Un’introduzione ai primi 6 ragazzi che hanno lanciato questa iniziativa
“La politica? Meglio divertirsi in discoteca!”. Questo è cosa pensano molti giovani italiani e non solo. Viene preferito lo svago all’interesse verso cosa succede nel mondo. Ma non tutti i giovani sono così. Ci sono giovani che invece si interessano e lottano per quello che credono. In cosa credono? Ci sono diversi filoni di pensiero politico. Si possono trovare i filo occidentali in toto, figli di una cultura del consumismo a stelle e strisce e i giovani “multipolari”, vale a dire coloro che vanno contro il cosiddetto “ordine costituito” il quale raggruppa tutti i principali partiti occidentali che non rappresentano gli interessi del popolo tantomeno dei giovani trasudando corruzione e vendendosi alle lobby occidentali. Da quando la mia canzone “Donbass Terra Rossa” è uscita tutti sanno del mio interesse verso la storia del Donbass e più in generale del mondo russo. Dunque vale la pena concentrarsi sulla divisione dei giovani sul conflitto in Ucraina.
I filo-ucraini a nostro avviso sono molto semplici nei ragionamenti: “c’è un aggressore e un aggredito”, “dittatura contro democrazia”, “Occidente (il bene) contro Russia (il male più assoluto)”. Dire che la Russia ha aggredito l’Ucraina è vero, ma se non si considera il contesto storico-politico non si capisce perchè lo ha fatto. Dire che l’Ucraina è una democrazia è molto ilare essendo uno Stato in cui da 7 anni non si vota e nel quale sono state fatte passare leggi simil Apartheid contro le minoranze linguistiche, soprattutto i russofoni. Ricordiamo solo due casi: il “pacchetto” di leggi sulla decomunistizzazione (2015) composte da quattro leggi che rinnegano la memoria del popolo del sud est dell’Ucraina storicamente legato al ricordo dei sacrifici sovietici contro i nazisti (28 milioni di morti… e l’UE vuole paragonare il comunismo al nazismo…); la legge sulla lingua di stato (2019) con la quale il regime di stampo apertamente banderista andava a imporre l’ucraino come lingua unica in tutta la vita pubblica (i commercianti dovevano rivolgersi ai loro concittadini nella lingua ucraina nei loro negozi salvo richiesta del cliente) distruggendo così la cultura e la lingua russa in un paese dove oltre il 50% del territorio è abitato da russofoni. Se l’Occidente è il bene allora cos’è il male? Se provocare un milione di morti in Iraq con una falsa provetta di armi chimiche vuol dire essere il bene allora cos’è il male? Se bombardare i civili a Belgrado è il bene cos’è il male? Se finanziare e commettere un genocidio in Palestina è il bene cos’è il male? Per l’Occidente il male è combattere per il diritto ad esistere del proprio popolo e della propria sovranità nazionale.
Delineate le contraddizioni dei filo-ucraini bisogna parlare dei giovani filorussi. I filorussi non cascano a questi slogan banali. Pur essendo la minoranza compongono una fetta di gioventù che non accetta l’ordine mondiale unipolare a guida statunitense. Una gioventù che non accetta che i diritti delle minoranze vengano schiacciati dopo 80 anni dalla sconfitta del nazifascismo. Una gioventù che vuole un sistema mondiale caratterizzato dal multipolarismo geopolitico. Noi possiamo essere definiti in questi termini. Crediamo che l’Italia deve lavorare in funzione della creazione del mondo multipolare, un mondo in cui non c’è una potenza dominante per la libertà e l’indipendenza delle nazioni e dei popoli. In questo senso l’Operazione Militare Speciale (SVO) in Ucraina può essere considerata come una Guerra di Liberazione Nazionale dato che le forze armate russe stanno combattendo per il diritto a esistere dei russofoni in Donbass e per la sconfitta dell’espansionismo imperialista della NATO in chiave russofoba. Per questo l’Occidente ha messo in atto una persecuzione verso i russi e la Russia: proibizione agli artisti e sportivi russi di partecipare ad eventi, annullazione delle lezioni universitarie su letterati russi e molto altro. Inoltre la Russia viene accusata ingiustamente di crimini immani facendo ricostruzioni che non stanno né in cielo e né in terra. Chi osa combattere questa campagna diffamatoria viene quotidianamente colpito ricevendo accuse come “essere pagato dal Cremlino” o “essere un propagandista russo” da politici e giornalisti di mainstream. Noi giovani filorussi quindi combattiamo contro la russofobia per i motivi spiegati.
In questo articolo verranno raccolte le testimonianze e le riflessioni di quei giovani che sono diversi dalla massa: il sottoscritto Francesco Crosato (17 anni), Gianni Pierini (19 anni), Edoardo Giotta (21 anni), Caterina (24 anni) e altri che hanno preferito l’anonimato cioè Koba (25 anni) e Pogaiolo (28 anni).
Francesco Crosato
Mi chiamo Francesco, ho 17 anni. Ho iniziato a interessarmi del Donbass dal 2022 quando Putin ha iniziato la SVO. Ho approfondito nel dettaglio la storia del Donbass dopo ben due dibattiti in classe durante i quali un compagno di orientamento ucraino mi ha asfaltato. Da quel momento ho iniziato a leggere libri, a seguire giornalisti e divulgatori e ad andare alle proiezioni dei docufilm di Russia Today (RT). Posso dire con felicità che ora la situazione con il compagno si è ribaltata.
Io sostengo la Russia perchè è uno dei baluardi contro l’occidente imperialista, insieme alla Cina e all’Iran. Vladimir Putin ha sconfitto la cricca oligarchica di Yeltsin (talvolta trattando e talvolta usando la forza) imponendo loro il pagamento delle tasse e di non influenzare la politica garantendo la salvaguardia dei loro patrimoni. Facendo ciò, e molto altro, l’economia russa è diventata una delle più avanzate dell’Europa dell’Est. Un’altra cosa molto importante di Putin è stata creare maxi distretti con governatori di nomina presidenziali bandendo le elezioni amministrative distruggendo così il sistema politico corrotto delle regioni e rendendo più efficienti le amministrazioni locali. Tutto ciò è stato possibile perchè Putin essendo stato colonnello del KGB ed ex direttore del Servizio di Sicurezza Russo (FSB) è stimato dai funzionari di quest’ultimo che si sono messi a completa disposizione per consegnare al nuovo presidente i vari dossier sui reati fiscali dei vari oligarchi. Ricordiamo inoltre la riforma dell’esercito (2008) riassumibile nella frase “meno soldati meglio addestrati” che ha modernizzato le forze armate russe rendendole più efficienti in combattimento. Durante il 1992 l’inflazione russa a causa della liberalizzazione dei prezzi e delle privatizzazioni selvagge ammontava a circa 2500% mentre con l’arrivo di Putin è scesa a circa 20% (tanto ma molto meno rispetto l’era Yeltsin). Il tasso sulla sicurezza è evidentemente positivo avendo 4 omicidi ogni 100 mila abitanti (durante gli anni ‘90 erano 40). Il PIL russo è salito nel 2000 del 200%. Parlando di politica estera Putin è sempre stato chiaro: la Russia è pronta a collaborare con tutti ma la propria sovranità non è in discussione. Ha perfino proposto l’ingresso russo nella NATO rifiutata da Bill Clinton. Quando Putin ha notato che la NATO si espandeva sempre più a est escludendo la Russia è iniziata l’ostilità della Russia verso l’occidente collettivo. L’apice è stato il discorso alla Conferenza di Monaco (2008) quando Putin ha detto “Ci sembra legittimo chiederci contro chi è indirizzata questa espansione [della NATO, N.d.A.]”. Dopo il colpo di stato di Maidan Putin ha deciso, per evitare la persecuzione annunciata dai nazisti di Pravij Sektor [partito neonazista ucraino “Settore Destro”, N.d.A.] del popolo russo di Crimea e il posizionamento di basi militari inglesi e/o americane nella penisola, di annettere la Crimea tramite un’occupazione militare e un referendum popolare. Questo mandò su tutte le furie l’Occidente collettivo che iniziò a sanzionare la Russia facendosi solo autolesionismo. A seguito dell’intervento russo in Ucraina del 2022 la russofobia si è scatenata ai massimi storici del XXI secolo. Putin aveva più volte disegnato all’occidente le linee rosse da non superare ma non sono mai state prese in considerazione, La Russia dunque porta avanti una lotta contro l’unipolarismo americano che ha oppresso i popoli medio orientali, sudamericani, asiatici e africani. La mia canzone è nata in una sera qualunque. Non avevo voglia né di giocare al pc, né di leggere libri, e conoscevo questo sito che fa canzoni in cui ti basta scrivere il testo, scegliere lo stile e inserire il titolo. Ne ho fatto per divertimento una sul Donbass. La canzone è uscita talmente bene che la mandai a vari giornalisti con cui ho un rapporto stabile e di amicizia come Lilin, Lucidi e Lorusso. A Vincenzo è piaciuta la canzone e l’ha voluta mandare alla redazione di RT a Lugansk. Settimane dopo la canzone esce e ha un successo non previsto: sono su Lugansk 24, Ria Novosti e la TASS parlano di me e soprattutto vengo a sapere che la canzone aprirà il festival RT di Mosca. Una giornalista della TASS prima del festival mi vuole intervistare e io accetto. L’intervista esce sui principali giornali russi come Ria Novosti, Gazeta.ru, Tsardom eccetera. E poi Vincenzo mi comunica dopo mesi che sono stato invitato al festival RT di Bologna e che di nuovo la mia Donbass Terra Rossa aprirà il festival. Il festival è stato bellissimo, pieno di emozioni e di cultura. Una cosa straordinaria.
Ora ho iniziato a scrivere articoli, inchieste e dossier riguardanti la situazione in Ucraina e faccio parte di “Risorgere”, un movimento politico di marxisti multipolaristi che porta avanti tutti quelli che sono i miei ideali da ben prima che venissi a conoscenza della sua esistenza.
Gianni Pierini
Mi presento, sono Gianni Pierini, un maturando di Recanati, un piccolo borgo sperduto nelle Marche. Il mio interesse per la politica è iniziato nella mia primissima gioventù, probabilmente infuocato dai discorsi di mio padre su di Renzi. Prestissimo ho iniziato ad adottare una visione critica del sistema politico e a connettere i puntini di come i problemi del nostro mondo si connettessero a qualcosa di più grande. In prima media ho avuto una grande rivelazione: sono venuto a conoscenza, tramite youtube, dell’Unione Sovietica, e ho iniziato a studiarne la storia e l’ideologia, presto adottandola come propria, nonostante il contesto sociale in cui viviamo estremamente ostile al comunismo. Evidente mi è parso anche fin da subito il giogo statunitense nel nostro paese, totalizzante in tutto. Ho piano piano iniziato a conoscere sempre di più, inizialmente dalla storia “scolastica”(ovvero, quella in cui sono presenti decenni su decenni di diffamazioni della CIA contro stati socialisti e patriottici) e poi iniziando ad avere uno sguardo critico proprio, analizzando non solo come le narrative proposte siano spesso false o manipolate, ma anche i motivi per cui e per come lo siano. La verità è stata sempre il mio principio guida in questo lungo percorso, in cui ho maturato analisi sempre più avanzate. Mi ricordo ancora quel giorno del Febbraio del 2022.
Mi alzai e mia madre disse “la Russia ha invaso l’Ucraina!”. Guardando il TG, vedevo riproposta la solita narrativa infamante nei confronti della Russia, e ho sentito subito che molto nella loro narrativa non tornasse, e fosse plasmato non da fatti, ma da interessi. Quasi per istinto naturale, già da quel giorno mi schierai coi Russi. Non nascosi mai il mio orientamento a nessuno, sfoggiandolo fieramente. Ricordo ancora quei giorni in cui le vie delle città erano coperte da stracci giallo-blu, e tutti piangevano per la “povera Ucraina aggredita”. Tutti, tranne io. Mentre gli altri piangevano, io leggevo sull’Euromaidan e su cosa fosse successo. Lentamente, tutto mi apparve sempre più chiaro: non si trattava di un aggressione ingiustificata e genocida, ma bensì di una guerra anti imperialista e di difesa della propria nazione e del proprio popolo. Piano piano, divenni conosciuto nella mia scuola come “IL comunista”. Esattamente, non come un comunista, ma IL, una sorta di figura sovrannaturale e fuori dal tempo e dallo spazio. Le persone della mia città iniziavano a conoscermi e fermarmi. Nel frattempo, mi candidai varie volte al consiglio l’istituto, suscitando grandi scandali anche solo per il nome della lista. Presto, ho avuto esperienza dei grandi limiti del sistema di “prima mano” con le stesse elezioni, rivelatosi una semplice formalità che esclude candidati che non sono stati scelti dall’alto, con nulla di regolare ovviamente. Tenendo un corso autorizzato a scuola con i giornalisti Lucidi e Lorusso sulla situazione in Donbass siamo addirittura “riusciti” a suscitare le ire della vicepresidente del parlamento europeo, che minacciando la mia scuola mi ha portato a subire varie ripercussioni personali, dalle minacce di morte alla necessità di lasciare la stessa. Vorrei dire al caro sistema “democratico” ed occidentale che non avete indebolito le mie idee, ma solo rafforzate. Si sono dimostrate inutili le vostre infinite fake news e manipolazioni su paesi a voi contrapposti, infamazioni su leader patriottici come Putin e Xi, e rivelate come fasulle per quello che sono le vostre pretese di superiorità morale che nascondono all’interno un sistema di potere anti democratico e anti popolare, che non ha nulla a che vedere con il potere popolare (ovvero, la democrazia). Creano veri e propri mostri per impaurire le persone. Un normale studente diventa un infiltrato spia della Federazione Russa.
Immaginate, cosa può diventare un leader o uno stato opposto agli interessi degli USA. Si tratta di manipolare la realtà per giustificare gli interessi della classe dominante, non di abusi di diritti umani o genocidi inesistenti. Col tempo ho realizzato che Assad, Maduro, Putin, Lukashenko, Kim Jong Un, Khamenei non sono dittatori, ma dei combattenti per la libertà.
Sostenere la Russia, e specialmente il popolo Russo in lotta anti-nazista nel Donbass e in tutta la Novorossija, è sostenere un popolo che non solamente combatte una lotta vitale e sopravvivenza, giusta e dignitosa, ma si batte contro e indebolisce gli stessi nemici degli Italiani, ovvero gli imperialisti, pedofili, sionisti rappresentati dall’occidente collettivo.
Edoardo Giotta
Il mio nome è Edoardo, ho 21 anni. Il mio interesse per la situazione geopolitica in Ucraina nacque nel 2013, quando l’Ucraina ha iniziato ad essere sulle labbra di tutti in seguito agli eventi dell’Euromaidan che ha sensibilmente alterato la diplomazia e gli equilibri geopolitici europei. Nonostante avessi solo 9 anni durante gli eventi dell’Euromaidan e 10 durante il referendum per l’annessione della Crimea alla Federazione Russa feci di tutto per documentarmi sui fatti, ovviamente informandomi sulla versione di ambo le parti, seguendo i numerosi ed intrepidi reportage di guerra fatti proprio sul campo e, prima del 2022, fatti senza peli sulla lingua o mezzi termini e sono state proprio queste fonti di informazione a farmi interessare prima di tutto alla situazione tra Russia e Ucraina e successivamente alla geopolitica mondiale. Detto ciò, avvalendomi di articoli e docuvideo di entrambi gli schieramenti sono giunto ad una conclusione: lo stato ucraino post Yanukovich è stato messo in piedi tramite un abile lavoro di cooptazione e corruzione sistematica che non ha fatto altro che destabilizzare le istituzioni statali ucraine e deteriorato il rapporto con le popolazioni russofone e, in primis, con la Federazione Russa. Sicuramente dopo questa mia dichiarazione i lettori potrebbero mettere in dubbio la mia imparzialità come osservatore e accusarmi di selezionare solo fonti di informazione legate al Cremlino, beh, non è così. Dal 2013 già numerose testate giornalistiche italiane parlavano delle organizzazioni fasciste e bandieriste presenti sul territorio ucraino e qualche anno dopo si iniziò a parlare anche delle leggi liberticide concernenti la lingua e dei selvaggi bombardamenti che lo stato ucraino perpetrava sulla popolazione civile russofona indisciminatamente. Un servizio italiano che parlò esattamente di questi eventi fu fatto dall’emittente televisivo Tg2 nel 2016, il quale generò non poco scalpore. Da questi terribili eventi politici che hanno portato solo morte e distruzione nacque la mia convinzione che non solo Mosca aveva ragione a difendere la popolazione locale del Donbass, ma che tutta la situazione in loco derivi da un grande nemico: il liberalismo occidentale. Ma all’epoca dei fatti ero solo un bambino senza esperienza con solo delle idee e vedevo il liberalismo strafottente a stelle e strisce in moto solo in Ucraina ed Israele, però più crescevo ed imparavo più le mie convinzioni crescevano come se venissero innaffiate dai continui fallimenti del liberalismo in Italia: centri sociali liberali in grado di fare solo opinionismo e rappresentanza populista a categorie altrettanto liberali e corrotte, case di quartiere utili solo ad aumentare la criminalità liberando criminali violenti, cooperative sociali che millantano l’alto tasso di occupazione migrante all’interno di esse senza raccontare le realtà di sfruttamento e caporalato, politiche energetiche portate avanti da ambientalisti ignoranti che ripudiano il nucleare (la fonte di energia più pulita) le quali hanno portato solo ad un riciclaggio di denaro mafioso e l’incapacità da parte dell’Italia di essere indipendente sotto il punto di vista energetico, la de-industrializzazione italiana la quale ha demolito le nostre capacità produttive ed occupazionali in favore di un’Italia come “potenza turistica” (cit. Giorgia Meloni), la privatizzazione e la svendita delle nostre aziende strategiche para-statali a fondi e privati esteri, le politiche monetarie fallimentari che hanno portato ad un crescente indebitamento domestico e ad un’inflazione insostenibile sulla nostra penisola, l’alta disoccupazione e il lavoro povero che viene incentivato in continuazione da datori di “lavoro” sfruttatori e dalla sistematica negligenza statale e la comunità LGBTQ+ la quale non è altro che un elemento di destabilizzazione politica e degenerazione sessuale tenuta in piedi dalla finanza estera (USAID e Israele). Il liberalismo è quindi il cancro anti italiano che divora l’etica morale del nostro intero popolo e le nostre istituzioni politiche usando come mezzo il capitalismo “laissez-faire” tanto caro all’occidente per impoverire collettivamente le masse e seminare conflitto fra di esse mentre un numero ristretto di persone si arricchisce senza limite alcuno e investe il capitale acquisito per portare avanti questo modello all’infinito. La Federazione Russa ha risposto al cancro liberale estirpando il problema alla radice in favore di un modello tradizionale, indipendente e prospero ed è per questa ragione che io, Giotta Edoardo, guardo ad est, perché l’est viene continuamente minacciato con la propaganda e le armi liberal-occidentali ma ogni volta l’oriente ne esce vittorioso e temprato come l’acciaio rovente impiegando politiche economiche e sociali forti ed orientate esclusivamente verso gli interessi rispettivi senza alcuna interferenza straniera. Italiano tu cosa farai? Continuerai a farti soggiogare da uno stato corrotto e dal lavoro povero al quale ti destinerà? Oppure imparerai a disobbedire, a ribellarti e a combattere contro queste forze malvagie per iniziare a guardare ad est?
Caterina
Mi chiamo Caterina, ho 24 anni e sono cresciuta in una famiglia da sempre appassionata di storia, cultura e relazioni internazionali. Fin da piccola ho avuto l’opportunità di confrontarmi con realtà diverse dalla mia e di sviluppare una forte curiosità verso i Paesi che hanno avuto un ruolo significativo nella storia mondiale. Tra questi, la Russia ha sempre occupato un posto speciale nei miei interessi, fino a diventare una vera e propria passione che continua ad accompagnarmi nel mio percorso personale e culturale.
La Russia rappresenta una delle realtà più affascinanti e complesse del panorama internazionale. La sua storia millenaria, caratterizzata da profonde trasformazioni politiche, sociali e culturali, offre una straordinaria chiave di lettura per comprendere molti degli eventi che hanno segnato il corso della storia europea e mondiale. È proprio questa complessità a rendere il Paese una continua fonte di studio e di approfondimento.
Uno degli aspetti che più mi coinvolge è la lingua russa. Ricca di sfumature, elegante e profondamente espressiva, essa costituisce molto più di un semplice mezzo di comunicazione: rappresenta l’accesso diretto a una delle più importanti tradizioni letterarie del mondo. Attraverso lo studio della lingua è possibile avvicinarsi alle opere di autori come Dostoevskij, Tolstoj, Puškin e Čechov, figure che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura universale e che continuano a offrire spunti di riflessione di straordinaria attualità.
Accanto alla lingua, la cultura russa esercita su di me un fascino particolare. Dalla musica classica al balletto, dalla pittura all’architettura, il patrimonio artistico russo testimonia una ricchezza culturale costruita nel corso dei secoli. Le tradizioni popolari, il profondo legame con la memoria storica e la capacità di esprimere grandi temi umani attraverso l’arte rendono la cultura russa un universo estremamente stimolante da esplorare. In questo contesto, nutro anche un profondo senso di riconoscenza nei confronti del sacrificio compiuto dai popoli dell’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale. Il contributo decisivo dato nella lotta contro il nazifascismo, pagato con perdite umane enormi e sofferenze incalcolabili, rappresenta una pagina fondamentale della storia del Novecento che merita di essere ricordata e studiata con rispetto. La memoria di quegli eventi costituisce, a mio avviso, un elemento essenziale per comprendere l’identità storica e culturale della Russia contemporanea.
Anche la storia della Russia rappresenta per me un ambito di grande interesse. Dall’epoca degli zar alla Rivoluzione del 1917, dall’esperienza sovietica fino alle trasformazioni dell’età contemporanea, il percorso storico del Paese è caratterizzato da eventi che hanno influenzato in modo determinante gli equilibri internazionali. Studiare questi avvenimenti significa comprendere meglio non solo la Russia stessa, ma anche molte delle dinamiche che hanno modellato il mondo moderno.
La mia passione per la Russia nasce dunque dal desiderio di approfondire una realtà spesso descritta in modo superficiale, ma in realtà straordinariamente ricca di sfaccettature.
Attraverso lo studio della lingua, della cultura e della storia, continuo a scoprire un Paese capace di offrire nuovi spunti di conoscenza e riflessione, alimentando una curiosità che negli anni non ha mai smesso di crescere.
Koba
Perché sono filorusso?
Sarebbe difficile dirlo senza fare un preambolo di quello che è stato il mio avvicinamento alla storia e alla cultura russa e, più in generale, dei popoli slavi. Potrei asserire che il punto d’origine siano gli Europei di calcio del 2008, da grande amante del calcio quale sono, nonostante la giovane età, seguii gran parte delle partite. Suscitò in me molta curiosità la Nazionale della Federazione Russa che, pur non essendo una squadra mirabolante, riuscì a piazzarsi quarta. Da lì, iniziai ad incuriosirmi ai cognomi dei giocatori, così diversi da quelli che si sentivano solitamente in Europa occidentale e, soprattutto, ad una particolarità di quei nomi: il patronimico. Negli anni a seguire presi a seguire con più costanza le squadre russe e ucraine in Champions League, in particolare lo Zenit (punto d’approdo di grandi calciatori e allenatori italiani), lo Spartak Mosca e lo Shakhtar Donetsk. Crescendo, la mia filia per quel mondo cresceva in me. Iniziai a studiarne la geografia, la storia, la cultura. Ricordo particolarmente quando, nel 2014, in una solare giornata quasi primaverile, nonostante frequentassi ancora le scuole medie, in classe non si parlava altro che del referendum attraverso il quale la Crimea si rese indipendente da Kiev, aderendo alla Federazione Russa. Un fatto curioso è che, proprio in virtù di questa mia curiosità verso il mondo slavo, ero l’unico in classe a sapere dove fosse ubicata geograficamente la Crimea. Negli anni ho continuato a coltivare, seppur in maniera più superficiale, questa mia passione. Erano gli anni delle superiori, ero poco interessato ad interessarmi, come molti ragazzi in quell’età, facevo della superficialità un leitmotiv della mia esistenza. Tuttavia, il mondo slavo, il mondo russo appariva e spariva dalla mia vita in maniera spettrale, palesandosi all’improvviso attraverso film, musica e cultura di massa. La svolta avviene negli ultimi anni di liceo. In quegli anni sentivo come un fuoco ardere in me e che necessitava di fuoriuscire e divampare nel mondo. Iniziai ad avvicinarmi, seppur superficialmente, alla politica e alla militanza. Mi iscrissi al Partito Comunista Italiano. Il connubio era evidente: coesisteva alla perfezione questo mio ardore politico con quella mia adorazione per quel mondo che, fino a pochissimi decenni prima, era baluardo di questa mia nuova vocazione. Iniziai a rivolgere lo sguardo ad est, ripresi lo studio della storia della Russia e del mondo slavo, specialmente dell’epoca Sovietica. In quegli anni, devo ammettere, si trattava più di una mitizzazione che di una comprensione vera e propria, segno di un atteggiamento e di uno spirito ancora acerbo. Il quinquennio fondamentale della crisi e del consolidamento di questa filia è stato il 2021-2025. Nel 2021 la filia evolve in eros. Conobbi la mia attuale ragazza, originaria da quel mondo lì, precisamente dall’Ucraina. Da lì iniziai a conoscere e vivere le tradizioni ucraine e russe, iniziai ad approcciarmi alla lingua russa, alla musica, ai cibi. Insomma, ero stato praticamente adottato da una cultura che, sin dalla fanciullezza, sentivo così vicina alla mia. Cementificai la mia adorazione verso quel mondo, in maniera anche superficiale, ignorando le vicende politiche che, in quegli anni e nei precedenti, stavano sconvolgendo quelle terre e quei popoli e che avrebbero portato al 24 febbraio 2022. Iniziata la SVO la mia prima reazione fu di tipo emozionale, sentimentale. Essa fu poi alimentata dalla propaganda mediatica occidentale che portava e porta tuttora (pochissimi) a credere in una realtà fittizia e mistificata. Da quel momento iniziai ad avere fame di sapere cosa stesse accadendo: tra televisione, social, articoli. Qualsiasi cosa potesse sfamarmi. Dovevo sapere cosa succedeva. In tutto ciò, sentivo una strana sensazione, come una contraddizione imperante dentro me che ora mi portava a credere di essermi sempre sbagliato sulla Russia, che in realtà fosse il “Male”, ora a credere che ciò che diceva la tv potesse non corrispondere al vero. Era la dissonanza cognitiva. Allora dovevo capire dove fosse la ragione, dovevo capire chi stare a sentire e chi no. Cercando informazioni, mi avvicinai al mondo della controinformazione. Fu una graduale scoperta degli altarini, scoprii gradualmente che la tv diceva il falso e che non faceva gli interessi del popolo italiano, che voleva sapere la verità, non faceva gli interessi del popolo russo – essendo che veniva diffamato e tacciato ontologicamente di essere il male assoluto – tantomeno di quello ucraino, che come quello italiano, era vittima della propaganda mediatica. Negli anni, dunque, ebbi a comprendere meglio le vicende storiche che portarono al 24 febbraio, a comprendere le motivazioni e gli interessi di attori stranieri, quali gli Stati Uniti, nel portare avanti questa guerra fratricida. Ad oggi, non riesco a non definirla così: una guerra fratricida tra due popoli fratelli, così simili, così dignitosi che – come nella lotta partigiana contro l’occupazione nazifascista e, in generale, nella guerra contro la barbarie nazista – versarono il sangue, compirono l’estremo sacrificio pur di liberare la loro e la nostra Patria. Io sono filorusso perché sono filo-aletheia e perché sono incredibilmente innamorato dei popoli slavi. Oggi, la Russia è dalla parte giusta della storia essendo in prima fila a combattere contro l’imperialismo americano. Gli ucraini, ahimè, che ogni giorno muoiono sul fronte, vorrei che sapessero che non muoiono per proteggere il proprio paese, com’è stato loro ingiustamente e criminalmente detto, ma per proteggere gli interessi di oligarchi israelo-statunitensi con cittadinanza ucraina, come il pessimo e criminale presidente e aspirante dittatore Zelensky. Vorrei che sapessero che chi dice di difendere le terre di Ucraina, come i nazisti di Azov, del battaglione Dnepr o di Pravyj Sektor, stanno in realtà lavorando per le forze oscure di Washington e di Tel Aviv, per quelle di Bruxelles, per le industrie delle armi, per il settore edile, per chiunque lucra sulla morte di povera gente. Russa e Ucraina. Chiudo questo testo con un messaggio di speranza. Una speranza di poter rivedere, un giorno, ucraini e russi riabbracciarsi, ritornare ad essere fratelli. Come lo sono sempre stati. Di poter portare avanti l’unica battaglia esistenziale, quella contro le forze del male, contro la borghesia internazionale che vuole ridurci tutti in schiavitù. Per poter gridare insieme: “За победу!” (Za Pabedu, per la vittoria, N.d.A.). Fino alla vittoria della civiltà umana contro la barbarie neoliberista e imperialista.
Pogaiolo
Perché Mosca è la Terza Roma e la voce della ragione e della giustizia viene sempre da est?
Se Roma è diventata il più importante impero della storia, è perché ha concentrato le sue ambizioni anche a oriente, l’oriente era il cuore della civiltà romana, l’occidente solo una periferia, nonostante quest’ ultima oggi sia la parte linguistica e culturale erede della civiltà romana. Ma se la romanizzazione è stata tanto incisiva è perché la civiltà romana era di stampo ellenistico. E l’impero Romano si è sempre rinnovato ad est, a Bisanzio e Mosca. Poi anche l’ Impero Romano Orientale ha avuto pessimi governanti e torto in certi periodi, come la tarda antichità, soprattutto con quello squilibrato problematico di Giustiniano. Belisario doveva diventare imperatore e l’Italia andava lasciata al Regnum Italiae degli Ostrogoti, molto fedeli a tradizioni e ideali romani e molto riguardosi e benevoli con il presunto ex Impero d’Occidente. Difatti in realtà ancora perfettamente in piedi e funzionante, e dipendente da Bisanzio solo nominalmente. Altro motivo che mi fa guardare ad oriente è la rinascita politeista in Russia e nell’ Europa Slava, in Russia sono quasi il 2% della popolazione e c’è una rete politeista riconosciuta dallo Stato, concentrata per lo più nel mondo rurale e nei villaggi. La chiamano Rodnovery in inglese. Ci sono anche unità come la Rusich nota per la sua composizione religiosa politeista pagana.
Si può notare dunque che non sono pochi i giovani che guardano al mondo multipolare invece che al mondo naziliberista. E soprattutto sono molto acculturati avendo approfondito pezzi di storia che talvolta pure a scuola vengono tralasciate per “motivi di tempo” (o per ordini della politica). Quando si pensa alla gioventù europea si pensa o ai maranza o alle amebe filo ucraine e filo palestinesi che credono nella fratellanza delle lotte dei due popoli non sapendo le somiglianze molto più strette tra il dramma del popolo palestinese che sta subendo un vero e proprio genocidio e il dramma del Donbass. Si pensi che il presidente-terrorista Petro Poroshenko (2014-2019) ha interrotto il flusso di gas e di acqua verso il Donbass separatista costringendo la Russia a farsi carico del settore energetico delle due repubbliche popolari. Oltre a ciò Poroshenko ha fermato l’erogazione degli stipendi e delle pensioni ai lavoratori nel territorio della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk. Anche in questo caso Putin ha deciso di sostenere queste spese. Il messaggio che vogliamo dare è che non tutti i giovani sono alienati al pensiero unico occidentale. Non saremo certamente la maggioranza della Generazione Z ma di una cosa siamo sicuri: di stare dalla parte giusta della storia.
E tu, giovane, da che parte stai? Dalla parte dei neonazisti liberisti sionisti oppure dalla parte del mondo multipolare?

