Recentemente hanno fatto scalpore le parole del Presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, chiamato a commentare la composizione dell’elettorato della sinistra occidentale negli ultimi anni; i dati che egli ha riportato sono corretti ed evidenti: in larga parte l’elettore del Pd e dei partiti liberali e progressisti fa parte delle classi agiate, delle megalopoli divise rigidamente in quartieri centrali e periferici secondo una banale strutturazione di classe. Insomma si, le classi dominanti negli ultimi 35 anni anni hanno scelto la sinistra quale rappresentante ufficiale dei propri interessi finanziari e culturali.
Bonaccini ovviamente l’ha detto in un modo tanto sbagliato da far trapelare una corruzione ideologica e di pensiero, prima che politica o personale. Ha cioè calcato la mano, in modo conservatore e reazionario, sulla supposta superiorità culturale e di titoli di studio del suddetto bacino elettorale. L’ha fatto con una certa supponenza e superiorità, certo parlando di un “problema” per la sinistra, nata in teoria con lo scopo di rappresentare gli interessi dei più deboli, e tuttavia dimostrando così l’incapacità, se non la malafede, dei partiti progressisti occidentali nel distaccarsi da una certa, affettiva, antropologica vicinanza con il determinismo tecnocratico della figura dello “studiato”, del laureato, del potente perchè possessore delle asimmetrie informative su cui si regge il mondo capitalistico.
Insomma non siamo molto distanti dal socialismo inutile, incapacitante, neocorporativo del positivismo deterministico della Seconda internazionale. La classe dirigente del Pd in sintesi, se ne sta appollaiata sugli scranni di ben pagati stipendi, insieme a tutta la truppa del sindacalismo consociativo e dell’intellettualismo organico al capitalismo, in attesa, beata attesa, illuminata attesa, che esso, il capitalismo plurisecolare, si contraddica e collassi autonomamente.
Siamo di fronte non solo ad una evidente corruzione del pensiero, ampiamente smentita da secoli di storia, ma soprattutto ad un ribaltamento della verità della volontà; nella filosofia della prassi di Gramsci, così come nell’elaborazione maoista, volontà e coscienza non dipendono dalla struttura materialistica del mondo ma, in dialettica con essa, la comprendono, la elaborano e la trasformano. E’ dunque la coscienza, fondo veritativo primo ed ultimo, che in atto diviene volontà e trasforma la realtà in senso umanistico.
Vi è dunque una differenza abissale fra la coscienza socialista, la coscienza umana, che nello Juche coreano diviene centro assoluto della riflessione comunitaria, ed il banale determinismo tecnocratico, unica apparenza ideologica alla quale si aggrappa la sinistra occidentale per giustificare il proprio tradimento delle classi lavoratrici. Bonaccini si lamenta compiaciuto del suo partito, il partito degli studiati perchè ricchi, colti agiati perchè ereditieri, curiosi progressisti perchè rentier. Speriamo egli si possa lamentare meno arrogantemente della sua scomparsa elettorale nei prossimi anni a venire.

