La campagna che accerchia la città

Linee guida strategico-operative di ‘Risorgere’

Tra gli Anni ‘80 e gli inizi del terzo millennio si è realizzato il pieno inserimento del nostro paese all’interno della globalizzazione a guida statunitense e delle dinamiche dell’integrazione europea. Da un punto di vista di classe, tale passaggio ha rappresentato la presa del potere da parte di una vera e propria borghesia compradora, che, appoggiandosi al potere imperialista degli Stati Uniti e facendosi garante di questo in Italia, ha rinunciato a qualsiasi vocazione produttiva nazionale preferendo l’ottenimento delle ingenti rendite garantite dalla distruzione dell’economia pubblica e un’internazionalizzazione che è stata in primo luogo “de-italianizzazione”, con lo spostamento all’estero di sedi fiscali e processi produttivi.

La tendenza inaugurata in quei decenni ha portato alla formazione di rapporti di forza tra lavoro e capitale nettamente favorevoli al secondo, ad un nuovo intensificarsi degli espatri, alla desertificazione industriale, alla diffusione di un settore terziario “povero”, all’aumento della povertà e della precarietà esistenziale degli italiani: si tratta di un processo di “terzomondizzazione” di cui l’Italia “superpotenza turistica” voluta dal governo Meloni non rappresenta che l’ultimo passo.

Il simbolo di tale percorso è rappresentato da città come Milano: metropoli “moderne” ed “europee”, impegnate nella “sostenibilità” e nella “digitalizzazione”, nei fatti ridotte ad alveari dove pochissimi rentier vivono circondati da lavoratori precari dediti all’intrattenimento di turisti e uomini d’affari e da un crescente sottoproletariato d’origine straniera utile nelle sue frange criminali per esercitare una violenza controllata atta a demoralizzare ed umiliare le masse popolari italiane. A discapito della retorica, questo modello di sviluppo ha portato solamente a stagnazione economica, produttiva e scientifica; ha creato paradigmi securitari il cui obiettivo non è mai stato la tutela dei cittadini, ma la repressione di ogni sommovimento; ha portato a malessere e miseria crescenti, negando qualsiasi possibilità di ascesa sociale e distruggendo quelle garanzie ottenute dai lavoratori italiani nei tre decenni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale grazie alla loro lotta politica e sindacale.

L’organizzazione di una forza capace di riscattare l’indipendenza nazionale e di promuovere un nuovo assetto socio-economico favorevole alla classe lavoratrice non può nascere all’interno dei fortilizi della finanza parassitaria. In questi contesti la lotta di liberazione manca di una base sociale stabile. La piccola borghesia urbana rimasta, il lavoro precario e frammentato, i residui dell’aristocrazia operaia rappresentati dai sindacati confederali e il sottoproletariato d’origine straniera non dispongono infatti della forza necessaria per organizzarsi in maniera efficace. La loro intrinseca debolezza impedisce loro di opporsi in modo coerente al potere imperialista statunitense, e i loro episodici sussulti non possono che essere strumentalizzati dai vari gruppi politici subalterni all’asse Washington-Bruxelles per portare avanti i propri interessi.

L’Italia è sempre stata il paese delle “cento città”. La nostra realtà nazionale è caratterizzata da numerosi centri minori, i quali continuano a rappresentare una parte significativa del peso demografico ed economico del paese. La storia recente mostra come solo i movimenti politici capaci di operare oltre il contesto esclusivamente metropolitano (Forconi, No Green Pass…) abbiano contribuito all’organizzazione e alla presa di coscienza delle masse popolari italiane. Al contrario, quelli nati principalmente nelle grandi città (Popolo viola, Sardine, Fridays for Future, “Pro-pal”…) si sono rivelati sistematicamente legati agli interessi delle due anime del sistema politico italiano, centrodestra e centrosinistra, e alle rispettive clientele.

L’opposizione al dominio egemonico degli Stati Uniti può nascere solo dove il lavoro produttivo ha ancora una sua centralità, dove si concentrano gli snodi logistici, dove i vincoli comunitari e familiari non sono ancora stati dissolti, dove è più vivo il senso d’appartenenza e più debole è la presa ideologica e culturale degli euro-americani. Si tratta delle realtà urbane medio-piccole, delle grandi zone rurali del paese, delle province divenute periferie delle metropoli, delle zone d’emigrazione, di quelle “zone interne” che dovrebbero, secondo il governo, essere “accompagnate” nel loro cammino di “declino irreversibile”.

E’ qui che va costruita la forza nazionale in grado di liberare il paese dall’occupazione imperialista. E’ la campagna che deve accerchiare la città. 

A questo fine, si delineano diversi campi d’azione:

-Sociale: sostegno a famiglie in difficoltà economica e persone senza fissa dimora tramite distribuzioni di alimenti, indumenti, elettrodomestici e offerta di interventi di riparazione e restauro; promozione di doposcuola, ripetizioni, club di studio e sportivi (discipline di combattimento, sport di squadra, tiro a segno…), oltre che a forme d’aggregazione che possano prevenire tendenze antisociali e diffusione di individualismo e nichilismo; diffusione di competenze tecniche, pratiche e manuali; contrasto all’illegalità e promozione della sicurezza.

-Culturale: promozione della memoria storica nazionale e, soprattutto, locale, con celebrazione di ricorrenze, visite a musei o monumenti, organizzazione di conferenze ed eventi pubblici; diffusione di testi, scritti o contenuti mediatici contenenti riflessioni critiche sul regime imperialista egemonico statunitense nelle sue varie articolazioni; promozione della conoscenza della realtà produttiva nazionale e locale, sia nella loro attuale articolazione che nel loro percorso storico.

-Economico: promuovere la formazione di cooperative d’acquisto e produzione, sfruttando, ove possibile, il supporto delle amministrazioni locali.

-Ambientale: intervenire per la bonifica dai rifiuti delle aree verdi, corsi d’acqua o degli spazi cittadini; promuovere la piantumazione e il recupero delle zone boschive; promuovere la conoscenza del patrimonio botanico e faunistico locale e nazionale.

-Politico: promuovere la formazione di comitati di quartiere e/o cittadini e il coordinamento tra questi; intervenire per una progressiva acquisizione di consapevolezza politica da parte dei movimenti spontanei o dei gruppi di cittadini raccoltisi attorno a vertenze specifiche; promuovere le campagne elettorali locali di candidati amichevoli e politicamente affidabili.

-Sindacale: sostegno a quelle realtà sindacali che nel territorio si siano distinte per combattività o che diano possibilità ai nostri militanti di inserirsi per influenzarne la linea; promozione di una visione “generale” del sindacato, che esuli da un approccio fondato sulle categorie riprendendo il modello delle “Case del popolo”, ossia strutture sindacali capaci sia di muoversi a livello conflittuale sui posti di lavoro, sia portare avanti rivendicazioni di natura sociale legate ai servizi pubblici e alla questione abitativa.