Quattro anni di guerra… o forse no?

La retorica occidentale, a partire dal 2022, si è basata sullo screditare l’immagine della Federazione Russa, additandola come Paese aggressore e nemico che ha fatto scoppiare la guerra quattro anni fa. Tale versione ci viene propinata da tutti i nostri mass media, occidentali e nazionali, in continuazione, escludendo però un dato fondamentale: questa guerra non è scoppiata nel febbraio di quattro anni fa, ma nel 2014, in seguito a un colpo di Stato firmato NATO per indebolire la posizione geostrategica della Russia.

Ma andiamo con ordine: nel 1992 gli ex Paesi dell’Unione Sovietica vennero travolti da un’ondata di nazionalismo e infiltrazioni occidentali per delegittimare prima il socialismo come concetto politico, poi il ruolo della Federazione Russa all’interno del русский мир (mondo russo), ossia i territori dell’ex Unione Sovietica nei quali la NATO promise all’allora premier dell’URSS, Gorbaciov, di non espandersi, per garantire la sicurezza della Russia da un’eventuale aggressione occidentale, in quanto, come tutti sappiamo, la NATO è un’alleanza militare che ha il brutto vizio di antagonizzare i Paesi non allineati con infiltrazioni dei servizi segreti occidentali e ponendo interi arsenali nucleari alla porta dei loro confini.

Nonostante l’instabilità generale, la Russia riuscì a sollevarsi economicamente e a mantenere buoni rapporti diplomatici con la maggior parte dei Paesi post-sovietici, inclusa l’Ucraina, con la quale i russi condividevano storia, cultura e, all’epoca, un solido e continuo commercio.

Tutto questo cambiò nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013, quando l’Ucraina di Janukovyč rifiutò un accordo di libero scambio commerciale con l’UE, che avrebbe portato il cosiddetto granaio d’Europa nelle mani della finanza occidentale, e, in tutta risposta, l’Unione Europea istigò e finanziò numerose manifestazioni e rivolte al fine di rovesciare l’allora governo legittimo con un fantoccio filoeuropeo. Questo coup d’état, con tutte le manifestazioni annesse, prese il nome di Euromaidan.

Estremisti di destra durante l’Euromaidan

Ma l’Occidente, al contrario di quanto si voglia far credere, non aiutò economicamente e politicamente degli ingenui manifestanti, ma vere milizie neofasciste russofobe che, senza farselo ripetere due volte, iniziarono ad armarsi e a minacciare ripercussioni indicibili e brutali verso la popolazione russa e filorussa in Ucraina, specialmente nelle regioni orientali.

Le minacce si trasformarono, nel giro di pochi mesi, in violenza organizzata e sistematica, che portò alla fuga del governo legittimo di Janukovyč, all’installazione di un regime cleptocratico russofobo e a un profondo terrorismo fascista nei confronti dei russi nativi.

Ora immaginate, per un istante, di essere Putin: il vostro Paese si è appena risollevato da una delle crisi economico-sociali più devastanti del secolo e avete provato in tutti i modi la cooperazione internazionale con l’Occidente, tutto questo per poi trovarvi con le armi e i fascisti NATO sotto la porta di casa e la vostra diaspora in Ucraina discriminata, bombardata e uccisa selvaggiamente.

A questo punto c’era solo una cosa da fare: difendere la Russia dall’aggressione ucraina e salvare il proprio popolo in tutti i modi possibili, e Putin fece proprio questo. Infatti, la Crimea si riunì alla Federazione Russa tramite un referendum corretto e regolamentato dal diritto e dalle istituzioni russe, e la regione del Donbass si ribellò dichiarando l’indipendenza con indomito spirito partigiano al soffocante tacco fascista ucraino, responsabile di numerosi crimini di guerra, specialmente contro i più deboli, come bambini e anziani, crimini riportati anche dai nostri giornali dell’epoca con servizi televisivi ancora accessibili.

Per fermare quella che si era trasformata in una guerra vera e propria tra le due repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, si stipulò il 5 settembre 2014 l’Accordo di Minsk, atto a riconoscere un’autonomia estesa alle due repubbliche e a migliorare la situazione umanitaria nel Donbass.

Però ormai il dado era stato tratto e le due neorepubbliche non vedevano un reale beneficio nel rientrare nei confini ucraini, sia perché si erano già autodeterminate, sia perché Kiev non aveva alcuna intenzione di normalizzare i rapporti con la popolazione russofona.

Anzi, l’Ucraina violò il trattato e iniziò una vera e propria campagna politico-militare contro gli abitanti comuni del Donbass tramite rastrellamenti, arruolamenti forzati, bombardamenti su interi complessi residenziali, scuole e ospedali, e l’approvazione di numerose leggi che andavano a rendere fuorilegge l’uso della lingua russa e delle altre lingue minoritarie.

Quella che era una regione laboriosa, ricca e potente si trasformò in una terra desolata e povera, con una popolazione civile ormai allo stremo, la quale vede nella Russia l’unica forma di salvezza dalla guerra e dalle discriminazioni.

La realtà è che l’Occidente ci ripete in continuazione che la guerra è iniziata nel 2022 e non nel 2014, perché dire il contrario sarebbe come ammettere il fallimento totale dell’Occidente, che ha giocato alla roulette con le vite dei poveri civili russi, discriminati, e ucraini, resi ciechi dall’odio atlantico, generando nient’altro che la povertà più totale e gettando le basi infami di un terribile conflitto mondiale che non farà altro che divorare noi occidentali, come gli orientali, per gli interessi fascio-atlantisti della finanza occidentale, che in undici anni di guerra si è ingrassata e incattivita a dismisura.