Leggendo il Manifesto del Partito Comunista mi sono imbattuto in questo passaggio:
“Con l’estendersi dell’uso delle macchine e con la divisione del lavoro, il lavoro dei proletari ha perduto ogni carattere indipendente e con ciò ogni attrattiva per l’operaio. Egli diviene un semplice accessorio della macchina, al quale si richiede soltanto un’operazione manuale semplicissima, estremamente monotona e facilissima da imparare. Quindi le spese che causa l’operaio si limitano quasi esclusivamente ai mezzi di sussistenza dei quali egli ha bisogno per il proprio mantenimento e per la riproduzione della specie. Ma il prezzo di una merce, quindi anche quello del lavoro, è uguale ai suoi costi di produzione. Quindi il salario decresce nella stessa proporzione in cui aumenta il tedio del lavoro. Anzi, nella stessa proporzione dell’aumento dell’uso delle macchine e della divisione del lavoro, aumenta anche la massa del lavoro, sia attraverso l’aumento delle ore di lavoro, sia attraverso l’aumento del lavoro che si esige in una data unità di tempo, attraverso l’accresciuta celerità delle macchine, e così via.”
Questo pezzo dell’opera spiega che a causa della rivoluzione industriale che nell’800 ha colpito l’Europa la macchina ha rimpiazzato il lavoro dell’operaio il quale è diventato solamente un supporto a essa. Ciò ovviamente ha causato un calo del salario perché l’apporto che l’operaio dava alla produzione era minore rispetto all’epoca precedente all’introduzione delle macchine nell’industria.
Settimane fa sono venuto a conoscenza di una sentenza che reputava come “giustificato motivo” il licenziamento di una ragazza che come lavoro la grafica sostituita parzialmente dall’Intelligenza Artificiale. In particolare si tratta della Sentenza 9135 del 19 novembre 2025 del Tribunale di Roma il quale ha accertato che l’azienda si trovata in una situazione economico-finanziaria critica e in un processo di ristrutturazione dell’effettivo che ha portato a dimezzare da 20 a 10 i dipendenti. Per questo il Giudice ha considerato opportuno leggere la sostituzione della dipendente con l’AI come una parte del riassetto organizzativo per contenere i costi.
Rispetto al mondo che ha vissuto Karl Marx quindi si sta verificando una situazione ancor più distopica. Marx come abbiamo potuto vedere sosteneva che l’operaio sia un ausiliario della macchina. Oggi invece il lavoratore non deve neppure aiutare il robot: viene semplicemente licenziato con il compiacere di certi giudici.
Di fronte a questo problema nascente i comunisti devono agire! Un buon comunista non può leggere a pappagallo gli scritti di Marx e pensare che un testo vecchio di due secoli possa essere attuato al giorno d’oggi con l’ennesima rivoluzione (borghese) industriale.
Bisogna parlare innanzitutto di un punto fondamentale: a chi hanno fatto comodo le passate rivoluzioni industriali. Prima di fare ciò bisogna spiegare cosa hanno portato di nuovo.
La prima rivoluzione industriale (circa 1760-1840) nasce nel Regno Unito e ha portato la nascita delle fabbriche, grandi complessi industriali in cui sono state introdotte le macchine a vapore oltre alla meccanizzazione dell’industria tessile creando i filatoi meccanici e i telai automatici. Nell’ambito dei trasporti si svilupparono le ferrovie e vennero costruite le prime locomotive a vapore migliorando così il commercio e i collegamenti con i vari poli industriali. I contadini e gli artigiani vedendo queste enormi opportunità di lavoro che avrebbero portato un salario fisso sono iniziati a emigrare verso le città abbandonando la campagna. Tuttavia non è oro tutto quello che luccica dato che l’orario di lavoro andava da 12 a 16 ore giornaliere oltre a far aumentare il lavoro minorile con conseguenti malattie che hanno ridotto la stima di vita di chi lavorava nelle fabbriche. Questa rivoluzione è dovuta grazie alla diffusione in Regno Unito del carbone.
Tale diffusione è dovuta a vari personaggi come le famiglie banchiere. Una di esse sono i Rothschild, famiglie bancaria più potente d’Europa dell’epoca, finanziava le miniere di carbone, le ferrovie (per trasportare il carbone), le acciaierie e le industrie pesanti. Un’altra banca britannica coinvolta nel finanziamento della rivoluzione è la Baring Borthers la quale investiva capitale nelle miniere di carbone ed era legata all’espansione industriale dell’impero inglese. Inoltre la banca olandese Hope anch’essa finanziava miniere, infrastrutture e industrie europee oltre a avere debito pubblico di diversi stati.
Ma chi possedeva le miniere? Uno di essi è Francis Egerton, terzo duca di Bridgewater, è uno di essi. Possedeva miniere di carbone nel nord dell’Inghilterra e costruì il Bridgewater Canal, un canale fluviale fondamentale per abbassare il costo del trasporto del carbone e per collegare le miniere alle città industriali come Manchester. Oltre a Ergton molti proprietari nobili nelle zone di Durham e Northumberland controllavano miniere e gli affitti di essi guadagnando enormemente dalla domanda di carbone per industrie e locomotive.
La seconda rivoluzione industriale (1870-1914) ha introdotto l’elettricità e il petrolio nel commercio e nei complessi produttivi. Grazie a Thomas Edison furono introdotte le lampadine elettriche, le reti elettriche urbane e nuovi macchinari industriali. Ma la vera rivoluzione nell’industria è stata introdotta da Henry Ford il quale ha perfezionato la catena di montaggio. La catena di montaggio prevedeva infatti che ogni operaio faccia un solo compito, alienando così il lavoro. Questo sistema di lavoro è stato applicato per avere una velocità maggiore nella produzione con costi più bassi. Se il protagonista della prima rivoluzione industriale era il carbone, nella seconda è l’acciaio fondamentale per ponti, treni modernizzati e edifici. Inoltre sono stati prodotti e usati fertilizzanti, coloranti e farmaci industriali. Venne migliorata la nave a vapore e le ferrovie furono espanse. Tutto ciò ha creato un oligopolio delle grandi imprese nelle industrie quindi crebbe anche il capitalismo industriale.
Anche in questa rivoluzione i banchieri ebbero un ruolo fondamentale. J.P. Morgan, banchiere americano principale e dominatore di Wall Street, infatti finanziava le ferrovie negli Stati Uniti oltre ad aver creato la U.S. Streel Corporation (Corporazione dell’Acciaio degli Stati Uniti). Ha avuto la capacità di unire tante singole aziende in monopoli industriali. La Deutsche Bank, la banca che ebbe un ruolo centrale per lo sviluppo industriale tedesco, finanziava l’industria pesante e chimica della Germania. In particolare sosteneva i gruppi industriali dell’acciaio come Krupp, dell’industria chimica come BASF e Bayer e le ferrovie. Ritroviamo per la seconda volta i Rotschild i quali collegarono i mercati finanziari europei come quello di Londra con quello di Parigi e di Vienna.
Come detto in precedenza il petrolio fu uno dei protagonisti di questa grande rivoluzione industriale. La Standard Oil di John D. Rockefeller fu un importante azienda petrolifera che aveva il monopolio del petrolio americano. La Generic Eletric di Edison elettrificizzò le città e produsse lampadine e macchinari elettriche. Degna di menzione è la già citata Krupp, industria di acciaio e armamenti tedesca, che forniva acciaio alle ferrovie, ai ponti e agli eserciti di tutta Europa.
La terza rivoluzione industriale (1970-2000) è quella che ci tocca di più da vicino avendo introdotto l’elettronica, l’informatica le telecomunicazioni e l’automazione nel sistema industriale. Sono stati creati i microchip e i semiconduttori facendo nascere il circuito integrato e la miniaturizzazione dei computer aumentando la potenza di calcolo delle macchine. Grazie a ciò le industrie hanno sostituiti i grandi computer con “Computer Personali” (PC) che entrarono anche nelle case. I PC hanno creato rinnovato il lavoro in ufficio creando file su file, software ad hoc per le varie aziende e la firma digitale alienando ulteriormente il lavoratore. È nato anche Internet, la rete globale di comunicazione inizialmente per scopi militari e universitari che negli anni ’90 diventa anche civile, il quale rivoluzione totalmente il sistema di comunicazione, di informazione e di controllo delle masse. Oltre a ciò sono stati introdotti robot nelle fabbriche automatizzando le catene di montaggio, escludendo quindi il lavoro manuale dell’operaio facendo perdere il posto di lavoro a centinaia di migliaia di proletari.
Anche questa rivoluzione ha i suoi oligarchi come Gordon Moore, co-fondatore di Intel che sostiene che la potenza dei computer raddoppi ogni due anni circa e come il suo collega Robert Noyce, creatore del circuito integrato, o come Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, che ha reso i PC accessibili al pubblico. Degno di nota è Steve Jobs il quale fu il co-fondatore di Apple, colosso della telefonia e non solo. Infine, per non elencare tutti le centinaia di oligarchi della tecnologia, Tim Berners-LEE, inventore di World Wide Web (WWW) cioè il sistema di pagine web e link.
Abbiamo potuto vedere come nelle tre rivoluzioni industriali l’unico che otteneva profitto è sempre stato l’oligarca, il banchiere o il grande proprietario che man mano aumentava lo sfruttamento del lavoratore spersonalizzandolo, alienandolo e sottopagandolo. È uno dei fattori comuni di tutte queste rivoluzioni. Ma non si è mai arrivato alla sostituzione perfino nelle attività creative del lavoratore umano con i robot. I robot hanno ucciso il lavoro manuale ma non si è mai visto prima d’ora una sostituzione del lavoratore creativo con un’entità inumana. Invece ora si inizia a vedere il traguardo del progetto borghese che considera come fine ultimo della propria vita il profitto e non il rispetto della dignità dei propri lavoratori.
Per capire che tipo di lavori l’AI potrebbe portare via dalle mani umane dobbiamo analizzare i principali sistemi di AI esistenti oggi. Open AI, il colosso di ChatGPT, ha sviluppato un sistema di ricerca veloce e completa in cui basta inserire la richiesta e ottieni in tempi minimi una risposta il più esaustiva possibile oltre a creare immagini e altri contenuti multimediali. Sistemi simili a Open AI sono Google DeepMind, l’AI integrata a Google con modelli come AlphaGo e Gemini, Microsoft con Copilot e Anthropic con Claude. Poi ci sono i sistemi AI nei vari social network come Meta nei suoi Instagram, Facebook e WhatsApp ha integrato. Il colosso di Jeff Bezos non è da meno. Infatti Amazon ha sviluppato l’AWS (il cloud più grande al mondo) e Alexa (il famoso assistente vocale), oltre a usare l’AI pure nei magazzini disumani dove i lavoratori sono schiavi di un dispositivo che li indirizza perfino con un timer nei diversi settori causando numerose malattie fisiche e mentali. Infine NVIDIA produce le GPU necessarie per l’esistenza e il funzionamento delle AI.
Possiamo notare quindi che l’AI oltre ai lavori manuali (spesso sono integrate nei nuovi robot industriali) sta minando anche la sfera lavorativa creativa e “d’ufficio”. Spesso si ricevono chiamate da call center con una voce non umana. Inoltre in parecchi siti (come quello di Spotify) l’AI viene usata per l’assistenza. L’uso dell’Intelligenza Artificiale per l’assistenza clienti può essere certamente utile e più veloce però a lungo termine porterà a una serie di licenziamenti di lavoratori con un salario non dignitoso se non addirittura in nero. Oltre al settore dell’assistenza, come abbiamo potuto dal caso del licenziamento della grafica, l’AI rischia di minare anche le mansioni dove si richiede la creatività dell’essere umano. Ormai i grafici e i designer stanno per essere rimpiazzati dai modelli AI come ChatGPT e non solo. Per capire questo fenomeno si ci deve mettere dal punto di vista del cliente: è più comodo pagare un umano che farà il lavoro con tempi stabiliti oppure scrivere la descrizione del prodotto a un modello di Intelligenza Artificiale e ricevere un eccellente risultato in pochi minuti? Un’altra categoria che verrà duramente colpita da questo tsunami sarà quella dei traduttori e doppiatori. Ormai non ha più senso assumere una persona che traduca i discorsi o un doppiatore per doppiare i film: esistono i traduttori simultanei e le voci di veri attori generati con l’AI. Questa fascia quindi subirà un durissimo colpo. Il settore musicale non è da meno. Esistono tantissimi siti (e ne so qualcosa…) con cui si può avere una canzone in pochi minuti inserendo il testo, lo stile e il titolo. Se fatto per divertimento o per bypassare una difficoltà fisica può essere straordinario ma se usato per pigrizia per fare un percorso musicale ingannando gli ascoltatori porterà la morte della musica. Inoltre chi dice che l’Intelligenza Artificiale non inizierà ad addestrare i lavoratori umani appena assunti? L’AI, in ultima analisi, sarà responsabile di scomparsa di molti settori lavorativi e di capacità che differenziano l’essere umano dagli altri animali se non sarà limitata.
Arriviamo al dunque: il comunismo come può agire in merito? Innanzitutto non sarebbe corretto eliminare completamente l’AI dall’industria perché sarebbe fermare il progresso scientifico e industriale. Abbiamo visto che nelle varie rivoluzioni industriali accanto i lati negativi c’erano anche ovviamente lati positivi. L’AI, come già affermato, per quanto riguarda l’assistenza clienti può essere un buon aiutante sul piano teorico. C’è però da valutare il peso di questo ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel settore per gli assistenti umani. Inoltre un altro rischio enorme per i lavoratori è l’uso dell’AI come forma di controllo (come succede con Amazon). In questo senso il comunismo non può permettersi di fermarsi agli scritti del ‘800 ma deve saper applicare l’ideologia ai problemi dell’oggi. Il programma comunista deve imporre l’esclusione assoluta dell’AI come forma di controllo nei posti di lavoro per rispettare il diritto alla dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici. Oltre a ciò sarebbe giusto puntare sulla convivenza tra umano e AI ma non con un rapporto uguale: l’umano deve essere superiore all’AI. L’AI deve essere uno strumento per il lavoratore e non il contrario. In questo senso i comunisti devono essere chiari sui call center: devono essere umani i quali però possono usare l’Intelligenza Artificiale per ottimizzare le informazioni da fornire al cliente. Un altro passo utile sarebbe il finanziamento da parte dello Stato per la creazione di un AI nazionale da inserire nei vari settori lavorativi escludendo quindi le intelligenze artificiali delle multinazionali. Ciò rispetterebbe il punto fondamentale dell’ideologia comunista, vale a dire il possesso dei mezzi di produzione (in questo caso dell’AI, non proprio un mezzo di produzione ma un’oggettiva integrazione a essi) allo Stato. L’AI nazionale non deve controllare il lavoratore ma assisterlo. È fondamentale proibire per legge il licenziamento del lavoratore per sostituirlo con le AI. Non è pensabile un mondo in cui un robot possa essere motivo di licenziamento di un umano. Infine per quanto riguarda la parte dei grafici e designer dovrebbe valere il principio da applicare anche per il settore musicale: l’AI può venir usata solo per scopi personali e non per pubblicità o insigne di attività di vario tipo le quali devono venir fatte da un umano per tutelare il settore.
Tutto ciò è un’utopia? Forse. Tutte le ideologie non sono applicabili nella loro completezza: tutte hanno un tratto utopistico. Questo programma però è una proposta valida per far fronte ai rischi che correremo se non ci mettiamo subito ai ripari.
In questo senso il comunismo non si può far mettere i piedi in testa dalla nuova oligarchia che, come sempre, vuole divorare la dignità dei proletari con l’unico obiettivo del profitto sfrenato. I comunisti devono farsi sentirsi! Bisogna essere protagonisti in questa lotta per il diritto a esistere del proletariato, altrimenti sarà fatto un altro passo verso il dominio borghese sulla classe subalterna che non possiamo permetterci di sopportare ulteriormente.
Fonti:
https://www.bacciardipartners.it/intelligenza-artificiale-e-licenziamento-per-giustificato-motivo-oggettivo-la-storica-sentenza-del-tribunale-di-roma/

