Linee politiche per la Liberazione
Per un’Italia sovrana in un mondo multipolare
Linee politiche per la Liberazione
Per un’Italia sovrana in un mondo multipolare
La contraddizione principale della nostra epoca è indiscutibilmente quella tra l’egemonia imperialista statunitense e il diritto dei popoli all’indipendenza, allo sviluppo e alla pace. Dal crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e l’“Occidente collettivo” hanno imposto un dominio globale basato sulla guerra, sul dollaro, sulle sanzioni, sulla propaganda e sul controllo dei governi locali. Ma questa egemonia è sempre più contestata: il processo di costruzione di un mondo multipolare, guidato dalla Cina socialista e dalla Russia patriottica, rappresenta oggi il nuovo fronte della lotta di classe mondiale.
L’Italia, ridotta a colonia americana, controllata da NATO e Unione Europea, non è che un’anonima provincia dell’impero atlantico. È nostro compito rompere le catene, organizzarci, e far tornare il nostro popolo protagonista della sua Storia e padrone del suo destino.
A tale fine abbiamo individuato alcune linee politiche fondamentali per la Liberazione:
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1. Fine dell’occupazione statunitense
L’Italia è un paese occupato. Istituzioni, partiti, sindacati e agenzie di varia natura collaborano con l’imperialismo americano e dipendono da esso. Serve lottare per la piena indipendenza nazionale, affrancandosi dalle organizzazioni euro-atlantiche e riconquistando la sovranità politica, militare, energetica e tecnologica.
1.1 Nella presente fase, riconosciamo come principale contraddizione quella tra la volontà egemonica dell’imperialismo statunitense e le aspirazioni all’indipendenza e allo sviluppo e alla pace di tutti i popoli della terra. L’egemonia statunitense è il punto di massimo sviluppo del capitalismo nella sua fase imperialista, e altro non è che il dominio del capitale finanziario monopolistico sul mondo tramite gli strumenti forniti dal regime di Washington: il dollaro, le forze armate, agenzie e organizzazioni sia governative che non-governative, e la vasta rete di clienti e agenti in ogni paese. Le altre contraddizioni, comprese quelle fondamentali del capitalismo, non scompaiono, ma passano in secondo piano davanti a quella principale. A partire dal crollo dell’Unione Sovietica, questa contraddizione si manifesta nella lotta tra il multipolarismo e l’Occidente collettivo. Questa lotta, politicamente guidata dal Partico Comunista Cinese e dai settori patriottici dei servizi di sicurezza della Federazione Russa, non rappresenta nient’altro che una manifestazione della lotta di classe in cui il proletariato e le classi popolari, aventi come principali interessi nella fase attuale l’evitare un nuovo conflitto mondiale e rompere le catene del sottosviluppo e della decrescita neoliberista, hanno al proprio fianco alcuni settori della borghesia nazionale di diversi paesi, ossia quelli la cui attività economica è connessa principalmente all’economia produttiva dei rispettivi paesi e per questo riconoscono come prioritaria la lotta per l’indipendenza e per l’abbattimento della dittatura internazionale di Washington.
1.2 L’Operazione Militare Speciale, lanciata dalla Russia a tutela della popolazione russofona del Donbass e volta alla denazificazione e neutralizzazione del regime di Kiev – usato come testa di ponte per una nuova operazione Barbarossa –, rappresenta un passaggio fondamentale in questa lotta, sempre più diretta e acuta, oltre che la manifestazione del progressivo mutamento dei rapporti di forza a favore del multipolarismo. Essa non solo ha contribuito a fermare i piani egemonici ed imperiali di Londra e Washington sull’Isola-mondo, ma ha anche galvanizzato in tutto il pianeta l’opposizione all’egemonia, moltiplicandone la forza, come manifestato dall’operazione Tempesta di al-Aqsa delle forze palestinesi, dai ripetuti attacchi dell’Asse della Resistenza contro gli interessi sionisti, dalla progressiva liberazione dalle catene del neocolonialismo di sempre più paesi nella zona del Sahel, dalla crescente attrattività di organizzazioni internazionali quali i BRICS e la SCO e dall’accelerazione dell’inevitabile processo di de-dollarizzazione.
1.3 Il compito degli italiani ‒ abitanti di un paese occupato dall’imperialismo statunitense, ridotto in stato semi-coloniale, le cui autorità collaborazioniste partecipano attivamente agli sforzi bellici di Washington minando la sicurezza nazionale e la già precaria situazione sociale delle masse popolari, condannate a una crescente precarizzazione esistenziale e all’incubo di essere trascinate come carne da macello in un conflitto mondiale ‒, è di schierarsi a favore del multipolarismo. L’impegno militante a favore di esso, il contribuire all’organizzazione di settori quanto più ampi delle masse popolari italiane al fine della costruzione di un potere contrapposto a quello semi-coloniale e la produzione teorica sono direzionalità d’azione prioritarie. Quest’azione dev’essere guidata strategicamente dalla consapevolezza dei grandi cambiamenti in atto, che segnalano il superamento della fase imperialista del capitalismo verso la costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso, e deve basarsi sulla concreta realtà nazionale italiana, oggi correttamente intesa come semi-coloniale.
2. Costruzione del fronte patriottico e popolare
La classe lavoratrice, unita ai settori produttivi della borghesia nazionale, deve guidare il processo di liberazione. Non per porsi al servizio di interessi altrui, ma per svolgere un ruolo dirigente nella costruzione di una nuova Italia. Questa alleanza di classe deve servire a rompere con l’ordine economico neoliberista e a promuovere un socialismo radicato nella realtà nazionale.
2.1 L’impegno a sostegno del multipolarismo a cui sono chiamati gli italiani concretamente prevede la lotta a favore dell’indipendenza nazionale, per l’instaurazione di una nuova democrazia nel nostro paese e l’avvio di un processo di ringiovanimento e risorgimento della Nazione italiana, gettando le basi perché, nello sconvolgimento provocato dal progressivo sfaldamento del sistema imperialista occidentale, la classe lavoratrice possa giocare un ruolo centrale e dominante nella costruzione di una nuova Italia libera, unita e indipendente.
Affinché ciò possa avvenire, occorre strategicamente una alleanza di classe con la borghesia nazionale, mettendo al centro l’obiettivo dello sviluppo delle forze produttive sul territorio nazionale, sostenendo il capitale produttivo italiano, pubblico e privato, dagli attacchi del capitale finanziarizzato e parassitario straniero. Interfacciarsi con le masse popolari significa esserne parte: vivere le loro condizioni, parlare il loro linguaggio, agire nella comunità. Ogni distanza dalle masse compromette l’elaborazione di una prassi corretta e la costruzione di una nuova Italia.
3. Rifiuto del liberalismo e della decadenza occidentale
L’individualismo, l’edonismo, il nichilismo, la “fluidità” e l’intersezionalismo non sono forme di libertà, ma strumenti di disgregazione sociale utili al dominio imperialista. Occorre lottare contro queste ideologie, promuovendo una cultura fondata sulla responsabilità, sull’identità, sulla comunità e sulla dignità.
3.1 Questo compito si esprime teoricamente nella lotta ideologica contro il liberalismo filo-occidentale e le fantasiose narrazioni sul preteso scontro tra “opposti imperialismi”, e a favore della riscoperta dell’inscindibilità della questione nazionale dalle più generali rivendicazioni di classe, oltre che nello studio, nell’applicazione e nella “italianizzazione” del marxismo-leninismo avendo come modello e punto di riferimento il Pensiero di Xi Jinping come più alta tappa di sviluppo dell’analisi marxista e vero marxismo per il XXI Secolo.
Si tratta di arricchire ed adattare il marxismo al contesto odierno e alle nuove scoperte in ambito storico e scientifico: dai contributi alla sociologia, al realismo, all’economia, alla geopolitica, alla riconferma del materialismo dialettico come centralità teorica e sistema logico su cui si basa ogni singola meccanica dell’universo; dall’indeterminatezza a livello quantistico, alla storia multilineare delle società umane.
3.2 Prioritario è respingere decisamente ogni sorta di idee e concezioni borghesi e decadenti, quali l’individualismo, l’edonismo, il nichilismo, l’esaltazione del denaro e di condotte antisociali. In particolare è necessario lottare tenacemente contro costrutti ideologici come la teoria dello “scontro di civiltà”, il suprematismo culturale, il nichilismo nazionale, il cosiddetto “intersezionalismo” e la “fluidità” socio-relazionale. Rispetto a tutti questi prodotti culturali della putrefazione del sistema imperialista e dell’ideologia liberale non può esserci mediazione o compromesso, essendo già manifestamente causa di degenerazione politica di ampi settori autodefinitisi “antagonisti”, “disobbedienti” o “rivoluzionari”.
4. Lotta contro la sinistra al servizio dell’imperialismo
L’estrema sinistra italiana è diventata parte dell’apparato di contenimento del dissenso. Trotskismo, movimentismo, sessantottismo e correnti similari vanno respinti integralmente. Nessuna unità dev’essere promossa coi fallimenti ideologici e politici degli ultimi 50 anni: l’unità, in campo comunista, si costruisce solamente con chi rompe integralmente con la sinistra e torna al marxismo-leninismo.
4.1 Per effetto di una progressiva degenerazione che ha le sue origini nella svolta atlantica nel ‘48-’49 e che vede come momenti fondamentali l’avvento della cosiddetta “Seconda Repubblica” e l’ingresso nella Comunità Europea, le istituzioni della “Repubblica Italiana”, i partiti politici di centrodestra e centrosinistra nonché i sindacati della triade sono da considerarsi a tutti gli effetti organi dell’amministrazione coloniale statunitense in Italia, aventi l’unico scopo di tutelare e promuovere gli interessi di Washington e, solo in seconda battuta, quelli dei settori della borghesia compradora locale e dei relativi alleati. Ne deriva che contro di essi debba essere condotta una lotta senza quartiere che tenga ben presente il ruolo strategico di quegli organismi collaterali e di quelle aree politiche che, nonostante la formale indipendenza, agiscono in realtà come opposizione controllata, riportando nel terreno dell’accettabilità ideologica e pratica ogni sussulto realmente oppositivo, ogni manifestazione di dissenso. La vigilanza dev’essere particolarmente alta nei confronti dell’opposizione controllata di sinistra, che, ammantata di ribellismo adolescenziale e armata ideologicamente di trotskismo e anarchismo, riesce al contempo a indebolire ogni sollevazione delle masse e ad allontanare da queste il marxismo, presentandolo come un indigesto radicalismo borghese.
4.2 In questo contesto si deve combattere contro ogni velleità “unitaria” fondata sulla promiscuità con queste aree politiche. Sia le teorie su una più grande “unità della sinistra”, sia i costantemente ripetuti tentativi di “unire i comunisti” su basi estetiche e folkloristiche sono integralmente da condannare. L’estrema sinistra italiana, politicamente e socialmente insignificante oltre che ideologicamente subalterna al liberalismo, non rappresenta né un interlocutore possibile, né un alleato, ma, nel migliore dei casi, uno spettatore distante e diffidente, e nel peggiore un attivo ostacolo a una ri-popolarizzazione del comunismo in Italia. L’unità è auspicabile solo con chi, tramite l’autocritica e il confronto con la realtà, sappia separarsi dal bagaglio politico della “sinistra”, per abbracciare coerentemente il marxismo-leninismo. Ciò non significa quindi chiudersi su posizioni settarie o nell’ostracismo nei confronti di singoli o gruppi di individui, ma tagliare i ponti, prima di tutto mentalmente, con un’eredità storica di almeno cinque decenni di fallimenti costanti, un percorso che ha visto l’estrema sinistra italiana nel suo complesso svolgere un ruolo concretamente reazionario, al quale non ci sentiamo assolutamente vicini o assimilabili. L’eurocomunismo, l’operaismo, il movimentismo, il “negrismo”, le tendenze ribellistiche e “libertarie” sessantottine frutto della Scuola di Francoforte, degli errori della Seconda Internazionale frutto delle radici positivistiche inglesi e del post-strutturalismo francese sono da condannare integralmente e combattere in quanto deviazioni controrivoluzionarie.
4.3 Allo stesso tempo è necessario lottare contro le deviazioni “elettoralistiche”, non già sulla base di un rifiuto aprioristico della possibilità, o della convenienza, di partecipare in determinati casi alle competizioni elettorali, ma su quella del rifiuto della sottomissione di ogni attività politica ad appuntamenti dal carattere sempre più simbolico e ormai largamente privati della capacità di garantire spazi d’azione a chi volesse veramente modificare la realtà esistente.
5. Ritorno alla civiltà latina e mediterranea
Contro la colonizzazione culturale promossa dall’imperialismo, rivendichiamo le radici dell’Italia. Dobbiamo riscoprire la nostra civiltà, rigettando la cultura del consumo, dell’egoismo e del profitto. L’Italia deve orientarsi verso l’Eurasia, l’Africa, il Mediterraneo e l’America Latina, non verso Bruxelles e Washington.
5.1 L’Italia deve riaffermare il significato universale delle proprie radici latine e comunitarie, non come ritorno al passato, ma come momento necessario della sintesi storica che supera l’ormai interiorizzata corruzione spirituale proveniente dall’influsso pluri-secolare della cosiddetta cultura occidentale arrivata al suo apice nella sua forma egemonica attuale. Questa cultura, espressione sovrastrutturale del capitale finanziario globalizzato, ha dissolto ogni principio etico oggettivo in nome del relativismo individualista, del predominio della tecnica e del diritto privato sull’interesse del pubblico. La sua decadenza segna il limite interno del modello occidentale, e apre lo spazio per una forma politico-culturale più razionale, in cui l’eredità latina — civile, giuridica, comunitaria — possa fungere da principio ordinatore di un nuovo universalismo post-liberale.
5.2 Abbandonando illusioni “europeiste”, l’Italia dovrà rivolgere la sua attenzione in maniera prioritaria ai paesi dell’area latina e mediterranea, quelli a noi più vicini con la comune Civiltà. A ciò serve aggiungere relazioni particolari con l’America Latina, anche per la forte presenza in loco di discendenti di emigrati italiani. Non bisogna rinunciare, o ancor peggio negare, i legami storici con l’Europa continentale, ma è necessario attribuire ad essi il giusto peso, ridimensionando la loro importanza per l’Italia dopo decenni di imposizione di una visione “carolingia” estremamente inappropriata e dannosa per il nostro paese.
Occorre delineare una strategia nazionale che sfrutti la posizione geografica e le peculiarità culturali ed economiche dell’Italia: una centralità nel Mediterraneo condivisa con altri Paesi pacifici e vicini ai nostri interessi e la nostra cultura, utilizzabile per far leva e pressione sulle potenze imperiali che diffondono disordine destabilizzando i paesi attorno al Mare nostrum; una vicinanza sia ad ovest col resto del mondo latino: Francia, Spagna e Portogallo, ognuno con una propria potenzialità di proiezione, rispettivamente, chi verso i paesi germanici e le isole britanniche, chi più verso l’Africa, e chi più verso l’Atlantico e l’America Latina, accomunandoci quindi nella volontà di dialogo con le polarità emergenti di questa Nuova era; sia una vicinanza ad est col mondo bizantino: i Paesi dell’ex-Jugoslavia, Grecia, Bulgaria, Albania, che, oltre ad avere storicamente interessi comuni ai nostri contro il blocco atlantico, possono fungere da ponte commerciale e culturale con la Russia e l’Asia minore. I tre assi fondamentali su cui deve orientarsi lo sguardo politico, commerciale e culturale dell’Italia dovranno essere in somma sintesi quello verso Est, ripercorrendo la storica Via della Seta che arriva all’Estremo Oriente passando per il mondo musulmano e la piena estensione dell’Eurasia; quello verso Sud, che percorre l’interezza del continente Africano; e verso il vicino Ovest, proiettandosi verso il mondo atlantico.
5.3 Il cristianesimo ha portato nel corso delle sua storia bimillenaria immensi contributi allo sviluppo sociale, civile e culturale dell’Italia. L’azione della Chiesa Cattolica ha avuto forti connotati regressivi, essendosi questa opposta attivamente sin dal XV Secolo all’unità e all’indipendenza del paese e avendo catatterizzato la propria azione in senso anti-comunista ed europeista durante il XX Secolo. È prioritario salvaguardare il contributo dato dalla religione cristiana opponendosi risolutamente al potere politico ed economico del Vaticano nel nostro paese.
Nei confronti dell’Islam, la seconda religione più diffusa in Italia, è prioritario agire per contrapporre alla diffusione di dottrine, quali quella wahabita, e alla formazione di comunità chiuse un’attività religiosa di matrice islamica, posta sotto la supervisione di enti istituzionali preposti e inserita all’interno della vita nazionale come parte integrante.
6. Difesa della famiglia e rinascita demografica
L’Italia ha bisogno di una nuova primavera demografica. Va ricostruito un modello famigliare sano, comunitario e plurigenerazionale, combattendo la cultura dell’egoismo e della sterilità esistenziale. I figli non sono un ostacolo alla realizzazione individuale, ma il futuro stesso della nazione.
6.1 Tra le lotte prioritarie della nostra epoca vi è quella a favore della natalità, per una nuova primavera demografica. Non si tratta unicamente di creare le condizioni socio-economiche maggiormente in grado di promuovere la creazione di nuove famiglie, garantendo ad esse sicurezza e stabilità, ma, soprattutto, di lottare contro quelle concezioni errate e decadenti che presentano i figli come un ostacolo alla realizzazione personale, intendendola in chiave esclusivamente edonista e individualista. Devono essere parimenti osteggiate quelle tendenze ideologiche e culturali che legittimano ed esaltano la pornografia, la prostituzione, il libertinismo sessuale, l’umiliazione della donna e lo svilimento dell’uomo, usando concetti vuoti di “libertà” e “sfera individuale” come pilastri ideologici su cui fondare la giustificazione ogni ripudio verso la norma sociale, la disciplina e il dovere comunitario. È necessaria l’edificazione di un nuovo modello famigliare, comunitario, plurigenerazionale, con l’affermazione della riproduzione come dovere sociale, unica garanzia delle trasmissione delle conquiste e dei risultati delle generazioni passate a quelle future.
7. Nuovo modello economico
L’Italia deve uscire dalla marginalità industriale e dalla dipendenza tecnologica. Serve puntare su una Quarta Rivoluzione Industriale al servizio del popolo: pieno controllo pubblico su credito, energia e settori strategici, rilancio della manifattura, energia nucleare e rinnovabile, investimenti nella scienza. L’alleanza con la Cina e l’integrazione nella Nuova Via della Seta sono strumenti fondamentali per questa rinascita.
7.1 Nel contesto della lotta per l’abbattimento del sistema egemonico a favore del multipolarismo è prioritario mantenere la nostra autonomia politica di classe: la classe lavoratrice produttiva non dovrà porsi alla coda della borghesia nazionale, ma dovrà lottare politicamente per assurgere al suo naturale ruolo dirigente, costruendo egemonia e assecondando concretamente l’evoluzione di questo moto rivoluzionario verso il socialismo. È con in mente gli interessi della classe lavoratrice che è necessario promuovere un pieno sviluppo della Quarta Rivoluzione Industriale ‒ concentrandosi in particolare sullo sviluppo delle infrastrutture fisiche e digitali ‒, invertendo quel processo di marginalizzazione tecnologica e produttiva che l’Italia ha conosciuto a partire dalla svolta liberista degli Anni ’80. Il nostro paese deve tornare ad essere una potenza industriale, manifatturiera, patria di innovazioni tecniche e scientifiche, abbandonando qualsiasi vocazione “turistica” e promuovendo l’autonomia energetica fondata sul nucleare e sull’uso accorto delle fonti rinnovabili. A tale fine è prioritaria l’espulsione del capitale speculativo statunitense, il pieno controllo statale sul settore creditizio e sulle “alture dominanti” dell’economia nazionale, oltre che lo sviluppo delle relazioni strategiche con la Repubblica Popolare Cinese e il recupero della nostra posizione in seno alla Nuova Via della Seta.
7.2 Deve essere respinto l’assunto della pretesa inevitabilità dell’immigrazione di massa incontrollata, come devono essere respinte tutte le narrazioni a sostegno di questo fenomeno. L’immigrazione di massa deriva dal super-sfruttamento del Sud del mondo e dal neocolonialismo, ed è scientemente promossa dalla media e grande borghesia italiana per sfruttare manodopera a basso costo e ridotta spesso in stati simil-schiavile, come accade nel settore agricolo, oltre che da associazioni non governative di varia natura che, grazie alla loro posizione clientelare rispetto alla struttura di potere imperialista, riescono a sfruttare questa tratta degli schiavi per arricchirsi.
Ciò non significa, tuttavia, rifiutare a priori una migrazione regolamentata, orientata agli interessi nazionali e finalizzata all’interscambio culturale e scientifico. Al contrario, un processo migratorio ben gestito può contribuire positivamente all’evoluzione produttiva a uno sviluppo sostenibile che metta al centro il benessere umano e il rafforzamento delle comunità della nostra area di interesse geostrategico.
L’Italia non dovrebbe essere punto d’approdo per schiavi attirati con l’inganno dal continente africano o per orde di ricchi turisti stranieri, ma un polo d’attrazione accademica e culturale.
8. Difesa dell’Italia una e indivivisibile
Ogni progetto separatista, autonomista o regionalista è funzionale al dominio straniero. La realtà nazionale italiana è l’oggettivo frutto di uno sviluppo plurimillenario. Difendere l’unità nazionale significa difendere la dignità del nostro popolo. Solo radicandoci nella nazione possiamo essere davvero internazionalisti.
8.1 Con pari radicalità si deve condannare e osteggiare qualsiasi progetto separatista o “autonomistico”. Sfruttando i limiti oggettivi e le difficoltà sorte durante il percorso di sviluppo del paese, correnti tanto di destra quanto di “sinistra” promuovono retoriche anti-nazionali volte a mettere in discussione l’unità o persino la legittimità storica della nazione italiana. Si tratta di attacchi che devono essere inseriti nella più generale campagna di diffusione del nichilismo storico e nazionale lanciata dalle forze imperialiste per rafforzare il proprio dominio sull’Italia sin dagli anni del secondo conflitto mondiale. Riconoscendo l’estrema e impellente necessità di affrontare e risolvere la “questione meridionale” e la “questione sarda”, affermiamo al contempo l’indiscutibilità dell’unità e dell’indivisibilità dell’Italia. La nazione è un fatto oggettivo, una costruzione storica reale ed esistente, per quanto in continuo e ininterrotto sviluppo. Negare la sua esistenza è negare un fatto reale: è abbandonare il marxismo a favore dell’idealismo e della reazione. È dovere di ogni italiano, e soprattutto di ogni rivoluzionario, difendere la nostra plurimillenaria Storia e il frutto del sacrificio di migliaia e migliaia di italiani che, in ogni epoca, lottarono per il progresso, la libertà, l’unità e l’indipendenza dell’Italia. Non una sola concessione deve essere fatta a chi, ammantando di retorica “di sinistra” i propri propositi, promuove concretamente la balcanizzazione del paese a vantaggio dell’egemonia occidentale, a chi promuove lo svilimento di pagine eroiche della nostra Storia come il Risorgimento e la Resistenza, o a chi pretende di negare l’origine mediterranea, latina e romana della nostra nazione, relegandone la nascita agli ultimi due secoli. Solo attraverso una piena, coerente e decisa difesa dell’elemento nazionale si potrà sviluppare un vero sentimento internazionalista tra le masse italiane, essendo questo fondato non già su di un debole e retorico cosmopolitismo, ma sul riconoscimento della fondamentale unità dell’Umanità, intesa non come corpo indistinto, ma come realtà vivente, complessa e in continua trasformazione.
In ciò occorre sempre mostrarsi fedeli alla missione originaria del movimento comunista italiano, ereditata da generazioni di lotta democratico-rivoluzionaria e socialista, ossia la conquista di una patria libera, prospera, che possa garantire a tutti i suoi figli una vita dignitosa, parte di un’Umanità liberata e avviata verso un futuro prospero e pacifico.
Una nuova fase storica è iniziata. L’ordine unipolare crolla. I popoli si sollevano. Anche noi, in Italia, dobbiamo fare la nostra parte. È tempo di un nuovo Risorgimento, popolare e socialista. È tempo di rompere con l’occupazione, con la decadenza, con la menzogna.
Combattiamo per un’Italia libera, sovrana, socialista, mediterranea, al fianco dei popoli in lotta di tutto il mondo.
È la nostra speranza. È la nostra missione. È il nostro dovere.
