Lo sviluppo delle contraddizioni come ricerca della verità

Scritto in occasione della fase regionale delle “Olimpiadi della Filosofia” delle scuole superiori di tutta Italia. Il seguente saggio è stato valutato 8.2/10 dalla commissione regionale delle Marche, raggiungendo la quarta posizione complessiva.

Cos’è la verità? La verità è una luce in fondo ad un percorso, la cui strada è lunga e tortuosa. Non viene mai trovata nella sua forma pura nel nostro mondo, ma solo frammentata, sporca e non ancora lavorata. D’altronde, in questa realtà permeata da contraddizioni nulla viene trovato nella propria forma pura. Non conosciamo la verità finché non la troviamo ed osserviamo.
Come è noto anche dal punto di vista linguistico la verità è una proprietà. Un certo oggetto (e per oggetto intendo tutto, dalla società umana alla semplice cianfrusaglia, che sia definito nella mente degli uomini) può essere vero o falso. Quando l’oggetto viene osservato nella sua forma pura, lavorata e libera dalle contraddizioni l’oggetto è allora vero. Qualcosa è sempre di più vicino al vero tanto più le sue contraddizioni vengono risolte. Se qualcosa è contradditorio, non è vero, anche nella comunicazione. “Ti stai contraddicendo” è spesso un sinonimo nei dibattiti per dire di stare mentendo, di proposito o meno. Per dare una definizione finale quindi: la verità è quella condizione in cui un certo oggetto appare libero dalle sue contraddizioni.

Le contraddizioni sono tutto quello che ci ostacola e ci separa dalla verità. La strada tortuosa di cui parlavo prima è proprio quella costruita e lastricata dalle contraddizioni. Sono di vario tipo, sociale, dialogico, personale, psicologico. È un contrasto dovuto alla esistenza di due versioni differenti della stessa cosa, in una realtà dove ce ne è spazio per una sola. Questo contrasto causa una tensione tra le due parti, che potrà essere rilasciata solamente quando la contraddizione stessa verrà risolta. L’accumularsi della tensione dovuta alla contraddizione fa tendere naturalmente la contraddizione alla sua risoluzione. Nella storia le contraddizioni principali sono state quelle fra gli interessi degli Stati, delle persone, delle classi. La caratteristica che possiede ogni contraddizione è quella di nascondere un frammento di verità inglobato dentro sé, che richiede la risoluzione della contraddizione per essere ottenuto.

Come avrete potuto intendere, la verità è spesso ottenuta ex negativo. Infatti, verità e contraddizione sono indissolubilmente legate, perché l’ottenimento della prima richiede la risoluzione della seconda. La contraddizione è il contrario della verità in quanto è ciò che ci separa da essa, ed è la condizione in cui ci troviamo in assenza della stessa. La contraddizione quindi è una falsità, in quanto non è vera. Ma questa stessa ci è indispensabile per giungere alla verità. Questo concetto è ingranato già di base nella natura umana, e vi direi l’ovvio portandovi esempi. Cosa significa “imparare dagli errori”, se non quello che si è appena descritto? Un errore può essere inteso come una falsità, proprio come la contraddizione. Affrontare una contraddizione, e da lì ricavare la verità. Affrontarla più volte se non si riesce a risolverla alla prima ed avvicinarsi sempre di più alla verità stessa.

«La storia dell’umanità è la storia delle lotte fra le classi»; così ci insegno Karl Marx. Ed è infatti vero, anzi verissimo. Prima la lotta tra schiavi ed oppressori nell’antichità, poi la lotta fra la borghesia e le elite feudali e monarchiche nella modernità, la lotta tra il proletariato e la borghesia nell’epoca contemporanea ed infine la contraddizione più attuale che stiamo vivendo, cioè quella tra l’Impero occidentale e chi lo rifiuta. La storia è sempre proceduta così. Ad ogni blocco storico, causato da contraddizioni fra due classi sociali, è seguita una risoluzione che ha spinto la storia in avanti. Basti pensare al grande progresso tecnologico, industriale e sociale che si è attuato a seguito della fine del sistema monarchico/feudale, che stava venendo trattenuto dalla contraddizione dell’epoca, che fu quella della decadenza delle stesse classi dominanti nobili piene di potere, contrapposte ai veri motori dell’economia e della vita, cioè i proletari, in questo caso sotto la guida della borghesia, all’epoca una classe subalterna. Ebbene, tutto questo che vi ho detto cosa è se non un avvicinamento alla verità?

Cosa succede se tutte le contraddizioni di cui vi parlavo non vengono affrontate? Cosa succede se si blocca la naturale tendenza umana alla ricerca della felicità e della verità? Vi svelo che le contraddizioni non scompaiono. Anzi, si ingrandiscono e si inferociscono anche di molto. Torniamo alla storia, giusto per qualche veloce esempio. La Rivoluzione francese è avvenuta come cambiamento estremamente violento e senza sconti proprio per questo motivo. La storia è stata bloccata, e tutta la tensione accumulata ha fatto cedere il blocco storico che ostacolava il flusso della storia verso la verità in tal modo così violento ed improvviso. Stessa situazione in Russia nel 1917, a Cuba, in Nicaragua, in Vietnam, in Algeria, e potremmo continuare ad elencare e raccontare tutte le più sanguinose rivoluzioni nella storia per giorni e giorni. Cosa hanno in comune? La volontà, da parte dell’oppressore, di ignorare le contraddizioni, e non affrontarle, sperando che si risolvano da sole, invece, causando solamente il loro progressivo ingrandimento. Ma abbandonando la storia – e, parlando anche a livello personale, ignorando le proprie contraddizioni, o quelle nei propri rapporti personali con gli altri –, le problematiche non vengono risolte, ma anzi si ingrandiscono sempre di più come un tumore. Allora è imperativo, per chiunque voglia la verità, affrontare le contraddizioni appena esse si presentano, non temendole e non avendo paura.

Viviamo in un’epoca di stasi, di contraddizione estrema, di decadenza. La società si trova in un clima di depressione politica. Il popolo sa che il sistema è bloccato e che è impossibile cambiarlo. “Sono tutti uguali” “È tutto un magna magna” “Che ce voi fa”. Sono frasi che spesso verranno sentite durante una chiacchierata riguardo argomenti politici con una persona qualunque. Viene percepito il blocco storico, ma non si analizza più oltre, e non si prova a risolverlo. Le persone non pensano più a cosa sia giusto o sbagliato, a cosa sia vero o falso, ma solo a cosa possa portarli avanti un giorno in più, magari alleviando il proprio dolore. Ecco l’emergenza delle droghe, delle dipendenze, come palliativi, che separano l’uomo, almeno per un istante, dal
percepire la realtà in cui vive in modo completo, alleviandone il dolore esistenziale. Ciò è il risultato di estreme contraddizioni storiche mai risolte, causate dalla sete di un piccolo manipolo di accentrare sempre più ricchezze, che devono necessariamente essere estratte da qualche parte. Siamo di nuovo vicini alla stessa condizione che abbiamo descritto avvenirsi all’alba della Rivoluzione francese. La differenza è che adesso il popolo preferisce palliativi piuttosto che giustizia, e sete di dipendenze e piaceri piuttosto che sete di libertà e verità. La contraddizione è quella tra le società che resistono e propongono un’alternativa ad un impero sempre più decadente ed aggressivo, come la bestia ferita che aggredisce perché impaurita, e lo stesso impero, sempre più opprimente verso i suoi stessi cittadini che dovrebbe rappresentare, e ai quali promette retoricamente libertà e democrazia. Quale libertà e democrazia può esercitare un popolo così depresso, martoriato, e staccato da una classe politica che gli toglie tutto, e lo opprime? Un popolo a cui viene impedito non di esprimersi o di prendere posizione, ma anche solamente di pensare. Il reato diventa dubitare. La verità non è più percorso ma dogma di Stato. Dubitare è il processo che risolve le contraddizioni e quindi avvicina il popolo alla verità.
Invece cosa vuole il potere? Il potere non vuole il dubbio, il potere vuole un popolo che è disposto oggi a credere. Perché domani sarà disposto ad obbedire, e dopodomani combattere. Invece cosa tocca fare a noi, “popolo cattivo e disobbediente”? Tocca dubitare, affinché domani non ci sarà nessuna guerra da combattere. È quindi necessario adoperarsi per risolvere questo blocco, e riportare sulla strada della risoluzione delle contraddizioni la società, quindi ristabilire la tendenza verso la verità in un’epoca così buia.

Ci è stato spesso detto che la storia è finita nel 1991. Ciò si è dimostrato un enorme errore di valutazione. La caduta del blocco socialista guidato dall’URSS non fu altro che una conseguenza di una stasi storica anch’essa. Con l’avvento al potere di Krusciov, l’URSS entra in un periodo di sempre maggiore distaccamento del Partito dalle masse popolari che doveva rappresentare, diventando sempre più simile ad una classe privilegiata all’interno della società. Le stesse persone che hanno rappresentato la distruzione del sistema socialista negli anni ’90, tra cui Boris Yeltsin, e tutta la sua combriccola di oligarchi, fino a qualche anno prima erano “fedelissimi” ufficiali di alto rango del PCUS. Questa decadenza interna al sistema sovietico ha causato la stasi storica dello Stato, che abbandonando la sua funzione di risolutore di contraddizioni si è addentrato in una sempre maggiore paralizzazione, che combinata con l’intervento estero – che ha esasperato le contraddizioni usando gli stessi ufficiali sovietici, ormai susservienti solo al proprio interesse personale –, ha fatto collassare lo Stato. Avendo fatto luce sulle vere cause del 1991 possiamo quindi affermare che quell’anno non è accaduto nulla di straordinario, ma solamente un risultato di un naturale processo storico. Questo significa che nel 1991 le leggi della storia non sono cambiate, e con loro sono rimaste anche le contraddizioni interne al sistema occidentale. Questo ha significato, contraddicendo il mito, che la storia ha progredito ugualmente verso il suo obiettivo naturale, cioè la verità e la risoluzione delle contraddizioni, venendo bloccata da chi pensava che la stessa fosse ormai terminata. Ciò ha determinato le condizioni crepuscolari in cui viviamo adesso. La Storia finirà quando verranno risolte le contraddizioni fino alla fine e si giungerà alla verità, non di certo per la caduta di un nemico di un certo asse imperiale.
Vi chiederete, ma allora quando, come e dove sarà? Questo non si può conoscere, finché non imbocchiamo la strada della storia e iniziamo a risolvere tutte le contraddizioni, piuttosto che evitarle e svincolarle sperando in qualche grazia o eccezione. Come ci insegna Hegel, la Storia non fa né grazie, né eccezioni.