Costanzo Preve e Gaza

Con i grandi della filosofia è sempre possibile dialogare. Il dialogo interiore e il dialogo pubblico si intrecciano nel caso della filosofia. Con Costanzo Preve è sempre possibile vivere la condivisione della parola. Fu filosofo, totus politicus, pertanto la filosofia in Costanzo Preve è immanenza, essa disarticola la storia criticamente per palesarne le strutture celate dall’egemonia culturali, senza la cui decodifica la prassi è impossibile ed si è consegnati ad uno storicismo senza bivi. Il nostro tempo a più di dieci anni dalla morte del filosofo vive la tragedia di un nuovo genocidio, il martirio palestinese, con cui egli si confrontò e ciò ci consente di razionalizzare la tragedia in corso e di comprendere che essa è il riflesso dell’occidente a “guida messianica USA”. Il punto nodale è il fondamento veritativo. Popoli che ormai appaiono sul palco della storia inneggiando alle merci, rigorosamente in inglese, e che hanno abbandonato la ricerca della verità al punto da esserne indifferenti, non possono che praticare la resilienza adattiva, e dunque, la tragedia non è combattuta perché non è pensata. Non ricercano l’eterno nella storia e rifiutano, anche, la faticosa e veritativa ricostruzione dei fatti storici. Si limitano a ridurre la complessità veritativa ad opinione. Senza la postura etica e onto-metafisica il bene e il male si obliano, pertanto tutto è possibile e tutto è accettabile, tanto più che se si è stati addestrati al narcisismo edonistico la facoltà critica e propositiva è profondamente sopita, malgrado i cannoneggiamenti degli innocenti visibili in mondo visione. Costanzo Preve nell’analizzare l’attacco sionista a Gaza nel 2008 2009 rileva che l’indifferenza verso questo lungo genocidio ha la sua causa prima nel nichilismo pienamente realizzato. Non esiste il Ministero della verità da abbattere, non c’è una nuova Bastiglia da assediare, in quanto l’indifferenza verso la verità è coltivata dalle oligarchie internazionali mediante innumerevoli mezzi di comunicazione-manipolazione con cui producono il mercato delle opinioni. Le innumerevoli opinioni tutte eguali e interscambiabili consentono al cittadino occidentale di percepirsi libero dalla verità-universale e nel contempo le opinioni si adattano al desiderio personale. Un intreccio di indifferenza, edonismo e relativismo conducono alla dimenticanza programmata della verità. Non è cercata e non è pronunciata. L’ateismo da intendersi come rinuncia a priori della verità conduce all’indifferenza e a tollerare tutto nel gioco delle opinioni, pertanto non si ricostruisce la genealogia del conflitto mediorientale, ma si ascoltano velocemente informazioni che si inabissano nella ridda del quotidiano. Israele con la sua lenta politica genocidaria ha lo scopo di far comprendere ai palestinesi che hanno perso non solo la guerra, ma anche si potrebbe aggiungere, la loro progettualità politica e territoriale. Essi sono espulsi dalla storia, sono i perdenti per eccellenza, e dunque nel tempo del darwinismo sociale ciò non reca particolare scandalo:

Ma torniamo al nostro problema, e per farla corta torniamo subito ai fatti di Gaza del dicembre 2008 — gennaio 2009. Il Ministero della Verità sostiene in proposito che si trattò di una risposta legittima alle violazioni uni laterali della tregua fatte da Hamas (vincitore delle prece denti elezioni democratiche in Palestina dopo che l’intero occidente asservito aveva sostenuto per decenni che ci vo levano elezioni democratiche in Palestina — ma evidente mente per l’occidente asservito la democrazia è diventata un codice ideologico di accesso politicamente corretto e non più un principio di legittimazione elettorale-maggioritario). Si tratta di una sporca menzogna. Israele aveva sempre sistematicamente violato la tregua non solo chiudendo i cosiddetti “valichi” e condannando gli abitanti di Gaza alla fame e alla miseria, ma aveva sempre proseguito le cosiddette “uccisioni mirate”. Questo mi ricorda Hitler, che attacca la Polonia il primo settembre 1939 sostenendo di attuare una semplice risposta ad un precedente attacco militare polacco. Ma torniamo alla natura delle modalità dell’attacco a Gaza, modalità che non solo configurano un insieme di crimini di guerra (fosforo bianco, armi nuove di distruzione capillare dei corpi, eccetera), ma che erano esplicitamente rivolte contro la popolazione civile (donne, bambini, vecchi, eccetera). Per capire la natura di questa scelta omicida e criminale bisogna che ci si impadronisca concettualmente di due pilastri ideologici della strategia sionista, rispettivamente il “far capire che hanno perduto” ed il “dar loro una lezione perché capiscano che hanno perduto e finalmente lo ammettano”. Il Ministero Occidentale della Verità, ha come scopo la non-comprensione di questi due dati strategici. Chiunque parli con un israeliano medio in Israele o all’estero, o con un sionista medio all’estero sa perfettamente che quello che vi dico è vero, ed è ancora al di sotto della verità, anche se l’ipocrisia del Ministero della Verità deve cercare di confondere le acque con la simulazione della triade sionista-buonista- progressista Yehoshua-Oz-Grossman. Ma torniamo a Gaza. Secondo calcoli recenti, nei venti giorni di bombardamenti punitivi ci sono stati 1330 morti, di cui 437 bambini sotto i sedici anni, e 5890 feriti, di cui 1890 bambini sotto i sedici anni. E non si tratta affatto di “danni collaterali”, dovuti al fatto che i “vili” di Ha- mas si nascondevano fra i civili (fra poco saremo costretti a riscrivere la storia, ed a dire che i vili partigiani ebrei del ghetto di Varsavia si nascondevano fra i civili, mettendo in imbarazzo i poveri civilissimi tedeschi). Si è trattato di una punizione collettiva voluta”.1

Il negazionismo veritativo è meno grave dell’indifferenza verso la verità. Il negazionismo presuppone il confronto dialettico, mentre l’indifferenza nega completamente la verità e natura umana, la quale è logos, ovvero ricerca mediante il linguaggio della verità su cui fondare comunità e relazioni politiche razionali perché improntate al riconoscimento reciproco. L’indifferenza verso la verità produce la “menzogna conosciuta”. Tutti sanno che Israele vuole tutta la Palestina e non è la coda degli USA ma il suo cane da guardia e ha ampia autonomia d’azione, ma si continua a fingere di non saperlo. L’immagine del cane e della coda tanto esplicative sono di Costanzo Preve:

Come studioso di filosofia, uno dei sintomi della corruzione estrema di una cultura è il presentarsi all’aria aperta della manifestazione, oscena e corrotta, della “perdita di interesse verso la verità”. Questa perdita di interesse verso la verità è un sintomo molto peggiore della semplice negazione della verità. La negazione della verità non è ancora una malattia mortale di una cultura, perché le si può op porre la proclamazione motivata e dimostrata della verità stessa. Il cosiddetto “negazionismo”, ad esempio, di cui parlerò diffusamente nella mia prossima risposta, è una patologia grave, ma non mortale, perché le si può opporre una strategia culturale “affermazionista”, del tipo: “Voi negate che certi fatti siano mai avvenuti, ma vi sbagliate, perché noi vi dimostreremo con abbondanza di documentazione che invece essi sono avvenuti”. Se allora presupponiamo un interesse verso la verità da entrambe le parti, e la disponibilità ad accettare un convincimento razionale (si tratta della teoria dell’argomentazione di Jurgen Habermas, ma prima ancora di Socrate), alla fine si dovrebbe addivenire ad un accordo razionale e veridico. Ma non è più questo il caso. L’unico vero “negazionismo” che oggi si avvelena, è la negazione dell’evidenza storica per cui Israele vuole tutta la Palestina, tutti lo sanno, tutti fingono di non saperlo, e tutti danno il tempo alla tribù sionista assassina di “svuotare” di arabi la loro “Terra Promessa”. Finché accetterà questa sporca menzogna l’Europa, per dirla con Metternich, sarà solo una povera e subalterna “espressione geografica”. Speriamo solo che i probabili costi di questa vergogna non ricadano sui nostri figli e che la divinità nei cieli non pratichi il principio idolatri co assiro-babilonese della responsabilità collettiva e salvi invece i “giusti”!”.2

Il mercato oligopolistico delle opinioni similmente allo scorrere delle merci è la causa strutturale dell’indifferenza verso la verità e dell’inazione politica degli stati e dei popoli. La questione palestinese sta insegnando l’impotenza e dunque che la politica è superflua, per cui ci si lascia guidare dai ritmi delle opinioni dell’oligopolio infiocchettati dal mondo accademico. Le opinioni sono l’ornamento marcescente dell’indifferenza verso la verità e verso le tragedie della storia:

Chi conosce l’opera di George Orwell ricorderà il famoso Ministero della Verità, il cui compito è l’imposizione della sola versione consentita di un qualsivoglia problema di carattere pubblico, culturale e sociale. Le società capitalistiche normali, a differenza dei modelli nazionalsocialisti (Hitler) o comunistico-dispotici (Stalin) non hanno in genere bisogno di uno specifico ministero della verità, perché bastano ed avanzano i meccanismi sofisticati di filtraggio, demonizzazione e diffusione capillare dei modelli politico-culturali adatti alla riproduzione sociale complessiva, che nel capitalismo contemporaneo è oligarchica, o più esattamente oligarchico-finanziaria-transnazionale. È proprio il meccanismo del mercato di beni e di servizi, al di fuori di qualsiasi pianificazione pubblica di tipo dispotico e statalistico, che produce un mercato oligopolistico delle opinioni e delle concezioni del mondo. Per questa ragione il Ministero della Verità è sostituito dal Mercato Oligopolistico delle concezioni del mondo “consigliate” dall’oligarchia, che gli intellettuali universitari in genere coerentizzano, abbelliscono e sistematizzano, trasformandole in “risorse” ornamentali per arrampicatori sociali e (uso il termine e la grafia dell’umorista Stefano Benni) Persone di una Certa Kual Kultura”.3

Religione olocaustica

In questa breve archeologia della verità non è secondaria la funzione della religione olocaustica che ha sostituito le religioni monoteistiche. Essa ha la funzione di colpevolizzare gli europei per sempre in modo da garantire l’occupazione militare, in particolare della Germania e dell’Italia americana, per difendere l’Europa dal ritorno degli spettri del nazismo e del fascismo, in assenza di entrambi, e nel contempo si favorisce una certa tolleranza verso i crimini israeliani. Il popolo che ha subito l’orribile olocausto ha diritto a difendersi dal suo ripetersi, per cui ad Israele si permette ciò che ad altri popoli non è stato permesso. Nel 1999 c’è stato il bombardamento della Serbia accusata di politica genocidaria verso gli albanesi del Kosovo. Due pesi e due misure, e tale logica dimostra che la difesa dei diritti è solo un mezzo per giustificare gli interventi armati contro gli stati dissenzienti:

La religione olocaustica, con riti, processioni, memoria selettiva e privilegiata, è un dato relativamente recente, inesistente fra il 1945 e il 1980 circa. Deve quindi esse re studiata come una ideologia di legittimazione. Essa, in breve, adempie a due funzioni. Primo, legittima in direttamente i crimini del razzismo territoriale sionista. Secondo, legittima la colpevolizzazione eterna della Germania, giustificando così indirettamente la permanenza ad infinitum di basi militari USA in Europa, e rendendo culturalmente impossibile qualunque asse geopolitico Parigi-Berlino-Mosca (de Grossouvre), unico modo concreto di infrangere il monopolio militare americano nel mondo. In terzo luogo, la religione olocaustica, pura e semplice religione civile dell’elaborazione di un complesso di colpa inestinguibile, è una religione soft e tight per senzadio, ed insieme alla moda innocua del Dalai Lama può sostituire le vecchie e fastidiose religioni normative dei comporta menti morali e comunitari (Ratzinger, eccetera)”.4

La congiuntura temporale che ha permesso lo sfondamento dell’indifferenza verso l’umano e verso la verità, giacché i due termini non sono disgiungibili, si è materializzata in modo inesorabile con la caduta dell’Unione Sovietica, la quale malgrado la sua controversa storia ed “errori”, sempre denunciati da Costanzo Preve, fungeva da katechon al capitalismo assoluto e consentiva spazi di libertà, ora sconosciuti. La libertà dialettica era un mezzo con cui il capitalismo si autolegittimava e controllava le spinte radicali. Tutto questo è terminato e, ora, regna solo l’impotenza reale e il delirio narcisistico sorvegliati dai padroni della “parola” con il loro servidorame accademico:

Eppure, nel 1967 nessuno ancora osava dire che la critica al sionismo era una forma di antisemitismo mascherato ed addirittura una concessione al cosiddetto “negazionismo” storiografico. L’impazzimento culturale non era ancora giunto a questo punto, credo a causa dell’influenza geopolitica equilibratrice del benemerito e mai abbastanza rimpianto fenomeno politico-militare del comunismo storico novecentesco realmente esistito, al netto delle legittime critiche sulla sua natura dispotica. Il mondo non era ancora impazzito nella autoreferenzialità occidentalistica imperiale politicamente corretta. Non era ancora stato costituito il Ministero della Verità. Non era ancora stata edificata la Religione Olocaustica della Unicità Assoluta di Auschwitz. Si poteva ancora dire che Auschwitz era bensì stato schifoso ed imperdonabile, ma altrettanto schifosi e imperdonabili erano stati Hiroshima e Dresda (vedi in proposito Nicholson Baker, Cenere di Uomo, Bompiani, Milano 2008)”.5

Eurolandia

Il nostro è un tempo tragico che necessita della parola e dell’azione personale e collettiva per attraversare gli strati di menzogne e manipolazioni che ci abitano. Ad ognuno il suo percorso verso la verità senza la quale non vi è speranza. La verità unisce, mentre l’indifferenza è divisoria e rende sterili nello spirito e nel corpo. L’emancipazione individuale e collettiva dalla “menzogna e dall’indifferenza” è sempre dolorosa ed inizia con un percorso personale, il quale non può che scontrarsi con le manipolazioni e con il linguaggio stereotipato dell’eguagliamento. Il primo passo è congedarci dalle false verità di “Eurolandia” e partecipare al percorso di ricostruzione delle identità, che non sono perse, ma sono con noi e nella vita collettiva dei popoli. L’autonomia e l’apertura alla verità hanno il loro cominciamento nel congedo dalla farsa disumana del “della critica senza alternativa”. L’americanizzazione non è processo naturale e, quindi irreversibile, è presentato come tale in modo da eternizzare il presente. Il precipitato dell’americanizzazione si rende visibile nello stordimento da ricercare in ogni eccesso e raffigurato come “la libertà” e nel declino del “pensiero”. Questi sono i veri nemici che corrodono l’Europa-Eurolandia e non certo gli immigrati:

Da più di un decennio, e con una visibile accelerazione dopo l’11 settembre 2001, l’Europa è diventata una Eurolandia priva di sovranità economica e soprattutto geopolitica e militare. Al suo interno è insediato un corpo di occupazione straniero, denominato NATO, inviato da tempo come mercenariato soldatesco in Asia Centrale, pronto a minacciare ed a rischiare una guerra mondiale in Georgia ed in Ucraina. Se questo è anche in parte vero, allora che senso ha elencare la tiritera del nostro grande profilo europeo, dalla filosofia greca al diritto romano, dalle cattedrali romaniche e gotiche all’umanesimo rinascimentale, dalla rivoluzione scientifica all’illuminismo, dall’eredità classica greco-romana al cristianesimo, eccetera? Pura ipocrisia. Il profilo culturale di Eurolandia oggi è caratterizzato da una apparentemente inarrestabile americanizzazione, da una manipolazione televisiva volgare ed invasiva, da una situazione generalizzata di lavoro flessibile e precario, da un sistema universitario autoreferenziale dominato da sistemi di cooptazione maialeschi (per le donne) e familistici (per gli uomini), da una scuola secondaria degradata da sindacalisti, psicologi invasivi e pedagogisti futuristi pazzi, da una gioventù incline alla droga ed allo sballo del “sabato sera”, eccetera. Se è così, dove sta la famosa minaccia delle migrazioni africane, islamiche ed est-europee? Sarei proprio contento di saperlo!”.6

Uscire dalla gabbia dell’indifferenza

Le analisi di Costanzo Preve sono “mappe” per il nostro riorientamento gestaltico, con esse possiamo inerpicarci per nuovi sentieri da cui guardare la realtà invertendo i processi di derealizzazione. Il dominio USA-NATO è sostenuto dall’egemonia culturale ha il suo “centro” nel primitivismo di massa (definizione di C. Preve)7. Il primitivismo di massa coincide nell’abbandono della verità per l’orgia delle pulsioni consumistiche. Per ritornare nella storia con le sue devastazioni il compito è arduo. È necessario l’urto contro il conformismo politicamente corretto e l’indifferenza che ne consegue. Gaza non è un concetto nel cittadino medio occidentale, è solo una rappresentazione mediatica. Il lavoro dello spirito senza il quale nessuna progettualità è possibile deve iniziare dal coraggio individuale di “far parlare il concetto” per poter dialettizzare il presente. Per capire e concettualizza Gaza dobbiamo acquisire la chiarezza del nemico, senza tale premessa non sarà mai possibile, malgrado le buone intenzioni, battere nuovi sentieri e rivedere la luce della “verità”:

Parlando del nemico principale oggi, de Benoist ne elenca cinque: il capitalismo e la società di mercato sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l’individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, ed infine gli Stati Uniti sul piano geopolitico. Non si poteva dire meglio. Ora, il ventennio recente è peggiore del quarantennio precedente perché ha rafforzato tutte e cinque queste orribili realtà (con il solo rilievo che personalmente, con Eugenio Orso, penso che la vecchia borghesia sia stata sostituita da un nuovo mostro, una sorta di global upper class post borghese)”.8

Sono nemici che si dispongono a rete per avvolgere la verità e bruciare i popoli sugli altari dell’ateismo liberal-liberista. Riconoscerli nel quotidiano e nelle tragedie della storia del nostro presente è il primo passo per uscire dalla gabbia d’acciaio dell’indifferenza ed essere parte del contro-movimento con il quale assediare l’egemonia culturale in atto.

  1. Costanzo Preve e Luigi Tedeschi, Dialoghi sull’Europa e sul nuovo ordine mondiale, i Cantotalleri, pag. 126.[]
  2. Ibidem pp. 131-132.[]
  3. Ibidem pag. 126.[]
  4. Ibidem pag. 139.[]
  5. Ibidem pag. 135.[]
  6. Ibidem pp. 86-87.[]
  7. Ibidem pag. 108.[]
  8. Ibidem pag. 179.[]
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