nella Germania meridionale utilizzando documenti falsi. Lì riuscì a nascondersi fino alla fine della guerra nella zona del Tirolo austriaco, successivamente si trasferì a Vienna, e poco prima della capitolazione della Germania nazista, si spostò nella Baviera occupata dagli americani. 

Dopo la sconfitta del nazismo i soldati ucraini della Divisione furono separati da quelli tedeschi e degli altri paesi, collocati in un campo nelle vicinanze di Rimini (Italia). Grazie all’intervento del Vaticano , che considerava i soldati della Divisione come “buoni cattolici e devoti anticomunisti“, il loro status fu cambiato dagli inglesi da “prigionieri di guerra” a “personale nemico arreso” e non furono estradati in Unione Sovietica, a differenza della maggior parte dei collaborazionisti di altre nazionalità.

Invece la Polonia, dopo aver adottato una risoluzione parlamentare, ha ritenuto colpevoli di genocidio di polacchi, Stepan Bandera e Roman Shukhevych.

Da qui comincia la seconda parte della ricostruzione storica del fascismo ucraino e della rinascita del neonazismo ai tempi nostri.

DOPO la vittoria dell’Armata Rossa e la Liberazione dell’Europa dal nazifascismo nel 1945, i collaborazionisti ucraini, insieme ai reduci nazisti e ai vari collaborazionisti degli altri paesi europei, si sparpagliarono nei paesi esteri sia europei che oltreoceano e sudamericani, aiutati e protetti ad espatriare e a reinserirsi nelle varie società, dai servizi segreti USA della CIA e a quelli inglesi in particolare. Vivendo per alcuni anni in una sorta di limbo o clandestinità attiva…..

Se prima della guerra, i nazisti ucraini facevano affidamento sul Reich e gli rimasero fedeli fino a maggio 1945, dopo la sconfitta del nazifascismo si “consegnarono” ai nuovi vincitori. Così come fecero i nazisti tedeschi. Gli angloamericani rimossero con cura dalla visuale storica non solo molti gerarchi e scienziati del terzo Reich, come il creatore della famosa “arma di rappresaglia” von Braun, ma anche i collaborazionisti europei che divennero un’ampia rete clandestina armata, in funzione antisovietica. I nazisti ucraini, per i quali la fine della II Guerra mondiale nel 1945, fu sia un crollo militare che politico, fecero la scelta di passare con l’ex nemico e misero le loro forze sopravvissute, al servizio delle intelligence occidentali. L’URSS sottovalutò questa peste nazionalista, cercando un processo di rieducazione e poi di integrazione, commettendo un grave errore, non sradicandoli ma fidandosi di un loro ravvedimento. In questo modo questo virus sopravvisse e si insediò tra le pieghe dei nuovi paesi liberati e decenni dopo è tornato ad ha insanguinare nuovamente la terra ed il popolo ucraino.

Un dato caratterizzante il neonazismo ucraino è quello che, mentre le varie forme di “rinascite nazifasciste” in Europa si sono date nuove forme e mimetizzazioni, il neonazismo ucraino ripropone integralmente i suoi antenati anche nei dettagli: dall’estetica e dalle simbologie, fino ai metodi e ai contenuti. E la concezione basilare del nazismo ucraino, resta sempre l’odio per la Russia e tutto ciò che è russo, rafforzato da un odio inferocito per la Vittoria sovietica nella Grande Guerra Patriottica. Ed ora dopo oltre tre quarti di secolo, questo odio ha nuovamente contaminato come una erba infestante la realtà ucraina.

Dopo la sconfitta della Germania nazista, i banderisti dell’OUN e dell’UPA, si trovavano quasi tutti nella zona di occupazione occidentale e, di conseguenza, nella sfera di interesse dei servizi speciali dei vari paesi occidentali. Con l’inizio ufficiale della “guerra fredda ” nel 1947, la loro attività cominciò a rivolgersi verso l’ambiente degli emigranti ucraini, con il supporto dei servizi di intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna, per cui il loro movimento divenne uno strumento utilissimo per i ranghi della CIA e del MI6 in particolare, mentre le loro attività nel territorio della RSS Ucraina e della Polonia, non riuscirono a penetrare, e furono stroncate dai servizi di sicurezza dell’URSS e della Polonia. 

Poi negli anni successivi, molti discendenti dei criminali che uccisero e massacrarono centinaia di migliaia di ucraini, antifascisti, ebrei, comunisti, riuscirono ad infiltrarsi silenziosamente nelle strutture istituzionali dello stato ucraino, camuffandosi con attività legali e visibili, ma sempre portatori del seme nazifascista di Bandera e dell’OUN, come orizzonte.

Alcuni arrivarono addirittura a divenire, dopo lo scioglimento dell’URSS, deputati o accademici storici molto conosciuti e riconosciuti come continuità con i massacratori loro “padri”, e più avanti documenterò alcuni esempi tra i più significativi e sconcertanti per la memoria storica antifascista e non solo.

Affrontando la storia delle radici del nazifascismo in Ucraina e per comprendere ciò che è accaduto dal 2014 ad oggi in Ucraina, occorre conoscere come è potuto accadere che in un paese come l’Ucraina, il cui popolo pagò un prezzo di sangue e distruzioni altissimo, nella lotta per la liberazione dal nazifascismo, sia potuto avvenire 60 anni dopo, un colpo di stato organizzato ed etero diretto dall’occidente, ma compiuto dagli sprezzanti e arroganti eredi e continuatori dell’ideologia nazista.

Subito dopo la fine della II° guerra mondiale, da subito USA e Inghilterra in particolare, misero in campo una progettualità che aveva l’obiettivo strategico di mettere in ginocchio e destabilizzare l’Unione Sovietica e i paesi socialisti suoi alleati. E un ruolo centrale in questa progettualità fu assunto e assegnato proprio ai nazionalisti ucraini dell’OUN.

Per capire le vicende ucraine attuali, occorre ricostruire i passaggi storici pianificati nel dopoguerra del 1945, che poi hanno trovato la loro materializzazione politica e concreta nel 2014.

Dopo la sconfitta della Germania nazista, tutta questa vile feccia di criminali e sadici fanatici, si stabilì in Occidente, unendosi ai ranghi della CIA, dell’MI6 e di altre agenzie di intelligence occidentali, come poi è divenuto pubblico.

Questo svariato insieme di feccia malvagia, come i loro precursori ideologici, che distrussero centinaia di migliaia di civili in quelle terre martoriate, correva e si arruolava negli uffici dei servizi di intelligence statunitensi ed europei, che “scordarono”, che essi erano i nemici degli anni precedenti.

Nel febbraio 1946, parlando a nome della RSS Ucraina in una sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a Londra, il poeta futurista ucraino sovietico Nikolai Bahzan chiese che i paesi occidentali estradassero molti criminali nazionalisti ucraini, in primis Stepan Bandera, definendolo un “criminale contro l’umanità“. Proprio nello stesso anno, rendendosi conto che era impossibile condurre una lotta antibolscevica con l’aiuto dei soli nazionalisti ucraini, Bandera avviò la formazione organizzativa del Blocco dei popoli antibolscevichi (ABN), un centro di coordinamento delle organizzazioni politiche anticomuniste degli emigranti dall’URSS e da altri paesi del campo socialista. 

Allo stesso tempo, dal 1947, l‘OUN(b) nonostante fosse indebolito militarmente, dominava l’ambiente dell’emigrazione nazionalista, soprattutto negli USA e in Canada, diventando particolarmente utilizzato durante il picco della Guerra Fredda nella prima metà degli anni ’80.

La messa in atto come attività sul campo, venne affidato alla struttura organizzativa già presente formalmente, del Blocco anti-bolscevico delle nazioni (ABN), che era un’organizzazione internazionale, fondata come centro di coordinamento per le organizzazioni politiche emigrate anticomuniste e nazionaliste dei paesi sovietici e di altri paesi socialisti. La nascita ufficiale dell’ABN risaliva a una conferenza di rappresentanti di popoli non russi che ebbe luogo nel novembre 1943, vicino a Zhytomyr, indetta dal Comitato delle Nazioni Soggiogate/Fronte Antibolscevico su iniziativa dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN).

Fu questo l’atto di nascita della strategia della Guerra fredda, che si poneva l’obiettivo strategico della distruzione dell’URSS e del sistema socialista come alternativa ai sistemi capitalistici occidentali. In questo Blocco gli elementi più attivi erano le organizzazioni nazionaliste ucraine. Nel 1946-1947, la polizia segreta clandestina dell’OUN-B, la Sluzhba Bezpeky, condusse, con il supporto anglo-americano, l’operazione Ohio, una campagna di omicidi nei campi profughi nella Germania occidentale. Le vittime erano sospetti agenti sovietici, antifascisti, membri di gruppi ucraini rivali e coloro che sapevano troppo dei trascorsi collaborazionisti dei leader dell’ABN.

L. Fletcher Prouty, ex colonnello della United States Air Force ed ex capo delle operazioni speciali sotto la presidenza di John F. Kennedy, dopo il suo ritiro dal servizio attivo, divenne un forte critico della politica estera statunitense, in particolare delle attività segrete della Central Intelligence Agency (CIA), di cui aveva una rilevante conoscenza interna, riguardo a questi omicidi pianificati dichiarò, riferendosi ai sicari dell’OUN ucraino, che “…quegli assassini erano i migliori sicari sul mercato di cui si era mai sentito parlare”.

Quanto importante e strategico fu il lavoro di questo Blocco che esaurì i suoi compiti nel 1991 con il crollo dell’URSS e dei paesi socialisti, nello specifico ucraino, lo si può oggi rilevare vedendo quale ruolo centrale lo hanno avuto alcuni suoi esponenti più noti, come i coniugi Stetsko, che si assunsero il compito politico di radicare nuovamente il seme malefico del radicalismo nazifascista in Ucraina.

La figura preminente di questa progettualità fuYaroslav Semenovich Stetsko nato il 19 gennaio 1912 e morto il 5 luglio 1986, che fino al ’45 fu al fianco di Bandera e del Terzo Reich. Poi dal 1968 fino alla sua morte divenne il capo dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN).  Durante l’operazione Barbarossa, l’invasione nazista dell’Unione Sovietica nel 1941, si autoproclamò capo provvisorio di un governo ucraino indipendente dichiarato da BanderaStetsko divenne poi il leader del Blocco anti-bolscevico delle nazioni (ABN) dal momento della sua fondazione fino al 1986, anno della sua morte. Yaroslav Stetsko è stato attivo nelle organizzazioni nazionaliste ucraine sin dalla gioventù. Iniziò le sue attività terroristiche con l’organizzazione separatista “Ukrayinska Natsionalistychna Molod” (Gioventù nazionalista ucraina) e poi nell’OUN. A causa delle sue attività anti-polacche e dell’assassinio del funzionario polacco Bronislaw Piernacki  da parte di nazionalisti ucraini, Stetsko fu arrestato dalle autorità polacche nel 1934 e condannato a 5 anni per complicità. La pena gli fu poi ridotta e Stetsko fu rilasciato nel 1937 con un’amnistia generale.

Il 30 giugno 1941 Stetsko dichiarò a Leopoli la formazione di un governo nazionale ucraino dichiarando che “…collaborerà strettamente con la Grande Germania nazionalsocialista, sotto la guida del suo leader Adolf Hitler per formare un nuovo ordine in Europa e nel mondo “, come affermato nel testo dell ‘”Atto di proclamazione dello stato ucraino“. I funzionari della Gestapo e dell’Abwehr proteggevano i seguaci di Bandera. Nell’aprile 1944 Stepan Bandera e il suo vice Yaroslav Stetsko furono assoldati da Otto Skorzeny per pianificare i piani per attentati e sabotaggi contro l’esercito sovietico.

Nell’agosto 1941 Stetsko scrisse una sua autobiografia indirizzata alle autorità naziste dove esprimeva diversi passaggi antisemiti; in particolare affermava di considerare il marxismo un prodotto del pensiero ebraico, messo in pratica dai popolo moscovita con l’assistenza ebraica, e che Mosca e gli ebrei sono i portatori delle idee internazionali dei bolscevichi. Stetsko affermava che sebbene considerasse Mosca, piuttosto che gli ebrei, il principale nemico dell’Ucraina nazionalista, sosteneva fermamente l’idea del ruolo innegabilmente nocivo degli ebrei nella riduzione in schiavitù dell’Ucraina da parte di Mosca. Alla fine dichiarò di appoggiare in modo incondizionato lo sterminio degli ebrei e il criterio dei metodi tedeschi di sterminio degli ebrei, invece di assimilarli. 

Nel 1950 Stetsko diresse una conferenza ABN a Edimburgo finanziata dall‘MI6 a cui parteciparono personaggi come Alfrēds Bērziņš della Lettonia;  Stanislaw Stankievich che aveva guidato il Consiglio nazionale bielorussoKajum Khan delNational Turkestan Unity Committee. A rappresentare la Romania alla conferenza c’era la Legione dell’Arcangelo Michele (meglio conosciuta come la Guardia di Ferro); per la Bulgaria il Fronte nazionale bulgaro e i croati degli Ustascia. Nella conferenza Stetsko affermò che l’ABN era pronto e disposto a combattere e di essere in grado di “creare un esercito di oltre dieci milioni di soldati” per combattere contro l’Unione Sovietica. Molti gruppi di emigrati polacchi, che avevano boicottato la conferenza di Edimburgo con repulsione per l’OUN, accusarono l’ABN di ignorare la “dura realtà” dell’Europa orientale, vale a dire che le vaste forze militari che l’ABN affermava di comandare non esistevano. Un comunicato stampa emesso dal governo polacco in esilio a Londra denunciava l’ABN, dicendo che “non c’era alcuna possibilità di scrollarsi di dosso l’odiato giogo bolscevico… “.

Nel 1951 la rivista americana The New Leader pubblicò un articolo intitolato ” Una Alleanza di cui non abbiamo bisogno” dove documentava come l’ABN era stata fondata su istigazione dell’Ostministerium di Rosenberg nel 1943 e che quasi tutti i leader dell’ABN erano stati attivi collaborazionisti dell’Asse nazifascista. Sotto una fotografia di Rosenberg con la didascalia “La sua memoria aleggia“, l’articolo tradusse le dichiarazioni più estreme anti-russe, che erano una continuazione diretta della propaganda dell’Ostministerium in tempo di guerra. Come in un opuscolo ABN che affermava che i russi “non sono mai stati in grado di formare un ordine sociale degno degli esseri umani». Tali documentazioni ebbero qualche effetto, il governo degli Stati Uniti che, tramite i suoi servizi di intelligence era tra i promotori, prese ufficialmente le distanze, dicendo che Stetsko aveva “tendenze totalitarie”, non ultima la sua abitudine di ordinare l’assassinio dei rivali. Inoltre, il governo americano ritenne che Stetsko fosse “troppo estremista” poiché il suo obiettivo dichiarato era quello di provocare la terza guerra mondiale, sostenendo che questo era il modo migliore per raggiungere il suo obiettivo di smantellare l’Unione Sovietica.

Lo storico americano Richard Rasche documentò che l’ABN aveva “almeno una dozzina di ben noti collaboratori nazisti” nel suo consiglio di amministrazione. I presidenti del Consiglio centrale dell’ABN includevano A. Bērziņš, V. Kajum-Khan, F. Ďurčanský , F. Farkas de KisbarnakeR. Ostrowski . Il capo del Movimento di Liberazione Romeno affiliato all’ABN era Horia Sima, ex capo della Guardia di Ferro. I segretari generali di lunga data erano il dottor Niko Nakashidze C. PokornýBērziņš era un lettone che prestò servizio come obersturmführer nelle SS e fu accusato di aver torturato e ucciso 2.000 ebrei. Nel consiglio di amministrazione dell’ABN c’era anche Edward O’Connor, un ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale americano che aveva favorito l’utilizzo di gruppi di emigrati per disgregare l’Unione Sovietica.  O’Connor era ritenuto l’ “attivista più rilevante” nell’ABN.  Un certo numero di negazionisti dell’Olocausto come Austin App , l’autore di The Six Million Swindle erano membri dell’ABN. 

L’ABN collaborava strettamente con la World Anti-Communist League (WACL) e l’ European Freedom Council (EFC). La rivista dell’ABN “ ABN Correspondence”, elogiava senza remore i leader collaborazionisti del tempo di guerra come Ante Pavelić della Croazia e padre Jozef Tiso della Slovacchia come “veri combattenti per la libertà” contro il comunismo. L’ABN arrivò a godere di un certo potere negli Stati Uniti poiché molti americani originari dell’Europa orientale votavano per candidati approvati dall’ABN, facendo sì che i politici sia democratici che repubblicani cercassero le simpatie dell’ABN. Gli attivisti dell’ABN negli Stati Uniti sostenevano i politici che proclamavano la linea anticomunista più estrema, come il senatore repubblicano Joseph McCarthy che a sua volta elogiava l’ABN. Oltre che negli Stati Uniti, l’ABN arrivò in posti di potere anche in Canada negli anni ’50, quando c’era una significativa popolazione ucraino-canadese che votava per candidati approvati dall’ABN.

Nel marzo 1958, in una conferenza a Città del Messico, l’ABN si unì alla Lega anticomunista del popolo asiatico, al Comitato per un milione contro l’ammissione della Cina rossa e alla Confederazione interamericana per la difesa della Cina di Taiwan, per formare il Congresso mondiale anticomunista per la liberazione e la libertà. La Lega anticomunista del popolo asiatico era un’organizzazione sostenuta clandestinamente dai governi della Repubblica di Cina (Taiwan)Corea del SudFilippine e Vietnam del SudL’obiettivo del Congresso mondiale anticomunista per la liberazione e la libertà era di fornire “sostegno morale e materiale alle forze dietro la cortina di ferro in Europa e in Asia” e di “raggiungere l’obiettivo finale di liberare e ripristinare l’indipendenza nazionale, la libertà”. Nel luglio 1958, il Congresso si frantumò poiché il leader del Comitato per un milione, Marvin Liebman, si era ritirato dicendo che non voleva lavorare con Stetsko. Liebman, i cui genitori ebrei provenivano dalla Galizia, era rimasto scioccato nell’apprendere che Stetsko era stato responsabile nell’organizzazione di pogrom contro gli ebrei galiziani nel 1941. Liebman definì Stetsko e i suoi seguaci “stolti“, affermando che Stetsko era un antisemita che identificava il comunismo con gli ebrei, poiché continuava a mantenere la sua dottrina alterata della concezione del “giudeo-bolscevismo“. Dopo che Liebman si dimise, iniziò a ricevere minacce di morte dai membri dell’OUN che lo definivano un “ebreo bolscevico”.

Il diplomatico americano George F. Kennan  arrivò a deplorare l’ABN, denunciando che il gruppo avesse un’influenza eccessiva sul Congresso USA, poiché la maggior parte dei membri del Congresso e dei senatori aveva paura di essere etichettati come “morbidi nei confronti del comunismo”. Kennan scrisse che l’ABN negli Stati Uniti era un classico esempio di una lobby interna che assumeva il controllo della politica estera per raggiungere i propri fini, anche se tali obiettivi non erano necessariamente nell’interesse più ampio degli Stati Uniti. 

Dal 1962 in poi, Stetsko e l’ABN lavorarono a stretto contatto con Lady Birdwood, definita come “il più grande propagandista individuale di materiale razzista e antisemita” in Gran Bretagna, come leader del ramo britannico dell’European Freedom Council.

Nel novembre 1967, l’ABN organizzò sit in a Ottawa fuori dall’ambasciata sovietica e a Montreal fuori dal consolato sovietico per protestare contro il 50° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. L’oratore principale fu Stetsko, il cui discorso chiedeva l’indipendenza dell’Ucraina e fece esplodere il pubblico ucraino-canadese in una gioia estatica. Ad un’altra manifestazione dell’ABN tenutasi poco dopo, parteciparono l’ex primo ministro, John Diefenbaker, e il deputato conservatore Mike Starr, il primo ucraino-canadese ad essere eletto alla Camera dei Comuni.

Il giornalista statunitense Russ Bellant ha descritto l’ABN come “…un gruppo di coordinamento dei gruppi collaborazionisti genocidi dell’Europa orientale”.  A sostegno di questa affermazione, Bellant evidenziò che il Consiglio centrale bielorusso dell’ABN era di fatto una continuazione della Rada centrale istituita dalle autorità tedesche nel 1941, i cui poliziotti avevano giocato un ruolo decisivo nello sterminio della comunità ebraica della Bielorussia nel 1941-43. Riguardo all’Ucraina, furono i militanti armati dell’OUN che lavoravano per le SS, che abbatterono oltre 90.000 ebrei ucraini nel 1941-42 e che fu Yaroslav Stetsko ad aver organizzato i pogrom a Leopoli nel 1941, dove furono uccisi migliaia di ebrei e polacchi. 

L’ABN era guidato proprio da Yaroslav Stetsko, un nazionalista ucraino, braccio destro di Stefan Bandera, che aveva sostenuto l’Olocausto e un assoluto odio antisovietico e anticomunista per tutta la sua vita, dal momento della fondazione dell’OUN fino al 1986, anno della sua morte. A Y. Stetsko nella guida del Blocco, succedette la sua vedova Slava StetskoSlava Stetsko, una protagonista dello sdoganamento del nazismo e di ciò che poi ha portato ad EuroMaidan del 2014, ed alla guerra di distruzione contro le Repubbliche Popolari del Donbass.

Chi era e cosa ha rappresentato Yaroslav Stetsko per l’Ucraina, oltre alle sue imprese criminali e atroci, politicamente è sintetizzato nelle righe scritte come prefazione nel libro del 1969 “Cattive Nazioni, la nostra prima linea di difesa”  di Bailey Bernadine,  dove offriva le seguenti enunciazioni politiche:

  • Antisemitismo”: una parola diffamatoria usata dai comunisti contro coloro che concretamente gli si oppongono e li smascherano.
  • Un “Fascista”: un anticomunista.
  • Un “Nazista o hitleriano”: un anticomunista attivo.

Nel dopoguerra Stetsko ha continuato ad essere molto attivo politicamente, nel 1946 fu lui a prendere la direzione dell’ABN, di cui rimase presidente fino alla sua morte. Poi nel 1968 divenne capo dell’OUN-B. Fu anche membro del consiglio centrale della World Anti-Communist League .

Il 5 luglio 1986 Yaroslav Stetsko morì a Monaco di Baviera, in Germania

Esempi tra i più significativi e sconcertanti, che dovrebbero ALMENO far riflettere, su cos’è l’Ucraina del dopo Maidan e chi li guida. La figura criminale di Yaroslav Stetsko è stata delineata sopra, vediamo ora chi era Slava Stetsko, alacre braccio destro del marito per creare un nuovo ordine mondiale con Hitler, che tornò poi a Kiev e dopo il golpe di EuroMaidan, divenne un deputato della Verkhovna Rada.

Nata il 14 maggio 1920 a Termopil in Galizia, morta il 12 marzo 2003, divenne membro dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) nel 1938. Quando si verificò la scissione all’interno dell’OUN nel 1940, andò con l’ala dell’OUN guidato da Stepan Bandera. Durante la seconda guerra mondiale , prestò servizio come inserviente e infermiera nell’esercito ribelle ucraino, dal 1944 visse in Germania. 

Nel 1946 assunse una posizione di leadership nell’OUN (fazione Bandera) e poi fu membro dell’esecutivo del Blocco delle Nazioni Antibolscevico (ABN). Ha curato ABN Correspondence (1957-1996) così come la sua edizione tedesca, il trimestrale The Ukrainian Review e altri periodici ABN, e ha organizzato e partecipato a numerosi congressi internazionali anticomunisti. Ha servito come membro dell’esecutivo centrale delAssociazione giovanile ucraina (1948–53). Dal 1968 è stata responsabile del settore affari esteri dell’OUN(B). È stata co-organizzatrice del Consiglio Europeo della Libertà e ne è diventata vicepresidente nel 1985. Nel 1986, in seguito alla morte del marito, divenne presidente dell’ABN e membro esecutivo della World Anti-Communist League.

Nel 1991, alla Settima Grande Assemblea dell’OUN, la Stetsko fu nominata leader dell’OUN(B). Ha mantenuto tale incarico fino al 2000. Nel luglio 1991 si è trasferita in Ucraina. L’anno successivo, il 18 ottobre 1992 ha fondato il Congresso dei nazionalisti ucraini , che ha poi guidato fino alla sua morte. 

Fu eletta per la prima volta come deputato al Consiglio supremo dell’Ucraina nel 1997. È stata rieletta nel 1998 e nel 2002. Nel 1998 a Stetsko, come più anziano deputato della sessione del Consiglio supremo, fu assegnato il compito di guidare i parlamentari nel prestare giuramento di ufficio. Ne seguì un pandemonio, con i membri  comunisti e socialisti, che la consideravano una collaboratrice nazista per il suo ruolo dirigente nell’OUN

Slava Stetsko, vedova dell’ex primo ministro imposto dai nazisti, Yaroslav Stetsko, apre una sessione della Verkhovna Rada. Concludeva sempre i suoi interventi al grido della loro parola d’ordine «Gloria all’Ucraina!».

Nel 2010, su iniziativa dell’allora presidente ucraino Viktor Yushchenko, una targa in memoria per Yaroslava Stetsko è stata montata nella sua casa di Monaco di Baviera in Germania e un Museo è stato inaugurato il 24 agosto 2019 nel villaggio Yushkivitsi Zhydachiv vicino a Lviv/Leopoli.

Un’altra figura che fu fondamentale e decisiva in questo percorso di reinseminazione del morbo nazista in Ucraina fu Roman Shukhevychche fu comandante dell’Esercito Ribelle Ucraino alleato del Terzo Reich, che ebbe poi nel figlio Yurii Shukhevych un fondamentale prosecutore ed esecutore.

Roman Taras Yosypovych Shukhevych noto anche con il suo pseudonimo Taras Chuprynka, era nato il 30 giugno 1907, morto il 5 marzo 1950, è stato uno dei più importanti e fanatici nazionalisti ucraini, con un curriculum criminale tra i più sanguinari, fu comandante del Battaglione Nachtigalluptmann, del battaglione di polizia ausiliario tedesco Schutzmannschaft 201, capo militare dell’esercito insorto ucraino (UPA) e uno degli organizzatori dei massacri di Galizia-Volinia di circa 100.000 polacchi.

Nel 1925 Shukhevych si unì all’Organizzazione militare ucraina (UVO). Nel 1926 l’unità regionale dell’UVO ordinò a Shukhevych di assassinare il sovrintendente scolastico di Lwów, Stanisław Sobiński, accusato di “polonizzazione” del sistema educativo ucraino. Roman Shukhevych e Bohdan Pidhainy eseguirono l’assassinio il 19 ottobre 1926. 

Nel febbraio 1929 fu fondata a Vienna l’ Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN). Shukhevych, con il nome di “Dzvin” (campana), divenne un rappresentante dell’esecutivo ucraino.

Shukhevych fu a capo di un’ondata di attacchi e saccheggi contro proprietà e case polacche in Galizia nel 1930, che avevano lo scopo di provocare rappresaglie delle autorità polacche e di radicalizzare la società ucraina. 

Shukhevych nella sua militanza ha pianificato e partecipato ad attività terroristiche e numerosi omicidi pianificati dai nazionalisti ucraini come atti di protesta contro le politiche anti-ucraine. Tra  questi vi sono:

  • Campagne di espropri di uffici del governo polacco al fine di finanziare l’insurrezione, rapine in banca e assalti agli uffici postali o ai vagoni.
  • il 1 settembre 1931, assassinio di Tadeusz Hołówko, un politico polacco moderato, che sosteneva l’autonomia culturale per gli ucraini. Il suo omicidio causò uno choc tra la gente locale.
  • l’assassinio, il 22 marzo 1932, del commissario di polizia Czechowski
  • il fallito tentato assassinio del console sovietico a Leopoli
  • l’ assassinio del membro del parlamento e ministro degli affari interni polacco Bronisław Pieracki , che l’OUN aveva dichiarato responsabile dell’organizzazione di azioni di “pacificazione“. 
  • il 30 novembre 1932, assalto all’ufficio postale di Gródek Jagielloński con la partecipazione diretta di Shukhevych, in cui furono uccisi numerosi civili.

Shukhevych, con Stepan Bandera, Stepan Lenkavsky, Yaroslav StetskoYaroslav Starukh e altri, teorizzarono il concetto di “rivoluzione permanente”. Secondo il loro manifesto, il popolo ucraino, sfruttato da un occupante, poteva ottenere la libertà solo attraverso un continuo assalto al nemico. Shukhevych teorizzò l’idea che la rivoluzione fosse un conflitto senza compromessi o limiti per sconfiggere definitivamente il nemico.

Shukhevych fu uno dei teorici e fondatori della formazione dell’Esercito ucraino insurrezionale.  Dal 19 gennaio 1935 Shukhevych fu confinato nella prigione di Leopoli, incarcerato per la sua appartenenza all’esecutivo regionale dell’OUN e condannato a tre anni. Il 18 luglio Shukhevych fu anche accusato dell’omicidio di Pieracki e mandato nella prigione di Bereza Kartuska. Grazie all’amnistia del 1935 fu scarcerato.

Durante il processo di Varsavia contro l’OUN (18 novembre 1935 – 13 gennaio 1936) Shukhevych fu chiamato come testimone. Lì sostenne la sua intenzione di parlare solo in ucraino per il quale fu multato. Dopo aver salutato la corte con l’appello ” Gloria all’Ucraina“, Shukhevych fu nuovamente arrestato. 

Durante il processo a Leopoli contro l’OUN (25 maggio – 27 giugno 1936), fu accusato di tradimento, appartenenza all’organizzazione clandestina dell’OUN e condannato a tre anni di reclusione. Fu nuovamente rilasciato per amnistia il 27 gennaio 1937.

Nel novembre 1938, la Rutenia dei Carpazi ottenne l’autonomia all’interno dello stato cecoslovaccoShukhevych organizzò aiuti finanziari per il governo della neonata repubblica e inviò membri dell’OUN a fondare il Carpathian Sich . Nel dicembre 1938 attraversò illegalmente il confine dalla Polonia alla Cecoslovacchia, recandosi nella città rutena di Khust. Lì, con l’aiuto dei membri locali dell’OUN e dell’intelligence nazista, istituì il quartier generale per la lotta contro il governo centrale cecoslovacco. Nel gennaio 1939 l’OUN decise di spodestare il governo autonomo, che a loro appariva troppo filo-cecoslovacco. Il tentativo di colpo di stato avvenne nella notte tra il 13 e il 14 marzo, in relazione alla proclamazione dell’indipendenza slovacca, gestita dalla Germania. Con l’aiuto di simpatizzanti tra la polizia, gli insorti guidati da Shukhevych presero le armi della gendarmeria locale, ma i loro assalti alle guarnigioni dell’esercito cecoslovacco fallirono. Solo a Khust 11 combattenti OUN furono uccisi e 51 catturati. Poi, dopo la creazione dello Stato vassallo slovacco il 14 marzo, e l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei nazisti il 15 marzo, la Rutenia dei Carpazi fu invasa e annessa dall’UngheriaShukhevych partecipò attivamente al conflitto armato con le forze ungheresi.

Nell’autunno del 1939 Shukhevych si trasferì in Polonia, dove organizzava il trasporto illegale di documenti e materiali attraverso il confine sovietico-tedesco e fungeva da riferimento per le attività dell’OUN in Ucraina. Dopo che nel febbraio 1940 comando dei nazionalisti ucraini si divise in due tendenze, su concezioni diverse delle tattiche da tenere, il 10 febbraio 1940, l’organizzazione nazionalista si divise in due fazioni una guidata da Stepan Bandera e l’altra da Andriy Melnyk. Shukhevych divenne membro del Comando Rivoluzionario dell’OUN guidato da Bandera, prendendo in carico la sezione che si occupava dei territori rivendicati dagli ucraini, che dopo il patto Molotov-Ribbentrop erano stati presi dalla Germania (PidliashshiaKholm, Nadsiania e Lemkivshchyna). Contribuì a formare una potente rete per le le attività clandestine in Ucraina, con corsi di addestramento paramilitari, preparazione di quadri militari che poi sarebbero diventati il futuro esercito ucraino nazionalista. Shukhevych fu anche l’organizzatore del Secondo Grande Congresso dell’OUN che ebbe luogo nell’aprile 1941.

Nella primavera del 1943, l’ UPA dell’OUN -B lanciò una campagna di omicidi ed espulsioni contro la popolazione polacca della Volinia e all’inizio del 1944 contro i polacchi nella Galizia orientale. Ciò fu fatto come attacco preventivo, in attesa di un prevedibile conflitto polacco-ucraino sui territori contesi, che erano stati internazionalmente riconosciuti come parte della Polonia nel 1923.

Secondo lo storico americano Timothy D. Snyder, specializzato nella storia moderna dell’Europa centrale e orientale, Professor of History presso l’Università di Yale, membro permanente presso l’Istituto per le Scienze Umane di Vienna, oltre ad essere componente del Comitato sulla coscienza del Museo memoriale dell’Olocausto degli Stati Uniti, si stima che fino a 100.000 polacchi siano stati uccisi dai nazionalisti ucraini durante il conflitto e altri 300.000 siano stati costretti all’esilio, a causa della pulizia etnica. Secondo Snyder, 40.000-60.000 civili polacchi furono uccisi dall’UPA in Volinianel 1943 e circa 25.000 nella Galizia orientale.  Lo storico dell’Università dell’Alberta, Per Rudling ha affermato che Shukhevych comandava l’UPA durante l’estate del 1943, quando decine di migliaia di polacchi furono massacrati. 

Shukhеvych è morto in uno scontro armato con un gruppo operativo dell’MGB (Servizi sicurezza ucraini), nel villaggio di Bilohorshcha alla periferia della città di Lviv, il 5 marzo 1950 a 42 anni.

Nell’Ucraina del post Maidan, questo criminale di guerra, comandante del Battaglione Nachtigall, comandante del Battaglione di Polizia ausiliaria tedesco Schutzmannschaft 201, capo militare dell’Esercito insurrezionale ucraino (UPA) e uno degli organizzatori dei massacri di Galizia-Volynia di circa 100.000 polacchi, Shukhevich è ritenuto e celebrato come un eroe. Per i compleanni si svolgono raduni di commemorazione di massa in varie città ucraine. Il 23 ottobre 2001, il Museo storico di Leopoliha convertito la casa in cui Shukhevych è stato giustiziato in un museo commemorativo. Francobolli e monete sono stati coniati in suo onore, nel 100° anniversario della sua nascita. Postumo, è stato insignito delle più alte decorazioni dell’UPA: la Croce d’oro al merito di combattimento di prima classe e la Croce al merito in oro.

Nel giugno 2017, il consiglio comunale di Kiev ha ribattezzato la General Vatutin Avenue della città, in Roman Shukhevych Avenue.  Il 5 marzo 2021, il consiglio comunale di Ternopil ha nominato lo stadio più grande della città di Ternopil, come Stadio cittadino di TernopilRoman Shukhevych.

Nell’Ucraina “libera e democratica” di oggi, il figlio, nato nel 1933 a Leopoli, continuatore delle idee e valori del padre, Yurii Shukhevych, nelle elezioni parlamentari ucraine del 2014, Y. Shukhevych è stato eletto nel parlamento ucraino per il Partito Radicale. Prima è stato un leader riconosciuto delle formazioni neonaziste, nel dicembre 1990 fu eletto capo dell’Assemblea nazionale ucraina – Autodifesa nazionale ucraina, una formazione radicale fascista. Yuri Shukhevych ha anche trascorso oltre 30 anni nelle prigioni sovietiche. Nel 1944, quando l’ Ucraina occidentale fu liberata dall’Armata Rossa, fu arrestato con sua madre e mandato in Siberia, come familiari di nemici del popolo.

Nell’agosto 1994 Shukhevych si ritirò dalla vita politica attiva a causa di duri scontri con gli altri leader del partito. All’inizio del 2006 Shukhevych è tornato in politica ed è entrato nella lista elettorale dell’UNA-UNSO per le elezioni ucraine del marzo 2006 al numero 1. Ma il partito perse le elezioni totalizzando lo 0,06% del totale voti. Il 19 agosto 2006 Y. Shukhevych ha ricevuto il titolo di “Eroe dell’Ucraina“per le attività sociali e politiche a lungo termine in nome dell’indipendenza dell’Ucraina. Nell’ottobre 2006 UNA-UNSO ha rieletto Y. Shukhevych come suo presidente e poi anche nel giugno 2010.

Un articolo pubblicato dal portale della comunità ebraica internazionale “Defending History” ha riportato incredulo che l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) avrebbe giocato un ruolo rilevante nella riabilitazione dei criminali di guerra collaborazionisti nazisti ucraini.

In quel rapporto si rilevava che la questione del sostegno dell’USAID alla politica della memoria nazionalista ucraina va oltre ciò che era già difficile da credere. Per esempio una Conferenza sulle riforme in Ucraina,una conferenza per funzionari ucraini e stranieri, con membri dell’Unione europea, dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), del Gruppo dei Sette (G7), rappresentanti della società civile, membri del settore privato e think tank, tenutasia Kiev il 17-19 e 23-27 novembre 2019, che si è conclusa con un seminario sulla “politica nazionale della memoria”. Il forum di otto giorni fu sponsorizzato dall’USAID, insieme ad altre istituzioni.

Due dei quattro relatori per la politica della memoria, Ivan Patrylak e Yaryna Yasynevych, erano membri del Center for Research of the Liberation Movement (TsDVR), una “struttura di facciata ” dell’OUN-B, la fazione dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, fondata e guidata dal famigerato collaboratore nazista Stepan Bandera. Come documentato prima, profondamente antisemiti e massacratori di centinaia di migliaia di ebrei e polacchi durante la seconda guerra mondiale. Dall’inizio della Guerra Fredda, l’OUN-B ha lentamente ma instancabilmente manovrato gran parte della diaspora ucraina organizzata e subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica ha ripreso da dove si era interrotta in Ucraina. 

Ma per fare questo ha avuto il sostegno e la complicità occidentali.

In quella Conferenza tra i relatori principali vi erano il Dr. Ivan Patrylak, preside del dipartimento di storia dell’Università Nazionale Taras Shevchenko di Kiev, ex ricercatore TsDVR. La sua co-relatrice Yaryna Yasynevych coordinatrice del programma TsDVR, è moglie di Volodymyr Viatrovych, autore del famigerato “Historian Whitewashing Ukraine’s Past “. 

Nel 2012, Defending Historyha pubblicato una serie di articoli che trattavano della cosiddetta “Canadian Conference in Support of Ukraine” (CCSU), una coalizione di organizzazioni affiliate all’OUNB in Canada. Il TsDVR, già diretto da Viatrovych, è partner ufficiale e membro a pieno titolo dell’ente capogruppo della CCSU, un centro di coordinamento internazionale delle ONG Banderiste subordinato all’OUN-B e nota per avere sede a Toronto.

Yaryna Vasynevych è un membro del consiglio della Coalition Package of Reforms (RPR), finanziata dall’occidentedi cui fa parte anche il TsDVR. La RPR e il CCSU hanno condiviso molti degli stessi sponsor, inclusi, a titolo esemplificativo ma non completo, USAID, nonché l’Unione Europea, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite in Ucraina e i ministeri degli esteri danese e lituano.

Di queste reti internazionali fanno parte anche due gruppi giovanili affiliati all’OUNBl’International Ukraine Youth Association (CYM), fondata nel 1946 nella Germania occidentale e il Militant Nationalist Congress (MNK), che ha forti legami in Ucraina. Molti dei monumenti dell’OUNB nella diaspora ucraina si trovano nelle sedi del CYM.

L’MNK, è stato fondato nel 2001, originariamente concepito come l’ala giovanile del Congresso dei nazionalisti ucraini (KUN), che negli anni ’90 è stato il partito politico espressone dell’OUN-B clandestino. Il capo della filiale di Kiev dell’MNK, Dmytro Shved, ha il tatuaggio nazista Sonnenrod (“ruota solare“) sul gomito, vedere sotto, e il suo leader nazionale è stato coautore della rappresentazione teatrale dell’MNK profondamente antisemita “Rebel Vertep”, eseguita annualmente a tema dell’esercito ribelle ucraino UPA.

In una delle loro Conferenze pubbliche, dedicata alle politiche giovanili e moderato da Olena Podobied-Frankivska, che lavorava per il TsDVR, suo marito già leader del CYM di Kiev e noto antisemita, ha “accusato gli ebrei di essere i principali autori di crimini sovietici contro gli ucraini negli anni ’20 e ’30”.

Podobied-Frankivska è a capo dell’Associazione nazionale della gioventù ucraina (NUMO), una coalizione di diversi gruppi giovanili “patriottici”. Le principali organizzazioni che ne fanno parte membri includono Plast, la National Scouting Organization of Ukraine, CYM, MNK e National Alliance, un gruppo scissionista dall’MNK più estremista. 

Il leader antisemita MNK Solomiya Farion è un membro fondatore del consiglio di amministrazione del NUMO. Per quanto riguarda l’Alleanza nazionale, è organizzatore l’annuale festival di estrema destra Banderstadt (“città di Bandera “) a Lutsk, una città nella regione di Volyn, dove l’esercito ribelle ucraino dell’OUN-B iniziò la sua massiccia e barbara lotta etnica anti-polacca, campagna di pulizia etnica all’inizio del 1943. La violenta organizzazione neonazista “C14” è tra i partner del festival . 

Podobied-Frankivska è il “group manager” della coalizione RPR per le politiche giovanili, e il suo “esperto principale” è Yuzych Yurij, presidente del consiglio di Plast, il quale ha pubblicato diversi post su Facebook elogiando la memoria dei collaboratori nazisti, come Mykhailo Omelianovych-Pavlenko, capo dell’” Esercito di liberazione ucraino ” filo-nazista, Mykola Uhryn-Bezhrishny, un ufficiale delle Waffen-SS ucraine, e Slavko Kvaternik, fondatore del movimento fascista genocida Ustascia e primo ministro delle forze armate dello “Stato indipendente di Croazia“, alleato dei nazifascisti.

Negli anni del dopoguerra i nazionalisti ucraini tentarono un opera di “pulizia” e occultamento del loro criminale e feroce passato, cercando di cancellare o “revisionare” la loro storia e i loro atti. L’OUN si riconosceva come parte dei movimenti fascisti europei, pur definendosi nazionalisti ucraini si identificavano con le forze come gli Ustascia croati, la Guardia di Ferro rumena, il Fascismo italiano, il Partito delle Croci Frecciate – Movimento Ungarista ungherese, la Comunità Fascista Nazionale cecoslovacca, il Partito fascista russo all’estero, oltre al nazismo tedesco, movimenti a cui i radicali fascisti ucraini si ispirarono profondamente e che ammiravano massimamente per il loro autentico antisemitismo e razzismo pianificato.

Negli anni ’50,si dette vita ad un opera di “ripulitura” storica dei documenti interni e programmatici dell’OUN e dell’UPA, cercando di celare tutti le parti programmatiche nazifasciste e cercando di far risaltare solo gli aspetti nazionalisti ucraini. Ad esempio, nel 1955, la direttiva che imponeva ai membri dell’OUN, il saluto nazifascista con la mano alzata è stata negata come infondata.

Questa operazione pianificata e minuziosa, fu compiuta da esponenti di rilievo della diaspora ucraina che avevano prestato servizio nell’OUN e che nel 1944 erano fuggiti insieme ai tedeschi. Fino alla fine degli anni ’40 vissero nei campi per sfollati nella Germania Ovest, per poi recarsi in Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre altri rimasero in Germania. Furono questi a cercare di riscrivere la loro storia e riprodurre documenti ritagliando, tra le altre cose, anche il loro saluto fascista.

Nella realtà è ampiamente documentato e dimostrato agli atti, che Bandera e gli altri membri dell’OUN-UPA, già negli anni ’30 avevano pianificato che il programma politico dell’OUN era la pulizia dell’Ucraina da polacchi, ebrei e comunisti, o ucraini con opinioni contrarie al nazionalismo radicale. Nel 1940 e nel 1941 Bandera e l’OUN prepararono la loro rivoluzione nazionale, parte della quale consisteva nella necessità di una pulizia etnico politica del territorio. Su queste basi nell’estate del ’41 si dispiegarono i pogrom ebraici. L’OUN voleva costruire uno stato fascista ucraino su un terreno pulito da elementi estranei ad esso.

Nell’Ucraina sovietica e post sovietica, il problema principale nello riscrivere una “riscrittura” del genere, è che non si adatta alla realtà ed è documentativamente impossibile. Anch’essi sanno che tutto è basato su documenti, su cosa è successo storicamente ed è noto a tutti coloro che hanno una minima conoscenza storica e sanno come studiare e scrivere la storia. Ma i radicali moderni, nipotini e prosecutori dei criminali di allora, rifiutano di discuterne, dicendo che è una discussione di propaganda politica. Nei loro discorsi e documenti programmatici si rifiutano di affrontare il tema dello sterminio degli ebrei. Non trattano o menzionano il massacro di Volyn. Questi argomenti vengono indicati come propaganda russa, comunista o ebraica. 

Nella realtà storica contemporanea decine di studiosi europei, polacchi, inglesi, svedesi, statunitensi e altri, hanno ulteriormente documentato, quanto in URSS è sempre stato asserito storicamente, con libri, ricerche, convegni, seminari di storia dello scorso secolo, i programmi, le azioni, la pratica feroce e criminale che hanno contraddistinto la storia del nazionalismo nazifascista ucraino.

Uno di questi è il Dr. Per Anders Rudling dell’Università di Lund, in Svezia, che in un suo articolo dell’ottobre 2012, sulla storia e la mitologia nazionalista delle Waffen SS Galizie ucraine: “ The 14. Waffen-Grenadier-Division der SS (Galizische Nr. 1) Revisited”, ha ulteriormente documentato con altre prove, il ruolo e i crimini di questi feroci e fanatici criminali.

La quattordicesima divisione granatieri delle Waffen-SS, nota come Waffen-SS Galizien, è stata una formazione di volontari ucraini formata nel 1943. Nella mitologia ultranazionalista ucraina di oggi, l’unità è raffigurata come combattenti per la libertà che hanno combattuto per un’Ucraina indipendente, la sua collaborazione con la Germania nazista viene liquidata come “propaganda sovietica”. Nel documento del Professor Rudling, egli dimostra come“…negli ultimi anni del duemila, c’è stato un crescentedivario sempre più ampio tra il mito rappresentato dai radicali ucraini e l’immagine che emerge dai materiali d’archivio. Questo articolo rivisita la storia di questa unità, con un focus particolare sugli aspetti della sua storia che i creatori di miti omettono o negano: i suoi fondamenti ideologici, la sua fedeltà ad Adolf Hitler e il coinvolgimento di unità della divisione nelle atrocità e i massacri contro i civili nel 1944…”.

Il documento è disponibile gratuitamente presso la casa editrice Routledge (Taylor and Francis Group) all’indirizzo:  http://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/13518046.2012.705633 Ar

Anche un altro storico, Jared McBridedell’Università di Los Angeles in California, ha scritto un’ analisi minuziosa delle atrocità dell’UPA e dell’OUN.

Nel 1949, la Corte Suprema dell’URSS condannò Bandera in contumacia alla pena capitale: la pena di morte. E nel 1959, l’ufficiale del controspionaggio sovietico Bogdan Stashinsky, dopo aver seguito Bandera per diversi mesi, lo eliminò con una dose letale di cianuro di potassio a Monaco di Baviera, causato dal colpo di una pistola speciale in dotazione ai servizi segreti sovietici, caricata con fiale di vetro contenenti cianuro di potassio, dove aveva a disposizione ben 6 appartamenti e 4 uomini di scorta in modo ininterrotto.

Con la dissoluzione dell’URSS, DOVE IL 71,48 % degli UCRAINI ERA CONTRARIO (!!!), il paese entra in un processo di impoverimento e immiserimento sociale, economico, culturale e politico che ha portato l’Ucraina alla situazione di oggi. E dove le forze e l’ideologia neonazista hanno avuto ed hanno un ruolo preponderante e decisivo, come strumenti di strategie straniere, a cui sono asserviti e di cui sono strumenti antinazionali, riuscendo ad egemonizzare e coinvolgere anche la dissidenza antisovietica nel paese.

Approfittando del caos politico e istituzionale di quegli anni, verso la fine degli anni ’80, varie forze ispirate all’OUN, cominciarono a riemergere semi legalmente, sotto varie spoglie, nella RSS Ucraina. La legalizzazione ufficiale dell’OUN avvenne all’inizio degli anni ’90 e l’OUN (b), fu legalizzato sotto forma del partito politico “Congresso dei nazionalisti ucraini” (KUN) e l’OUN (m), sotto forma di socio-movimento politico omonimo, dopodichè è stato un proliferare di associazione e partiti, sempre più apertamente dichiaratasi eredi dell’OUN e dell’UPA.

Tra le organizzazioni politiche e culturali e istituzioni accademiche fondate in quegli anni, una delle più rilevanti è l’Istituto per lo studio del movimento di liberazione (fondato da veterani dell’OUN), guidato da Volodymyr Viatrovychche è uno dei negazionisti più popolari, circa la partecipazione dei nazionalisti ucraini di OUN e UPA all’Olocausto e agli altri crimini di massa. Viatrovych e i suoi organismi teorizzano che l’OUN era solamente un …”movimento di liberazione nazionaldemocratico“. Uno dei più noti leader dell’OUN e vicepresidentedel Congresso mondiale ucraino vive in Australia ed è cresciuto nella diaspora ucraina, nei circoli nazionalisti degli emigranti politici ucraini che commemorano Bandera, i veterani dell’OUN, delle Waffen -SS Galizien  e gli altri criminali nelle chiese e nei raduni politici. 

Nel 2007, l’allora presidente ucrainoV. Yushenkocon il decreto N. 965/2007 assegnò a R. Shukhevic, riconosciuto criminale di guerra dei Tribunali europei, il titolo di “Eroe dell’Ucraina”.

In un rapporto del George Washington Institute of Public Policy pubblicato negli USA, si rileva come le forze neonaziste ucraine, ufficialmente continuatrici dell’OUN/UPA, sono profondamente  infiltrate  sia nel governo che nelle istituzioni ucraine, oltrechè nelle strutture statali delle forze dell’ordine e dell’esercito.  Nel rapporto si afferma che la Hetman Petro Sahaidachny National Army Academy, il principale istituto di addestramento militare dell’Ucraina, supportato e finanziato dall’amministrazione statunitense, era anche la sede del gruppo di estrema destra neonazista Centuria Nera.

Nelle strategie delle attività dei nazionalisti ucraini, il loro lavoro non si limita al territorio ucraino, ma promuovono attivamente le idee naziste anche nei paesi occidentali. Secondo il quotidiano statunitense Politico, il Battaglione Azov, guidato da un ex membro del parlamento ucraino, Andriy Biletsky , ha svelato un legame di questi con il Nordic Resistance Movement, un gruppo neonazista con sedi ufficiali operanti in Svezia, Finlandia e Norvegia. Uno dei fondatori del movimento Rise Above Movement (RAM), un gruppo militante illegale della California meridionale, descritto negli USA come un movimento di neonazisti violenti e fascistinazionalisti bianchisuprematisti bianchidi estrema destra, il suprematista bianco americano Robert Rundo è stato tra gli invitati a partecipare a un incontro con i membri di Azov. Il suprematista bianco statunitense è anche salito sul ring per un combattimento dimostrativo e al termine ha ringraziato i presenti al grido di “Slava Ukrayini!” (Gloria all’Ucraina). Il tour di presentazione a Kiev della RAM, che era per celebrare il compleanno di Adolf Hitler e diffondere il suo programma di Alt-Right ( Destra Alternativa), ha accomunato i due gruppi radicali. Poco dopo questi eventi Rundo ha ricevuto una nuova denuncia penale dell’FBI contro di lui che ha poi portato ad un breve arresto. Nell’accusa, l’agente speciale Scott Bierwirth ha scritto che: “ si ritiene che l’ala militare di Azovabbia partecipato all’addestramento e alla radicalizzazione delle organizzazioni di supremazia bianca con sede negli Stati Uniti“.

Nello stesso articolo di Politico, si attesta che esiste un collegamento tra questa milizia e Brenton Tarrant, il suprematista bianco australiano che ha ucciso 51 musulmani in un attacco a una moschea a Christchurch, in Nuova Zelanda. Si riferisce anche che il veterano dell’esercito americano Craig Lang, ricercato per l’uccisione di una coppia in Florida nel 2018, era stato attivo in prima linea nell’Ucraina orientale, dove aveva combattuto dalla parte di Kiev.

Anche secondo il sito di giornalismo investigativo USAProPublica per i radicali ucraini i benefici delle relazioni con le altre formazioni internazionali hanno prodotto molti effetti di utilità. Soprattutto hanno segnato un passo avanti verso la legittimazione di Azov tra i suoi omologhi in Occidente e ha avviato quello che sembra essere un suo progetto: l’espansione del movimento all’estero. Olena Semenyaka, la segretaria internazionale dell’ala politica di Azov, il Corpo nazionale, in una intervista a Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RFL) ha dichiarato: “Pensiamo e agiamo a livello globale“.

Anche in un rapporto pubblicato nel 2019 dal titolato Soufan Center (esperti e ricercatori vicini all’FBI) con sede negli Stati Uniti, che si concentra sulle sfide della sicurezza globale e sulle questioni di politica estera, si documenta che  “l’Ucraina è emersa come un hub nella più ampia rete dell’estremismo transnazionale della supremazia bianca, attirando combattenti stranieri da tutto il mondo mondo. Laddove i jihadisti si recano per combattere in luoghi come la Siria, i suprematisti bianchi ora hanno il loro teatro in cui imparare a combattere: l’Ucraina, dove il conflitto tra separatisti filo-russi e forze governative ucraine infuria dal 2014, attirando combattenti da tutto il mondo che stanno combattendo da entrambe le parti. Ricerche recenti mostrano che circa 17.000 stranieri provenienti da 50 paesi, compresi gli Stati Uniti, sono andati a combattere in quel conflitto”. Tuttavia, la richiesta  avanzata  da 40 parlamentari del Congresso degli Stati Uniti di inserire ufficialmente il battaglione Azov , che era stato incorporato nella Guardia nazionale ucraina nel novembre 2014, nell’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere degli Stati Uniti, non è stata accolta e nemmeno il divieto imposto ai finanziamenti ad esso e altre milizie neonaziste ucraine è stato deliberato.

Nel 2004, l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, insieme al Congresso dei nazionalisti ucrainiall’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (rivoluzionaria) e all’Associazione tutta ucraina “Svoboda” , aveva sostenuto Viktor Yushchenko alle elezioni presidenziali.…Nel gennaio 2010, Stepan Bandera fu insignito, postumo, con decreto75/2010, dell’onorificenza di Eroe dell’Ucraina dal presidente Juščenko, alla presenza del nipote Stepan Bandera jr, con la condanna del Parlamento europeo e le proteste del governo russo, oltre che della comunità ebraica. Il Consiglio di Stato della Repubblica di Crimea fece ricorso alla Corte Costituzionale dell’Ucraina contro la decisione, ma il fu dichiarato inammissibile il 5 aprile 2010.

Il 2 aprile 2010, la Corte Amministrativa Distrettuale di Donetsk  dichiarò nullo quel decreto di intitolazione, in quanto Bandera non ebbe mai ufficialmente la cittadinanza ucraina (fu un cittadino dell’Impero Austro-Ungarico, della Seconda Repubblica Polacca e poi un apolide, ma non ebbe mai la cittadinanza della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, predecessore legale dell’attuale Stato Ucraino); un ricorso contro questa sentenza fu respinto dal Tribunale Amministrativo Superiore dell’Ucraina nel gennaio 2011, rendendo la decisione definitiva.

Numerose piazze e vie sono a lui sono oggi intitolate in Ucraina, e sono state innalzate anche delle statue che lo ritraggono. Dopo l’indipendenza ucraina del 1991 e, in particolar modo dopo la rivoluzione arancione del 2004 e la guerra nel Donbass del 2014, sulla spinta del movimento EuroMaidan e dei movimenti di destra, anticomunisti e russofobi, Bandera è assurto al livello di eroe nazionale, ad eccezione che per le minoranze russa, polacca, ebraica, rutena, ungherese, rumena, che lo considerano un criminale di guerra.

Nel 2013 iniziò il processo politico prefissato di fascistizzazione, dove prendono corpo le proposte di legge che diverranno, passo dopo passo, una distruzione di tutti i presupposti di una società democratica e la pianificazione di una politica e una cultura dell’odio feroce, che ha poi portato alla situazione di oggi e alla guerra civile, dove le forze nazifasciste, organizzate anche militarmente e finanziate dagli USA (come oggi è documentato), prendono in mano la scena politica ucraina e con campagne di violenza e terrore pianificati, l’hanno portata alla tragedia attuale.

La legge della Decomunizzazione

Prima spinta alla decomunistizzazione ci fu con la rivoluzione arancione e la presidenza Juščenko: questi infatti, tra il 2007 ed il 2009 promulgò una serie di decreti coi quali si imponeva la rimozione dei monumenti e memoriali dedicati a personalità dell’Unione Sovietica o della memoria antifascista della Grande Guerra Patriottica. A seguito di questi decreti vennero abbattute dalle autorità altre 500 statue di Lenin, ma già negli anni precedenti, erano iniziati gli attacchi o distruzioni, sempre da bande di neonazisti contro statue sovietiche o della lotta antinazifascista. La decomunistizzazione subì una battuta d’arresto con l’elezione di Viktor Janukovyč, che durante la sua presidenza incentivò la costruzione di monumenti legati alla Grande Guerra Patriottica e fece approvare una legge per introdurre la bandiera della Vittoria per propiziarsi la parte maggioritaria del paese legata al  passato sovietico.

Tra la fine del 2013 e la fine del 2014 furono distrutti o rimossi 552 monumenti a Lenin e altre centinaia di monumenti dedicati a esponenti sovietici.

Il 9 aprile 2015 la Verchovna Rada approvò il “pacchetto decomunistizzante“, quattro leggi con le quali, oltre a celebrare ufficialmente “qualsiasi organizzazione che abbia combattuto per l’indipendenza dell’Ucraina nel XX secolo“, leggesi i nazisti collaborazionisti del Terzo Reich, si misero al bando la propaganda ed i simboli comunisti, in quanto espressione di regimi totalitariLe leggi anticomuniste furono poi firmate dal presidente Porošenko il 15 maggio e pubblicate sulla Holos Ukraïny, entrando in vigore il 21 maggio. Le nuove norme prevedevano anche la rimozione di ogni simbolo del passato sovietico e del comunismo in genere (statue, slogan, stemmi, bandiere, ecc.). Una delle quattro leggi sostituì in ogni contesto ufficiale la definizione “Grande Guerra Patriottica” con “seconda guerra mondiale” Vennero anche rimosse le stelle a cinque punte dalle spalline dei militari.

I golpisti di EuroMaidan arrivarono ad un tale stadio di disumanità e vergognosità, che da solo può far capire la loro disumanità ed etica barbarica: nel maggio 2015, proposero di distruggere il memoriale di Babiy Yar a Kiev, dove 100.000 civili furono assassinati come bestie al macello, dai loro nonni banderisti, collegandolo al processo della “decomunizzazione”.

Nel 2017 furono rimossi 2389 monumenti sovietici. La gran parte di queste sculture furono distrutte o fuse.

si riferisce al licenziamento dai pubblici uffici dei dipendenti statali che avevano prestato servizio durante il mandato del Presidente ucraino V. Yanukovich. Questa misura era stata avviata sotto il presidente P. Poroshenko, dopo che Yanukovich fu rimosso con il golpe di EuroMaidan nel 2014. Questa lustrazione (nel vocabolario significa eliminazione delle impurità) è stata anche applicata a tutti i dipendenti pubblici che erano stati iscritti al Partito Comunista dell’URSS prima del 1991. Per gli iscritti o militanti comunisti dei nostri tempi, il problema è stato semplificato: è stato messo fuorilegge il Partito Comunista ucraino in toto. Un partito che prendeva tra il 10 e il 15%, oltre ad una base di massa nei sindacati, anch’essi decapitati in tutte le sue dirigenze.

Il 16 settembre 2014 il parlamento ucraino in terza lettura ha adottato la legge sulla lustrazione e quindi ha poi approvato il disegno di legge entrato in vigore il 16 ottobre 2014.

VERSO IL GOLPE

Nel gennaio 2013, Eleonora Groisman presidente del Consiglio indipendente ucraino delle donne ebree lanciò un appello internazionale sull’antisemitismo in Ucraina

L’autrice dirigeva anche il quotidiano Jewish Kiev.

Appello ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali governative e non governative da parte di un gruppo di organizzazioni sociali e cittadini di diversi paesi, preoccupati per la crescita dell’antisemitismo in Ucraina:

Nelle elezioni del 2012 alla Verkhovna Rada è passato il partito nazionalista di estrema destra Svoboda. Ad oggi la frazione Svoboda conta 37 parlamentari, su un totale di 450 parlamentari.

Per molti anni, Svoboda ha utilizzato attivamente la retorica antisemita e xenofoba per attirare gli elettori. Così, nel 2004, Oleg Tyagnibok, il leader del partito, mentre elogiava i soldati dell’esercito ribelle ucrainoUPA, disse che stavano combattendo “contro i moscoviti, i tedeschi, gli Zhids (Yids) e gli altri demoni che volevano impadronirsi dell’Ucraina”. Tyagnibok in seguito disse che non si sarebbe scusato per averlo detto. Altri membri del partito Svoboda hanno espresso espressioni simili, poiché ci sono ampie prove nei media, nei video delle dimostrazioni e nelle fiaccolate dei membri del partito, che cantavano slogan xenofobi e antisemiti.”.

Nel 2013, dai primi mesi, le forze popolari, progressiste e sociali ucraine, dai sindacati ai comunisti, da movimenti di opposizione sociale ai socialisti, scesero ripetutamente in piazza per protestare contro il governo, con scioperi, manifestazioni per la difesa dello stato sociale, delle pensioni, contro la corruzione e le politiche economiche antipopolari. I partiti progressisti e patriottici proposero un Referendum sulle questioni UE, NATO, FMI, ma non ci fu mai risposta. Forse anche perché, dai sondaggi indipendenti di allora risultava che il 58% degli ucraini era favorevole all’Unione Doganale con la CSI e la Russia, ed il 38% era per la UE.

Il 26 novembre 2013 il presidente ucraino Janukovich, si reca a Vilnius in Lituania col mandato del suo governo di disponibilità ad un accordo con l’UE, ma date le proposte capestro richieste all’Ucraina, privatizzazioni devastanti di industrie, sanità, scuola, eliminazioni dei dazi, blocco dei salari, blocco della produzione agricola e riduzione al 5% della bilancia commerciale, riduzione di 400.000 posti in esubero, tagli alle spese sociali e statali, investimenti della UE come prospettiva di 1 miliardo di dollari, mentre quelli degli scambi con la Russia erano di 15 miliardi. Inoltre lacessazione dello status di neutralità militare dell’Ucraina, sancita dopo lo scioglimento dell’URSS nel 1991, con l’avvio del partenariato con la NATO.

Di fronte a questecondizioni Janukovich dichiara che erano un ricatto, non una proposta di accordo, e che se le accettasse la popolazione si sarebbe rivoltata con una insurrezione giustificata.

Ma non servì a nulla neanche questo, il “laboratorio Ucraina” pianificato e creato nelle capitali occidentali e dalla NATO, aveva già in vitro il virus di “EuroMaidan”, con tutte le tragedie per il popolo ucraino di cui oggi si vedono i tragici esiti.

Tutto questo è confermato dal documento 10kyiv278 ( cavo diplomatico), rivelato tra altri documenti relativi a NATO e golpisti ucraini di EuroMaidan da Wikileaks di Julien Assange. Sarebbe utile chiedere ai sostenitori “democratici” e difensori dei “diritti umani” nostrani, dei neonazisti ucraini golpisti, come facciano a stare dalla parte di questi criminali e nello stesso tempo, farisaicamente difendere Assange. Forse perché sono culturalmente e politicamente intrisi fino all’osso di “ingenuità”? O forse di “ipocrisia”? O forse molti di banalissima “malafede”.

Da qui inizia il percorso pianificato che sfocerà nel colpo di stato del 24 febbraio successivo.

In novembre scendono in campo le forze nazifasciste al servizio dell’interesse straniero, dirette da USA, Turchia, Israele, UE, come oggi è documentato, che approfittando della crisi che avanzava e di un giustificato malcontento della popolazione, strutturano le proteste in modo organizzato, paramilitare e poi militare. La piazza Maidan diviene l’epicentro del processo di colpo di stato, dove convergono e occupano in forme paramilitari e poi armate, tutte le forze e gruppi nazifascisti come Svoboda (l’ex Partito Socialista Nazionale), Pravy Sektor, Trident Bandera, Garda Nera, Garda Nationala, Fazione Destra, Centuria Nera, UNA-UNSO, Partito Patrioti Ucraino, Sech Carpatica, oltre a centinaia di terroristi o mercenari delle elite occidentali, oltre alle bande di terroristi come il gruppo terrorista dei Tatari della Crimea HIZB ut Tahir, reduci dall’Afganistan, dalla Cecenia, 350 reduci ucraini volontari in Siria al fianco dell’ISIS, un gruppo di mercenari di elite israeliani del gruppo Delta, oltrea centinaia di funzionari e agenti dei vari servizi di intelligence occidentali. Il tutto sotto la direzione supervisione della CIA , dell’Ambasciata USA a Kiev e fa “figure non ucraine”, come verranno poi definite, successivamente dai media internazionali. Oggi è tutto documentato e pubblico. Per esempio laBild ( il più diffuso giornale tedesco), ha riportato da fonti del Ministero degli Interni tedesco, che, la CIA e l’FBI ebbero un ruolo di primo piano negli accadimenti di EuroMaidan. O anche le dichiarazioni dell’oligarca ucraino Taruta, uno dei fautori e finanziatori di Maidan, il quale in una intervista televisiva ha placidamente ammesso che “ …gli avvenimenti di Maidan erano stati rigorosamente pianificati, organizzati e finanziati dall’estero…”.

Il 1° dicembre vengono assaltati, saccheggiati e devastati a Kiev il Municipio, Ministeri, sedi sindacali e dei partiti di sinistra, dei movimenti antifascisti e dei Veterani della Lotta di liberazione contro il nazifascismo, ovunque compaiono i simboli nazisti e le immagini dei criminali di guerra ucraini collaboratori del nazismo, da Bandera, Shukhevych, Svetko e tutti gli altri, mentre vengono attaccati e spesso distrutti i monumenti antifascisti.

In tutti i video e fotografie di quei momenti si può notare che la polizia in piazza non aveva armi, ma utilizzava solo scudi e manganelli, di fronte ad una furia e violenza bestiali. Fino al golpe, la polizia ha adottato una tattica di contenimento della piazza e di non azione offensiva, aspetto che, alla luce di ciò che è accaduto poi, ha sollevato molti dubbi, critiche, interrogativi e retroscena interpretativi.

Il 19 gennaio 2014, vengono attaccati in piazza i poliziotti, alcuni vengono bruciati vivi come torce umane, a un altro viene cavato un occhio, massacrato di botte e poi lasciato morire con intorno i banderisti che ballano e cantano. TUTTO documentato da video e foto, tra l’altro tratte dai social dei gruppi neonazisti, che si auto glorificavano di questi atti eroici.

Il 20 febbraio, la Rada il Parlamento ucraino, viene assaltato da centinaia di uomini armati che picchiano e feriscono quei parlamentari che non erano scappati. Nel paese simultaneamente oltre 300 sedi di partito, sindacali e antifasciste vengono attaccate, incendiate e chiuse.

Alcuni parlamentari e funzionari del Ministero degli interni, denunciano che a Kiev in Piazza Maidan sono concentrati 20.000 miliziani neonazisti armati con pistole, mitra, molotov, asce.

Il 21 febbraio viene trovato un accordo tra il governo e l’opposizione parlamentare, sottoscritto con la presenza dei Ministri di Francia, Germania e Polonia, che stabiliva:

Dimissioni del Governo in carica e del Presidente,nuove elezioni, un governo di transizione interpartitico, Terza Amnistiain tre mesi, per i reati di piazza, Referendum consultativi su vari temi costituzionali, in cambio della cessazione delle violenze e il disarmo dei manifestanti.

A questo punto TUTTI i presunti obiettivi o richieste erano stati conquistati, la contrapposizione e le violenze potevano rientrare, c’era stata una vittoria politica della piazza, su tutte le questioni. Si poteva tornare a confronti civili e democratici, e a cercare di migliorare le condizioni sociali ed economiche della popolazione e del paese.

INVECE NO.

Il 22 febbraio, durante una manifestazione pacifica, alcuni cecchini non identificati, appostati su tetti di hotel e palazzi, ma immediatamente indicati dai leader neonazisti e dell’opposizione, come appartenenti ai Berkut, servizi speciali ucraini. 94 manifestanti resteranno morti sul terreno e altre decine feriti.

Una azione senza motivi logici o militari da parte della polizia, soprattutto una azione senza senso, visto che era stata trovata, dopo oltre 90 giorni di violenze sanguinarie e criminali, un processo di pacificazione e riconoscimento delle rivendicazioni dei manifestanti.

Se fatta dalle forze governative, una azione a dir poco dissennata politicamente e auto distruttiva, completamente contraria ai propri interessi. Perché l’avrebbero fatto dopo l’accordo e la tregua, e non nei mesi prima di violenza e ferocia dispiegata?

Ma la verità emerge poco dopo, per un casuale “incidente di percorso”. Urmas Paet, parlamentare europeo dell’Estonia, uno dei paesi più filo occidentale e antirusso, viene intercettato in una sua telefonata con la responsabile UE della politica estera C. Ashton, dove gli rivela di un colloquio con Olga Bomolets una stimata dottoressa, nota esponente dell’opposizione e partecipante in Piazza Maidan come responsabile delle attività sanitarie per i manifestanti. In questa telefonata Paets riferisce alla Ashton che “ la Bomolets mi ha detto che, in base alla sua esperienza professionale di medico, secondo lei le vittime del massacro dei manifestanti di Maidan non sono imputabili alla polizia o al governo, ma che i cecchini provenivano dalle fila di EuroMaidan, ci sono le prove che ho personalmente vagliato sono inequivocabili. Non è stato Yanukovich a ordinare il massacro è stato qualcuno della coalizione di piazza. Olga mi ha mostrato delle foto, mi ha fatto parlare con alcuni medici e ho visto le perizie medico legali. Sono stati uccisi dallo stesso tipo di pallottole, con le stesse angolazioni di fuoco, la stessa firma sui bossoli e le stesse striature dei proiettili. E non appartengono alla polizia ucraina… ”. Mentre la Ashton ha una reazione quasi di indifferenza di fronte a queste rivelazioni sconvolgenti che riguardano la vita di 94 cittadini, Paets dimostra un etica, un’onestà intellettuale e un coraggio non comuni tra i politici, diciamo pure rarissimi. Egli chiese una indagine ufficiale e indipendente su quei tragici avvenimenti e il 24 marzo conferma in Televisione l’autenticità dell’intercettazione e la denuncia dei fatti. Il settimanale Panorama.it ricostruisce gli eventi e avalla tutto come vero e provato.

Sui media internazionali occidentali che avrebbero dovuto giornalisticamente immergersi, in una notizia così scioccante, tutto viene fatto passare in poche righe o dispacci, mentre il parlamentare estone viene “dimenticato” e di fatto “silenziato”.

Così ha denunciato i fatti a funzionari della Croce Rossa che lo hanno visitato“ Io, Vasilko Rostislav Stepanovich, primo segretario del comitato cittadino di Lvov del Partito Comunista dell’Ucraina, a Kiev, sono stato picchiato ferocemente dai banderisti.. Mia madre è perseguitata, i miei figli sono minacciati. Minacciano di uccidere me e mia moglie. Aiutateci a trovare asilo politico in un altro paese. Il 22 febbraio 2014, dalle 11:00 alle 23:00, i Maidaniti mi hanno torturato nel Parco Mariinsky, mi hanno infilato aghi sotto le unghie, mi hanno picchiato con bastoni, pugni, mi hanno perforato il polmone destro, hanno rotto tre costole, un setto nasale e un osso facciale. Mi hanno spaccato il cranio. Ho ricevuto una commozione cerebrale di secondo grado. Sono tutto blu.Mi fanno punture nel midollo spinale. Criminali nazisti! Hanno rubato tutto nella mia casa, portato via documenti, denaro, una catena d’oro con una croce. Chiedo aiuto umanitario“.

ECCO PERCHE’ EuroMaidan è stato un GOLPE pianificato. Tutto ormai documentato e verificabile da qualsiasi persona intellettualmente ed eticamente onesta, indipendente e libera di pensiero, al di là di posizioni politiche o partitiche.

Nel 2015, l’EIR ( Executive Intelligence Review) di Washingtontra molte altre istituzioni e media occidentali,dopo una studio inchiesta, sancìche “ l’occidente aveva sostenuto e supportato un golpe Neonazista in Ucraina”.

Una cosa è certa, il colpo di stato di EuroMaidan ha portato al potere un governo che rappresenta oligarchi criminali ed estremisti radicali. Tra i suoi esponenti molti leader sono apertamente e pubblicamente neonazisti. Questo dato rappresenta la prima volta dalla seconda guerra mondiale, che in Europa, politici che si rifanno e ispirano direttamente al Terzo Reich vengono portati al potere.

Ricostruendo una serie di passaggi storici avvenuti nel paese dopo la distruzione dell’URSS, si può capire come la “questione Ucraina” sia stata pianificata ed elaborata in USA e nelle capitali occidentali: nel 1997 il politologo statunitense e mente pensante dell’establishment statunitense, Zbigniew Brzezinski, anche membro della potente e strategica Trilateralnel suo libro“La grande scacchiera” scriveva: “ Gli stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbakistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Ma è l’Ucraina è lo stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia…Senza l’Ucraina, la Russia non è altro che una potenza asiatica. Se la Russia riprende il controllo dell’Ucraina, dei suoi 52 milioni di abitanti, delle ricchezze del sottosuolo e del suo accesso al Mar Nero, essa ritornerà ad essere una grande potenza che si estende su Europa e Asia…”.

Confermata poi anche dal Congresso USA, che nel 2007 approvò una risoluzione con la quale autorizzava “…l’aiuto degli Stati Uniti per assistere l’Ucraina nella preparazione di una possibile adesione alla NATO …”. NEL 2007 si parlava già di NATO!

E nel 2008 George Bush allora presidente USA, nel vertice di Bucarest in Romania, dichiarò di “ offrire un forte sostegno alla richiesta dell’Ucraina di ricevere dalla NATO un Piano d’azione per l’adesione”.

Nel 2014Daniel Larison, autorevole giornalista del “The American Conservative”, riportò un documento interno dell’AEI ( American Enterprise Institute), una delle Fondazioni più influenti a Washington, consulente delle Amministrazioni della Casa Bianca ai tempi di Clinton e Bush, così scriveva: “ …Tutti sappiamo che i sondaggi sono un bluff…tutti sappiamo che i dimostranti vengono portati in piazza. Ma l’occasione è di quelle ghiotte e non va sprecata. Nell’interesse degli Stati Uniti…bisogna esportare la democrazia in Ucraina, una democrazia lontana da Mosca e da Putin. Bisogna sfruttare le loro debolezze…Ci vogliono incidenti, vittime, immagini forti in grado di colpire l’immaginazione compassionevole dell’opinione pubblica occidentale”.

L’agenzia di stampa ebraica JTA di New York , mesi dopo il golpe a Kiev, ha intervistato Delta, nome di battagliadi uno dei capi militari della “rivoluzione ucraina”. Delta è un veterano dell’esercito israeliano, specializzatosi nel combattimento urbano nella Brigata di fanteria Givati, impiegata nell’operazione Piombo Fuso a Gaza, tra cui il massacro di civili bel quartiere di Tel el Hawa. Dopo essere rientrato anni prima del 2014 in Ucraina, sotto le spoglie di uomo d’affari, ha dichiarato di avere formato e addestrato insieme ad altri ex militari israeliani il plotone “Caschi Blu di Maidan”, insegnando a Kiev le tecniche di combattimento urbano sperimentate a Gaza.

Il suo plotone ha dichiarato a JTA, era legato a Svoboda, noto partito neonazista ucraino, tra i protagonisti degli eventi a Piazza Maidan.

L’agenzia JTA e altre agenzie israeliane avevano confermato le notizie riguardanti la presenza in Ucraina di specialisti militari israeliani, rivelando che diversi feriti negli scontri con la polizia a Kiev, furono subito portati in ospedali israeliani, evidentemente per impedire che si svelassero le presenze di agenti stranieri nella piazza. Questo avrebbe confermato le denunce delle legittime autorità al governo che ribadivano questa realtà.

Tutti questi “pezzi” di verità sommati, anche grazie al lavoro di J. Assange e di Wikileaks, hanno gettato la luce della verità sul golpe di EuroMaidan. Sul modo in cui è stato pianificato, preparato e attuato, dimostrando con fatti e documentazioni inoppugnabili come ci sia stata una regia straniera, diretta da USA e NATO; che attraverso la CIA e altri servizi segreti hanno reclutato, finanziato, addestrato e armato i militanti neonazisti, che poi hanno dato l’assalto ai palazzi governativi, ai partiti, sindacati e associazioni antifasciste o democratiche. Per poi essere legalizzati e istituzionalizzati come “Guardia Nazionale”, quindi resi intoccabili e posti alla guida delle scelte e delle tendenze seguenti del paese. La dimostrazione fattuale di questo sta in un esempio illuminante: appena preso il potere, la direzione delle forze armate ucraine fu affidata ad Andriy Paruby, nazista dichiarato, cofondatore del Partito Nazionalsocialista ucraino, poi su indicazione CIA, trasformatosi nel Partito Svoboda. A lui fu da subito affidato il ruolo di Segretario del Comitato di Difesa Nazionale, mentre come Ministro della Difesa divenne Igor Tenjukh, anch’esso neonazista di Svoboda.

Le forze neonaziste si sono così impadroniti del potere militare e decisionale politico effettivo, lasciando e così spartendosi il potere della società ucraina, con gli oligarchi corrotti e legati al liberismo selvaggio e al Fondo Monetario Internazionale, che per parte loro hanno preso in mano l’economia e le ristrutturazioni sociali, imponendo così privatizzazioni di tutte le strutture statali, abbattimento dello stato sociale fino a quel momento minimamente garantito, licenziamenti massificati, azzeramento dei sindacati, abbattimento delle limitazioni per gli aumenti di gas, luce, riscaldamento, trasporti, completa privatizzazione di miniere, porti, grandi industrie, svendita delle terre nere, ecc. ecc. Come negli accordi stabiliti dai partiti dell’opposizione “europeisti” già nel 2010 , in un incontro con l’ambasciatore americano a Kiev, rivelato da Wikileaks di J. Assange.

Così è iniziato il tunnel di immiserimento, esasperazioni di odio e violenze dispiegate, di terrore e imposizioni feroci contro chiunque si opponesse o criticasse, in qualsiasi forma, Un tunnel che ha portato il paese all’abisso della guerra oggi materializzatasi, ma che per il popolo ucraino antifascista, progressista e democratico (la maggioranza del paese, dati matematici e inoppugnabili alla mano), è iniziato da quel 21 febbraio 2014. La guerra è cominciata quel giorno, con decine di città dell’Ucraina che si sono ribellate e non volevano accettare nazisti al governo. Da lì è iniziato il calvario delle Repubbliche Popolari del Donbassdurato 8 anni e costato distruzioni sistematiche di città e villaggi, miseria, 13.000 morti, 33.000 feriti e mutilati, sotto il fuoco, i bombardamenti, gli attentati dei Battaglioni ATO neonazisti, tra cui il famigerato e criminale Azov.

Questo lo documenterò nella prossima e ultima parte,…fino all’Operazione Speciale russa per la denazificazione dell’Ucraina e liberazione del Donbass. Segue.

Febbraio 2014 questi sono stati i “liberatori” dell’Ucraina e i “nuovi” politici europeisti e portatori della libertà occidentale al popolo ucraino….Tutti i loro protettori e sostenitori qui in Italia, probabilmente stanno aspettando che arrivino anche in Italia…Godetevi queste immagini in attesa che vengano nelle nostre città, al fianco dei partiti democratici di destra e di sinistra del nostro parlamento, magari ripartendo poi con soldi e armi pagate dai lavoratori e cittadini italiani indigenti o disoccupati. Chissà se questi fatti potessero servire a qualcosa, almeno alle persone oneste o assoggettate dalla propaganda mediatica “NATOista”.

Gli amici e prediletti manifestanti dell’occidente e dell’Italia, che hanno portato la democrazia in Ucraina, e che i nostri governi (TUTTI) stanno armando e finanziando, mentre sono al lavoro…per la libertà e la civiltà europea e occidentale:

Fonti:

  • DefendingHistory
  • Archivi storici Repubblica Polonia
  • Archivi Tribunale Norimberga
  • Istituto Storico Grande Guerra Patriottica Russia
  • Archivi storici Federazione Russa
  • Comitato Ebraico ucraino
  • Archivi VUCHK-GPU-NKVD-KGB Mosca
  • Ukrainian Historical Journal”, Kiev: Istituto di storia dell’Accademia delle scienze dell’Ucraina
  • BBC Russian Service
  • Jewishen
  • LiveJournal
  • Nikolai Ivanovich Ulyanov, Yale-USA University
  • Enciclopedia Treccani
  • Enciclopedia Britannica
  • Libera Università Berlino
  • Friedrich Meinecke Institute
  • Rusvesna
  • defendinghistory.com
  • academia.edu (1122859)
  • accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina
  • foreignpolicy.com
  • icsu.info/web:archive.org
  • iucorg.com
  • rpr.org.ua
  • newsweek.com
  • archive.vn/ZDVVU
  • bandershat.org.ua
  • encyclopediaofukraine.com
  • ua.igotoworld.com
  • tandfonline.com swerige
  • Ak Hinterland.com
  • Illiberalism.org
  • George Washington Institute of Public Policy
  • Politico.com
  • Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RFL)
  • Soufan Center USA
  • http://evreiskiy.kiev.ua
  • http://groups.yahoo.com/group/Jewish_Daily_News/message/92
  • http://www.facebook.com/evreiskiy.kiev.ua
  • EIR, Executive Intelligence Review)Washington
  • AEI ( American Enterprise Institute), USA
  • The American Conservative
  • Bild, Germania
  • Wikileaks- J. Assange
  • JTA, USA, Israele