Traduzione di Marco Carminati
Sebbene le persone comuni utilizzino Internet ogni giorno, generalmente non percepiscono un tema come quello della sovranità della rete. È come l’aria che respiriamo quotidianamente: non ci rendiamo conto della sua presenza. Tuttavia, la sovranità della rete svolge un ruolo fondamentale sia nello sviluppo di Internet sia nello sviluppo dell’economia intelligente. Professore Zhang, come interpreta lei il concetto di sovranità della rete?
È proprio come la sovranità nazionale. La sovranità è il diritto di decidere autonomamente del proprio destino. Allo stesso modo, nello spazio cibernetico la Cina deve poter decidere autonomamente: la Cina deve avere il controllo delle proprie infrastrutture di rete, della gestione complessiva dei dati e di tutto ciò che riguarda Internet, senza interferenze esterne.
Questo diritto è indivisibile e inalienabile.
Il motivo per cui abbiamo proposto questo concetto era legato al contesto dell’epoca, quando Internet era fortemente dominato dagli Stati Uniti. Si sosteneva che Internet non avesse confini, che molte altre cose potessero essere sottoposte alla sovranità degli Stati, ma che Internet non avesse una propria sovranità.
Come ha detto prima il professor Jin, all’epoca gli Stati Uniti si trovavano in una posizione estremamente forte e disponevano di enormi vantaggi sia nell’hardware sia nel software. Per questo potevano sostenere una simile posizione.
Ma noi abbiamo chiaramente proposto il concetto di sovranità della rete.
E la cosa positiva è che oggi quasi la maggior parte dei Paesi ha accettato questo concetto.
Si può vedere nei documenti che abbiamo discusso con l’ASEAN, nei documenti dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e anche in alcuni documenti pubblicati dalle Nazioni Unite: tutti sottolineano il concetto di sovranità della rete.
Internet è nato negli Stati Uniti e gli Stati Uniti possiedono anche una fortissima egemonia nel cyberspazio. Per questo, per molti Paesi diversi dagli Stati Uniti, riconoscere l’importanza della sovranità della rete probabilmente non è stato un concetto immediatamente evidente, non è vero?
La comprensione di Internet da parte delle persone è stata infatti un processo lungo. All’inizio nessuno poteva immaginare che Internet sarebbe arrivato al punto in cui si trova oggi. Alla fine degli anni Novanta, quando Internet iniziò a diffondersi, la percezione che i diversi Paesi avevano della rete era molto diversa.
Questa differenza derivava principalmente dall’asimmetria delle capacità tecnologiche. L’asimmetria delle capacità tecnologiche produceva a sua volta una enorme asimmetria nella capacità di comprendere le conseguenze dello sviluppo di Internet. Per questo alcuni Paesi non erano nemmeno in grado di proporre una propria soluzione.
All’epoca anche l’India, la Russia e l’Europa avevano avanzato alcune proposte relative alla governance di Internet. Ma la proposta americana era quella più ingannevole. In inglese veniva chiamata “multi-stakeholder”, cioè un modello basato sulla partecipazione di molteplici soggetti interessati.
Questo modello veniva contrapposto al multilateralismo proposto dalle Nazioni Unite. Il multilateralismo pone l’accento sulla sovranità degli Stati e sul ruolo dei Paesi nella governance dello spazio cibernetico. Gli Stati Uniti, invece, cercavano in tutti i modi di indebolire, o addirittura eliminare, il ruolo della sovranità nazionale nella governance del cyberspazio.
Al suo posto ponevano l’accento sui diversi soggetti coinvolti. E i soggetti possono essere di molti tipi: non necessariamente Stati nazionali. All’epoca, in particolare, erano soprattutto i grandi giganti di Internet e le grandi piattaforme a poter avere
un peso decisivo. Erano soprattutto le grandi aziende e le grandi piattaforme americane a possedere queste capacità. Gli altri Paesi non disponevano di strumenti equivalenti e non erano ancora in grado di comprendere cosa sarebbe successo in seguito.
Come ha appena detto lei, la comprensione di Internet da parte dell’umanità ha attraversato un lungo processo storico. Oggi Internet è diventato parte della vita di tutti. In una certa misura, è la vita stessa. Ricordo che negli anni Novanta, quando frequentavamo l’università, per entrare nella sala computer dovevamo persino indossare dei copriscarpe. All’epoca i computer erano ancora oggetti estremamente rari. Non esisteva ancora una vera e propria concezione di Internet e, con grande diffcoltà, avevamo appena iniziato ad avere accesso ai BBS [N.d.T. “Bulletin Board Systems”, erano una sorta di antenati di forum e social network, molto diffusi prima del Web.]. Quello era il modo molto antico con cui noi studenti universitari navigavamo in rete. Oggi, naturalmente, tutto è completamente diverso.
In quella fase storica molti Paesi non comprendevano l’importanza della sovranità della rete. E anche se l’avessero compresa, non avrebbero necessariamente avuto la possibilità di fare qualcosa, perché all’epoca l’egemonia era nelle mani degli Stati Uniti. Guardando oggi al significato della sovranità della rete, non sarebbe esagerato sottolinearne l’importanza.
Prendiamo la Cina come esempio.
Se non avessimo avuto la sovranità della rete, non avremmo avuto l’economia di Internet che abbiamo oggi.
All’epoca gli Stati Uniti erano una superpotenza praticamente dominante. Se la Cina non avesse avuto la propria sovranità su Internet, come avrebbe potuto sviluppare una propria industria di Internet? Questa è quella che viene chiamata protezione delle industrie nascenti.
In quella fase non avremmo avuto modo di competere con gli altri: sarebbero state tutte aziende americane e il mercato cinese sarebbe appartenuto alle aziende americane. Oggi lo vediamo chiaramente. Pensiamo alla finanza digitale, ai pagamenti tramite cellulare e a tutte queste tecnologie. Se i pagamenti tramite cellulare fossero stati effettuati attraverso aziende americane, avremmo ancora avuto sicurezza finanziaria? Avremmo avuto sicurezza nazionale? La Cina è ormai da tempo il più grande mercato dei consumi al mondo. Se non avessimo avuto la sovranità della rete, oggi le aziende americane dominerebbero anche il mercato cinese. Guardiamo invece all’Europa: si può quasi dire che lì sia già così.
E in condizioni normali il problema sarebbe ancora più grave. Quante delle cosiddette “rivoluzioni colorate” sono state realizzate attraverso Internet?
All’epoca persino Hillary Clinton e altri esponenti americani sostenevano pubblicamente l’utilizzo di Internet per promuovere le rivoluzioni colorate. Lo dicevano apertamente. Per questo motivo, la nostra proposta è stata estremamente tempestiva.
L’industria di Internet, che allora era ancora agli inizi, avrebbe potuto essere facilmente travolta in vari modi dall’egemonia americana nel cyberspazio.
Sì, come dicevo prima, a causa del divario nella comprensione della tecnologia Internet, molti Paesi in via di sviluppo non avevano compreso una caratteristica fondamentale di Internet. Qual è la grande differenza tra Internet e l’economia reale?
Una volta che qualcuno conquista una posizione dominante, si crea un fenomeno in cui “il vincitore prende tutto”: in seguito diventa estremamente difficile sovvertire quella posizione.
Molti Paesi inizialmente non avevano compreso questo problema. Guardate: loro avevano Facebook, noi avevamo WeChat.
Loro avevano Twitter, noi avevamo Weibo. Per praticamente ogni grande piattaforma americana, noi avevamo una piattaforma corrispondente. Questa è stata la nostra relativamente precoce comprensione di Internet.
È stato proprio grazie a un livello di comprensione così elevato che siamo riusciti a mantenere con fermezza questa direzione, anche se non è stato facile.
La volontà dello Stato e la volontà del Partito, insieme alla ferma difesa dei confini della nostra sovranità della rete, sono ciò che ci hanno permesso di arrivare all’economia digitale e all’economia intelligente che abbiamo oggi, e di permettere agli utenti cinesi di Internet di beneficiare delle numerose comodità offerte dalla rete.
Sì. In effetti, lei ha appena parlato principalmente dell’importanza dei big data e dell’importanza dello sviluppo industriale e delle infrastrutture di rete, spiegando così l’importanza della sovranità della rete. Ma c’è un altro aspetto estremamente importante oltre all’hardware: il software. Perché, se non avessimo una simile sovranità della rete…
Anche il diritto di interpretare la nostra storia e di interpretare la nostra vita sociale attuale non sarebbe nelle nostre mani.
Sarebbe nelle mani di entità e piattaforme straniere che possiedono l’egemonia nel cyberspazio.
Non molto tempo fa ho avuto una conversazione di un’ora con Margarita Simonyan, caporedattrice di Russia Today.
Durante la nostra conversazione abbiamo affrontato proprio questo argomento. Lei mi ha detto di essere molto ammirata e persino invidiosa del fatto che la dirigenza cinese avesse compreso così presto l’importanza della sovranità dell’informazione.
Per quanto riguarda la Russia, invece, è stato solo dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022 che sono iniziate le restrizioni sulle piattaforme occidentali. Secondo lei, questo è avvenuto un po’ troppo tardi, perché molti russi avevano già sviluppato l’abitudine di utilizzare queste piattaforme occidentali. “Gli attacchi informatici contro la Russia e la propaganda occidentale rappresentano ancora una minaccia per la sicurezza e la stabilità sociale della Russia?” Lei mi ha risposto che, secondo la sua opinione personale, oggi questa minaccia non esiste più. Ma, ha aggiunto, siamo comunque arrivati tardi.
Ha detto di essere molto invidiosa del fatto che la Cina abbia iniziato a occuparsi di questo problema così presto.
In Occidente esiste un proverbio secondo cui, quando scoppia una guerra e iniziano a sparare i fucili, la prima vittima non è necessariamente il soldato, ma la verità. La guerra dell’opinione pubblica, la guerra dell’informazione, la guerra ideologica nel cyberspazio: tutto questo esplode contemporaneamente.
Dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina nel 2022, poiché le infrastrutture Internet e le grandi piattaforme che dominavano lo spazio digitale russo erano in larga misura piattaforme americane, l’Occidente ha potuto condurre una guerra dell’informazione sfruttando queste piattaforme. Attraverso queste piattaforme sono state diffuse false informazioni, calunnie, diffamazioni e ogni sorta di contenuto nell’ambito della guerra dell’informazione, sconvolgendo profondamente lo spazio digitale russo.
Per questo motivo la Russia ha ritenuto necessario adottare delle misure. Alla fine, la Corte Suprema russa ha emesso una sentenza classifficando queste piattaforme come organizzazioni terroristiche, permettendo così di eliminarle dal Paese.
Altrimenti, immaginate la situazione: se durante una guerra totale il controllo dell’opinione pubblica interna fosse nelle mani di altri, cioè nelle mani del proprio avversario, sarebbe impossibile condurre la guerra.
Anche nei casi precedenti di cosiddette “rivoluzioni colorate” avvenute in alcuni Paesi, sia il coordinamento delle proteste sia le istruzioni su come organizzare una rivoluzione colorata sarebbero stati spesso realizzati attraverso piattaforme Internet straniere.
Oggi possiamo vedere che, ogni volta che scoppia una cosiddetta rivoluzione colorata, i governi locali tendono a chiudere immediatamente Internet.
È successo anche in Iran e in Kazakistan.
Tutto questo dimostra l’importanza della sovranità della rete.

